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“Porca puttena che cantonata!”

Sul recente caso della censura richiesta dal Moige nei confronti di uno spot in cui Lino Banfi esclamava “Porca puttena!” sembra non contemplarsi affatto che quella  espressione avesse subito un cambiamento, che non fosse più ciò per cui fu pronunciata la prima volta, ma qualcosa di più a cui il pubblico aveva aggiunto un proprio contributo.

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di Rosamaria Fumarola

Ho sempre saputo di poter esprimere un solo punto di vista: il mio. Degli altri non ho l’ambizione di farmi portavoce (è questo compito dei politici e come si possa esserlo, mantenendo un rapporto accettabile con sé stessi, resta per la parte più ingenua di me ancora un mistero). Non sono pertanto meravigliata se ciò che penso non riesce ad essere dirimente, ma solo accettato per ciò che è e cioè la riflessione di chi comprende e riconosce i valori altrui, ma non sempre ha trovato che fossero comodi abiti della propria taglia. 

Rispetto a ciò che viene considerato pregevole da un punto di vista artistico ad esempio, credo sia stato importante il contributo di un certo tipo di commedia cosiddetta “all’italiana”. Mi riferisco ovviamente non a tutto ciò che nel tempo è stato chiamato così. Le opere di Mario Monicelli saranno sempre considerate dei capolavori, non lo stesso può essere detto per quelle pellicole in cui a far da padrone era il lato B di Nadia Cassini o le tette della Fenech.  Commedie all’italiana sono stati anche i film interpretati da Totò o se non altro ne sono stati anticipatori. Insomma essere capaci di far ridere e sorridere può avere una dignità artistica ed intellettuale altissima, può far riflettere o spostarci su un universo parallelo, che non conosce gli affanni e le tristezze dell’esistenza. È per questo che abbiamo un legame particolare con chi ci è riuscito, regalandoci una carezza di cui invece la vita sa spesso essere avara. In tutto ciò svolge un ruolo particolare anche la memoria, che ha bisogno del tempo, ma che ci restituisce la realtà senza il tempo. Anzi alla fine il ricordo di un sorriso, se ridere è stato un’espressione autentica di ciò che siamo, ha un peso più importante del sorriso stesso. 

Sul recente caso della censura richiesta dal Moige nei confronti di uno spot in cui Lino Banfi esclamava “Porca puttena!”, concessa nei fatti ma formalmente negata ad esempio, sembra non contemplarsi affatto che quella espressione avesse subito un cambiamento, che non fosse più ciò per cui fu pronunciata la prima volta, ma qualcosa di più a cui il pubblico aveva aggiunto un proprio contributo. Questo accade quando un attore comico trasmette qualcosa, quando non pronuncia solo un monologo, ma col cuore e l’ironia interloquisce con chi lo ascolta. Lino Banfi è sempre stato questo tipo di attore ed anche in film di scarso valore, la sua interpretazione ha saputo fare la differenza. Lo stesso discorso può essere fatto per Renato Pozzetto. Questi comici non vanno infatti considerati di serie B perché i film che hanno interpretato hanno incassato quei danari che certa cultura  non sa incassare. Se devo chiedermi se quelle pellicole siano state diseducative, per quel poco che ne so, devo dire che attraverso attori come quelli su menzionati, il pubblico è entrato in contatto con una dimensione più umana dell’esistere, ha sorriso delle vite da disadattati dei personaggi interpretati da Banfi o Pozzetto, talvolta identificandosi, in un gioco che non ha fatto male a nessuno e che di certo ha fatto arricchire qualcuno. Credo infatti che tutto ciò che riporti ad una dimensione e misura umane non possa che essere accolto positivamente, visto che l’universo intero accetta solo alcuni aspetti dell’ uomo, respingendone radicalmente altri.

Non chiedo dunque che un’associazione di genitori cattolici quale di fatto il Moige è sempre stato, si faccia domande sul significato di certi sorrisi o che sia capace di raffinate speculazioni sul senso dell’arte,  anche se personalmente lo auspicherei. Mi piacerebbe però proporre a qualcuno dei suoi membri di ribaltare la questione della censura allo spot della Tim, provando a guardarla con altri occhi, quelli di un bambino abusato magari, o semplicemente trascurato dai propri familiari e a domandarsi se un’esclamazione come il “porca puttena!” di Lino Banfi danneggi nella sostanza la  quotidianità di quel minore o la arricchisca di un sorriso innocente che non ne pregiudica minimamente la moralità e la sua qualità di futuro cittadino. Così per dire…

Rosamaria Fumarola 

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Giornalista pubblicista, scrittrice, critica jazz, autrice e conduttrice radiofonica, giurisprudente (pentita), appassionata di storia, filosofia, letteratura e sociologia, in attesa di terminare gli studi in archeologia scrivo per diverse testate, malcelando sempre uno smodato amore per tutti i linguaggi ed i segni dell'essere umano