29 Marzo 2026
Servizi digitali nei comuni: in Italia superata quota 50% nel 2022, ma il Mezzogiorno resta indietro

L’analisi dei dati relativi alla diffusione dei comuni con servizi per le famiglie interamente online tra il 2012 e il 2022 evidenzia una trasformazione profonda e strutturale della pubblica amministrazione italiana, inserita nel più ampio processo di digitalizzazione che ha interessato il Paese nell’ultimo decennio. In questo arco temporale, i servizi digitali non rappresentano più un elemento accessorio, ma diventano progressivamente uno strumento centrale per garantire efficienza, accessibilità e continuità nell’erogazione delle prestazioni ai cittadini.
Nel 2012 il livello di digitalizzazione era ancora fortemente limitato: la quota di comuni in grado di offrire servizi completamente online per le famiglie risultava contenuta e frammentata sul territorio. Solo alcune regioni del Centro-Nord mostravano valori relativamente più elevati, mentre gran parte del Paese, in particolare il Mezzogiorno, evidenziava ritardi significativi. Questa situazione iniziale rifletteva differenze strutturali importanti, legate alla disponibilità di infrastrutture tecnologiche, alla capacità amministrativa degli enti locali e al livello di diffusione delle competenze digitali.
Nel corso degli anni successivi si assiste a una crescita progressiva e generalizzata. Già nel 2015 emergono segnali di rafforzamento, con un incremento diffuso dei servizi online, soprattutto nelle regioni settentrionali, che si confermano come le più dinamiche nel processo di innovazione. Tuttavia, il divario territoriale rimane evidente: mentre alcune aree consolidano il proprio vantaggio, altre faticano a tenere il passo, evidenziando un digital divide che non è solo tecnologico, ma anche organizzativo e sociale.
Il 2018 rappresenta una fase di accelerazione più marcata. L’adozione di politiche nazionali per la digitalizzazione della pubblica amministrazione, insieme alla diffusione di strumenti come l’identità digitale e le piattaforme condivise, contribuisce a rendere più uniforme la crescita tra le diverse regioni. In questo periodo si osserva un ampliamento significativo dell’offerta di servizi online anche in territori precedentemente meno avanzati, segno di un primo processo di convergenza.
Il vero punto di svolta si registra però tra il 2018 e il 2022. In questi anni la digitalizzazione subisce una forte accelerazione, portando a un aumento consistente della quota di comuni digitalizzati in tutte le aree del Paese. Questo salto è riconducibile anche al contesto della pandemia di COVID-19, che ha reso indispensabile il ricorso ai servizi online per garantire la continuità amministrativa e l’accesso ai servizi pubblici. I comuni sono stati così spinti ad adottare rapidamente soluzioni digitali, favorendo una diffusione più capillare e omogenea.
Nel complesso, emerge un quadro caratterizzato da una crescita diffusa e da un parziale ridimensionamento dei divari territoriali. Il Mezzogiorno, pur partendo da livelli più bassi, registra tassi di crescita particolarmente elevati, segno di un processo di recupero. Tuttavia, le differenze non sono del tutto colmate e persistono gap significativi rispetto alle regioni del Centro-Nord.
In definitiva, i dati raccontano il passaggio da una fase iniziale di sperimentazione a una diffusione strutturale dei servizi digitali per le famiglie. La sfida futura sarà consolidare questi risultati, migliorando la qualità dei servizi e garantendo inclusione digitale, affinché l’innovazione possa tradursi in un reale beneficio per tutti i cittadini.

L’analisi dei dati relativi alla diffusione dei comuni con servizi per le famiglie interamente online tra il 2012 e il 2022 mostra una trasformazione profonda della pubblica amministrazione italiana, in linea con i processi di digitalizzazione e innovazione tecnologica che hanno interessato l’intero Paese. Il quadro che emerge è quello di una crescita generalizzata, ma con intensità e tempistiche diverse tra le regioni, evidenziando sia progressi significativi sia persistenti divari territoriali.
Nel 2012, la situazione di partenza era caratterizzata da livelli molto bassi di digitalizzazione: in quasi tutte le regioni la quota di comuni con servizi online per le famiglie si collocava sotto il 10%, con poche eccezioni come Lombardia (17,8%), Emilia-Romagna (20,1%) e Veneto (15,1%). Questo dato riflette una fase iniziale in cui la digitalizzazione dei servizi pubblici locali era ancora limitata, sia per carenze infrastrutturali sia per una minore priorità politica e amministrativa attribuita al tema.
Già nel 2015 si osserva un primo avanzamento significativo. Regioni del Centro-Nord come Emilia-Romagna (33,8%), Lombardia (26,6%) e Veneto (26,4%) mostrano una crescita consistente, segno di una maggiore capacità amministrativa e di investimenti più precoci in innovazione. Tuttavia, molte regioni del Mezzogiorno restano indietro: Molise (5,1%), Calabria (8,1%), Sicilia (7,7%) e Puglia (7,8%) evidenziano ancora livelli molto contenuti. Questo conferma l’esistenza di un digital divide territoriale, legato a fattori strutturali quali disponibilità di risorse, competenze digitali e qualità delle infrastrutture.
Il 2018 rappresenta un punto di svolta. Tutte le regioni registrano un’accelerazione, con valori che in molti casi raddoppiano rispetto al 2015. Lombardia (41,3%), Veneto (43,4%) ed Emilia-Romagna (45,6%) consolidano la loro posizione di leadership, mentre regioni tradizionalmente meno avanzate iniziano a recuperare terreno: Puglia (25,2%), Umbria (28,3%) e Lazio (20,9%) mostrano progressi rilevanti. Questo cambiamento può essere associato anche a politiche nazionali più incisive in materia di digitalizzazione, come l’adozione di piattaforme condivise e la diffusione dell’identità digitale.
Il vero salto si registra però tra il 2018 e il 2022. In questo periodo tutte le regioni mostrano incrementi molto elevati, portando la quota di comuni digitalizzati a livelli decisamente più alti. Alcune regioni raggiungono valori particolarmente significativi: Veneto (76,7%), Toscana (75,5%), Friuli-Venezia Giulia (68,5%), Emilia-Romagna (68,2%) e Lombardia (66,1%). Questo indica che in diverse aree del Paese la digitalizzazione dei servizi per le famiglie è diventata una realtà consolidata e diffusa.
Anche il Mezzogiorno registra un forte recupero. La Puglia, ad esempio, passa dal 6,6% del 2012 al 63,5% del 2022, con una variazione percentuale dell’862,12%. Analogamente, la Basilicata segna il valore di crescita più alto in assoluto (+1490,32%), passando dal 3,1% al 49,3%. Questi dati evidenziano un processo di convergenza, almeno parziale, tra le diverse aree del Paese. Tuttavia, nonostante i progressi, alcune regioni meridionali rimangono ancora al di sotto della media nazionale: Calabria (36,5%), Sicilia (37,5%) e Abruzzo (37,1%) mostrano livelli inferiori rispetto alle regioni più avanzate del Centro-Nord.
L’analisi delle variazioni assolute conferma questa dinamica. Le regioni con i maggiori incrementi in termini di punti percentuali sono Veneto (+61,6), Friuli-Venezia Giulia (+60,7), Toscana (+60,5) e Puglia (+56,9). Questi dati indicano non solo una crescita significativa, ma anche una capacità di implementazione diffusa dei servizi digitali a livello comunale. Al contrario, regioni come Molise (+21) e Calabria (+31,4) mostrano incrementi più contenuti, pur partendo da livelli iniziali molto bassi.
Dal punto di vista delle variazioni percentuali, le regioni con le crescite più elevate sono Basilicata (+1490,32%), Liguria (+967,44%), Lazio (+868,75%) e Puglia (+862,12%). Tuttavia, è importante interpretare questi dati tenendo conto dei valori di partenza: percentuali così elevate sono spesso il risultato di un effetto base, cioè di livelli iniziali molto bassi che amplificano l’incremento relativo.
Un elemento centrale che emerge dall’analisi è il progressivo superamento del divario digitale territoriale, anche se non completamente. Le regioni del Nord continuano a mantenere un vantaggio in termini di livelli assoluti, ma il Sud mostra tassi di crescita più elevati, segno di un processo di catching-up. Questo può essere attribuito anche all’utilizzo di fondi europei e nazionali destinati alla digitalizzazione, nonché a una maggiore attenzione politica verso l’innovazione nei servizi pubblici.
La pandemia di COVID-19 ha probabilmente giocato un ruolo determinante nell’accelerazione osservata tra il 2018 e il 2022. La necessità di garantire la continuità dei servizi pubblici durante le restrizioni ha spinto molti comuni ad adottare soluzioni digitali in tempi rapidi. Questo ha contribuito a diffondere pratiche innovative anche in contesti precedentemente meno avanzati.
Dal punto di vista qualitativo, l’aumento dei servizi online per le famiglie rappresenta un importante miglioramento in termini di accessibilità, efficienza e trasparenza della pubblica amministrazione. I cittadini possono accedere a servizi essenziali senza doversi recare fisicamente negli uffici, con un risparmio di tempo e costi. Inoltre, la digitalizzazione consente una gestione più efficiente delle pratiche amministrative e una maggiore integrazione tra diversi livelli istituzionali.
Tuttavia, la diffusione dei servizi online pone anche alcune sfide. In primo luogo, è necessario garantire che tutti i cittadini abbiano accesso alle tecnologie digitali e possiedano le competenze necessarie per utilizzarle. Il rischio è quello di creare nuove forme di esclusione per le fasce di popolazione meno digitalizzate, come gli anziani o i residenti in aree rurali. In secondo luogo, la qualità dei servizi offerti deve essere adeguata: non basta digitalizzare i processi, ma è fondamentale che siano semplici, intuitivi e realmente utili per gli utenti.
In conclusione, i dati mostrano un percorso di crescita significativo e diffuso nella digitalizzazione dei servizi comunali per le famiglie in Italia tra il 2012 e il 2022. Il sistema ha compiuto un salto importante, passando da una fase iniziale di sperimentazione a una diffusione capillare dei servizi online. Permangono tuttavia differenze territoriali che richiedono interventi mirati, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno. Il consolidamento di questi risultati dipenderà dalla capacità di continuare a investire in infrastrutture digitali, formazione e innovazione, garantendo al tempo stesso inclusività e qualità dei servizi offerti.
| Comuni con servizi per le famiglie interamente online | 2012 | 2015 | 2018 | 2022 | Var Ass | Var Per |
| Piemonte | 6,6 | 10 | 15 | 44,1 | 37,5 | 568,18 |
| Valle d’Aosta | 6,8 | 16,2 | 21,6 | 51,2 | 44,4 | 652,94 |
| Liguria | 4,3 | 11,1 | 13,2 | 45,9 | 41,6 | 967,44 |
| Lombardia | 17,8 | 26,6 | 41,3 | 66,1 | 48,3 | 271,35 |
| Trentino-Alto Adige | 5,4 | 10,1 | 17,1 | 45,2 | 39,8 | 737,04 |
| Veneto | 15,1 | 26,4 | 43,4 | 76,7 | 61,6 | 407,95 |
| Friuli-Venezia Giulia | 7,8 | 16,7 | 20 | 68,5 | 60,7 | 778,21 |
| Emilia-Romagna | 20,1 | 33,8 | 45,6 | 68,2 | 48,1 | 239,30 |
| Toscana | 15 | 22,9 | 39,1 | 75,5 | 60,5 | 403,33 |
| Umbria | 10,9 | 10,9 | 28,3 | 61 | 50,1 | 459,63 |
| Marche | 6,7 | 14,8 | 17,5 | 50,6 | 43,9 | 655,22 |
| Lazio | 4,8 | 10,6 | 20,9 | 46,5 | 41,7 | 868,75 |
| Abruzzo | 4,6 | 7,2 | 12,5 | 37,1 | 32,5 | 706,52 |
| Molise | 2,9 | 5,1 | 5,9 | 23,9 | 21 | 724,14 |
| Campania | 8,2 | 8,5 | 18,5 | 41,6 | 33,4 | 407,32 |
| Puglia | 6,6 | 7,8 | 25,2 | 63,5 | 56,9 | 862,12 |
| Basilicata | 3,1 | 7,6 | 15,3 | 49,3 | 46,2 | 1490,32 |
| Calabria | 5,1 | 8,1 | 8,7 | 36,5 | 31,4 | 615,69 |
| Sicilia | 5,6 | 7,7 | 12,3 | 37,5 | 31,9 | 569,64 |
| Sardegna | 7,4 | 9,8 | 21,8 | 51,5 | 44,1 | 595,95 |
L’analisi dei dati relativi alla quota di comuni con servizi per le famiglie interamente online tra il 2012 e il 2022 evidenzia un processo di digitalizzazione ampio e progressivo in tutto il territorio italiano, accompagnato da una riduzione, seppur non completa, dei divari territoriali.
Nel 2012 il livello medio nazionale era piuttosto contenuto (9,9%), segnale di una fase ancora iniziale nello sviluppo dei servizi digitali locali. In questa fase emergeva già una differenza geografica significativa: il Nord presentava valori più elevati (12,4%) rispetto al Centro (8,7%) e soprattutto al Mezzogiorno (6,1%). All’interno di quest’ultimo, il Sud (5,9%) risultava leggermente più arretrato rispetto alle Isole (6,5%). Questo divario rifletteva differenze strutturali legate alla capacità amministrativa, alla disponibilità di risorse e alla diffusione delle infrastrutture digitali.
Nel 2015 si osserva un primo incremento generalizzato. Il dato nazionale sale al 15,6%, con una crescita diffusa in tutte le macro-aree. Il Nord-est si distingue con il valore più alto (23,1%), seguito dal Nord-ovest (18,6%). Il Centro raggiunge il 15,1%, mentre il Mezzogiorno resta più indietro (8,1%). Questa fase evidenzia come le regioni settentrionali siano state più rapide nell’adottare strumenti digitali, probabilmente grazie a una maggiore esperienza amministrativa e a investimenti più tempestivi.
Nel 2018 il processo di digitalizzazione accelera sensibilmente. Il valore medio italiano arriva al 25,1%, più che raddoppiando rispetto al 2012. Ancora una volta il Nord-est guida la crescita (34,9%), seguito dal Nord-ovest (28,2%) e dal Centro (25,9%). Anche il Mezzogiorno mostra segnali di recupero (15,6%), pur mantenendo un divario consistente rispetto al resto del Paese. Questo periodo coincide con una maggiore diffusione di politiche nazionali per la digitalizzazione della pubblica amministrazione, che hanno favorito un’espansione più uniforme dei servizi online.
Il salto più rilevante si verifica però tra il 2018 e il 2022. In questi anni la quota nazionale raggiunge il 53,6%, segnando un aumento di oltre 28 punti percentuali in soli quattro anni. Tutte le macro-aree registrano incrementi molto consistenti: il Nord arriva al 59,1%, il Centro al 57% e il Mezzogiorno al 42,7%. In particolare, il Nord-est raggiunge il valore più elevato (67%), confermandosi come l’area più avanzata del Paese. Il Nord-ovest si attesta al 55,5%, mentre Sud (42%) e Isole (44,4%) restano al di sotto della media nazionale, ma con progressi significativi.
Le variazioni assolute confermano questa dinamica: il Nord-est registra l’aumento più elevato (+54 punti), seguito dal Centro (+48,3) e dal Nord nel complesso (+46,7). Anche il Mezzogiorno mostra una crescita rilevante (+36,6), sebbene inferiore rispetto alle altre aree. Questo indica che, pur in presenza di un processo di convergenza, il gap territoriale non è stato completamente colmato.
Dal punto di vista delle variazioni percentuali, il Mezzogiorno presenta i valori più elevati (+600%), seguito dal Sud (+611,86%) e dalle Isole (+583,08%). Tuttavia, queste percentuali devono essere interpretate considerando i livelli iniziali molto bassi: la crescita relativa appare elevata proprio perché si parte da valori ridotti. Al contrario, il Nord mostra una variazione percentuale più contenuta (+376,61%), ma su livelli assoluti già più alti.
Un elemento centrale che emerge è quindi il processo di convergenza territoriale. Il divario tra Nord e Mezzogiorno, pur persistente, si riduce nel tempo. Nel 2012 la differenza tra Nord (12,4%) e Mezzogiorno (6,1%) era di oltre 6 punti percentuali; nel 2022 tale distanza aumenta in termini assoluti (circa 16 punti), ma si riduce in termini relativi grazie alla forte crescita del Sud. Ciò significa che il Mezzogiorno sta recuperando, ma non abbastanza rapidamente da raggiungere i livelli del Centro-Nord.
Un fattore determinante nell’accelerazione recente è stato probabilmente il contesto della pandemia, che ha reso indispensabile l’accesso digitale ai servizi pubblici. I comuni sono stati spinti ad adottare soluzioni online per garantire continuità amministrativa, contribuendo così a una diffusione più ampia e veloce dei servizi digitali.
In conclusione, i dati mostrano un’evoluzione positiva e significativa della digitalizzazione dei servizi comunali per le famiglie in Italia. Il sistema nel suo complesso ha compiuto un salto di qualità, passando da livelli marginali a una diffusione maggioritaria dei servizi online. Permangono tuttavia differenze territoriali, soprattutto a svantaggio del Mezzogiorno, che richiedono politiche mirate per rafforzare infrastrutture, competenze e capacità amministrative. La sfida futura sarà consolidare questi risultati e garantire che la digitalizzazione sia non solo diffusa, ma anche inclusiva ed efficace per tutti i cittadini.

In conclusione, l’analisi dei dati evidenzia come la digitalizzazione dei servizi comunali per le famiglie abbia compiuto in Italia un salto di qualità significativo nel periodo 2012–2022, portando il Paese a superare la soglia del 50% di comuni con servizi interamente online. Si tratta di un risultato rilevante, che testimonia il passaggio da una fase iniziale, caratterizzata da sperimentazioni isolate, a una diffusione strutturale e ormai consolidata delle soluzioni digitali nella pubblica amministrazione locale.
Il percorso di crescita è stato progressivo ma non uniforme. Le regioni del Centro-Nord hanno svolto un ruolo trainante, raggiungendo livelli elevati già prima del 2022 e consolidando un vantaggio legato a maggiori risorse, competenze e capacità organizzativa. Al contrario, il Mezzogiorno, pur mostrando tassi di crescita molto elevati, continua a presentare livelli inferiori alla media nazionale. Questo evidenzia come il divario territoriale, pur ridimensionato, non sia stato completamente superato.
Un elemento chiave emerso dall’analisi è il forte impulso registrato negli anni più recenti, in particolare tra il 2018 e il 2022. In questo periodo, anche grazie alla spinta della pandemia, i comuni hanno accelerato l’adozione dei servizi digitali per garantire continuità amministrativa e accesso ai servizi. Questo ha favorito una diffusione più ampia e ha contribuito a ridurre, almeno in parte, le differenze tra le diverse aree del Paese.
Tuttavia, la crescita quantitativa non è di per sé sufficiente. La sfida futura riguarda soprattutto la qualità e l’efficacia dei servizi offerti. È necessario assicurare che le piattaforme digitali siano accessibili, intuitive e realmente rispondenti ai bisogni delle famiglie. Allo stesso tempo, diventa fondamentale promuovere l’inclusione digitale, evitando che le fasce più fragili della popolazione restino escluse da questi processi.
In definitiva, l’Italia ha compiuto progressi importanti nella digitalizzazione dei servizi comunali, ma il percorso non può dirsi concluso. Ridurre ulteriormente i divari territoriali, investire nelle competenze e migliorare la qualità dei servizi rappresentano le priorità per consolidare i risultati raggiunti e rendere la trasformazione digitale un reale fattore di equità ed efficienza.
Fonte: ISTAT
Link: www.istat.it

