30 Marzo 2026
50 ANNI DAL GOLPE: L’ARGENTINA FRA MEMORIA INCROLLABILE E IL DERAGLIAMENTO MILEI
IL TRIONFO DELLA VERITÀ DELLE ABUELAS NELL’EPOCA DELL’OFFENSIVA REVISIONISTA DI STATO

Di Maddalena Celano
Il 24 marzo 1976 rimane una cicatrice indelebile nella storia argentina. Cinquant’anni dopo, questa data non è solo un momento di commemorazione silenziosa, ma un campo di battaglia politico. L’Argentina del 2026 si trova a un bivio cruciale: da un lato, una società civile che ha fatto del “Nunca Más” (Mai Più) il suo DNA; dall’altro, un governo, guidato da Javier Milei, che tenta di riscrivere la storia per imporre un modello economico e sociale che ricalca, strutturalmente, le logiche della dittatura militare.
I Numeri che Non si Possono Cancellare: Le Abuelas de Plaza de Mayo e il Miracolo dell’Identità Recuperata
Mentre il governo nega e taglia, le Abuelas de Plaza de Mayo (le Nonne) continuano a compiere miracoli con la forza dell’amore e della scienza. La recente identificazione della Nieta 140 (figlia di Graciela Romero e Raúl Metz, entrambi desaparecidos) è l’ennesima prova tangibile che il piano sistematico di appropriazione di minori non è una fantasia politica, ma un crimine contro l’umanità che si perpetua nel presente.
* Il Metodo del DNA: Grazie al Banco Nazionale dei Dati Genetici, l’Argentina possiede uno strumento unico al mondo che trasforma la discendenza biologica in uno strumento di giustizia politica. Ogni nipote ritrovato è un atto di sfida che smantella la “Teoria dei due demoni” che Milei tenta di riabilitare.
* L’Eredità Transgenerazionale: La ricerca non si ferma con le Nonne, ormai quasi tutte ultra-novantenni. Le madri, i fratelli, i nipoti stessi (oggi quarantenni) hanno raccolto la staffetta, garantendo che la lotta per l’identità continui fino all’ultimo dei 300 nipoti ancora mancanti.
IL “DISASTRO” MILEI: REVISIONISMO, TAGLI E ATTACCO AI DIRITTI UMANI
L’amministrazione Milei ha rotto il consenso democratico faticosamente costruito in cinquant’anni. Attraverso la vice-presidente Victoria Villarruel, il governo promuove un revisionismo di Stato che cerca di riabilitare la figura dei militari e di delegittimare il concetto stesso di diritti umani.
1. Negazionismo e Relativizzazione del Genocidio
Milei ha ufficialmente messo in discussione la cifra simbolica e storica dei 30.000 desaparecidos. Questo non è un dibattito statistico, ma un tentativo di svuotare di significato politico il genocidio e di derubricarlo a una serie di “eccessi” in una presunta guerra civile. Il governo equipara le azioni statali repressive alle violenze delle organizzazioni guerrigliere, una narrazione che cancella la responsabilità unica dello Stato.
2. Lo Smantellamento Istituzionale: Il Caso CONADI
Il colpo più duro al lavoro delle Abuelas è stato lo smantellamento dell’Unità Speciale d’Indagine della CONADI (Commissione Nazionale per il Diritto all’Identità). Togliendo a questo organismo il potere di accedere agli archivi di Stato senza ordine giudiziario, Milei ha di fatto paralizzato la ricerca dei nipoti, proteggendo indirectly i complici della dittatura e del furto di identità.
3. Definanziamento dei Siti di Memoria e della Cultura
I luoghi che furono teatri di tortura, come l’ex ESMA (patrimonio UNESCO), subiscono tagli drastici. Si licenzia personale specializzato, si sospende la manutenzione e si tenta di vietare le attività educative, definite “indottrinamento”. Questo attacco si estende all’intero settore culturale argentino, riducendo drasticamente i fondi per cinema, teatro e letteratura, motori della riflessione storica.
L’ARGENTINA RESISTE: UNA MEMORIA CHE NON SI SOTTOMETTE
Il piano di Milei si scontra con una realtà inaspettata: l’Argentina è una società profondamente politizzata che non accetta passivamente l’oscurantismo ideologico. La mobilitazione di questo marzo 2026 è stata la più imponente degli ultimi decenni. Uno slogan unificato ha attraversato le piazze di tutto il paese, da Plaza de Mayo a Córdoba e Rosario: “Che dicano dove sono”.
Una Ribellione che Parte dalla Cultura e dai Giovani
Le nuove generazioni, nate decenni dopo il golpe, hanno abbracciato la lotta dei diritti umani. I giovani non si limitano a commemorare, ma denunciano l’attualità: vedono un nesso diretto tra i licenziamenti di massa di oggi e la repressione sindacale del ’76, tra il protocollo anti-protesta di Patricia Bullrich e lo stato d’assedio. La cultura argentina, nonostante i tagli, continua a produrre opere che sfidano la narrazione ufficiale, creando nuovi linguaggi per la memoria.
Conclusioni: La Memoria è un Atto Politico
L’Argentina del 2026 non si arrende al revisionismo. La resistenza delle piazze, la perseveranza scientifica delle Abuelas e la forza della cultura dimostrano che il Nunca Más non è un decreto, ma un atto d’identità collettiva. Milei ha tentato di cancellare la storia, ma ha ottenuto l’effetto opposto: risvegliare una memoria più viva, più politica e più intergenerazionale che mai.

