26 Gennaio 2026
TACO colpisce ancora

Di Fulvio Rapanà
“Quando gli altri con le regole che tu hai messo ti stanno superando è il momento di cambiarle”. E’ una affermazione che il segretario al commercio Robert Lighthizer pronunciò in una intervista al Post dopo la nomina, nel 2016, a rappresentante commerciale degli Stati Uniti nel Trump 1 e che sintetizzava realisticamente l’agenda geopolitica di quella Amministrazione. Non ci sono riusciti e i disavanzi commerciali degli Stati Uniti sono continuamente aumentati e culminati con il disavanzo record verso la Cina nel 2024 di mille miliardi di dollari.
Le vecchie regole sono state fatte per un mondo che non esiste più
L’analisi di Lighthizer era corretta. Le regole che gli USA avevano imposto al commercio mondiale furono scritte quando erano la maggiore potenza manifatturiera, la prima potenza nei settori automobilistico, navale e aeronautico, la prima produttrice ed esportatrice di petrolio , detenevano la leadership incontrastata nei settori dell’elettronica e dell’hi-tech. Ma già nel 2000 in tutti questi settori erano stati surclassati da altre economie. L’Europa l’aveva superata nei settori automobilistico ed aeronautico; prima la Corea del Sud e il Giappone ora la Cina in quello navale; nel settore petrolifero gli USA subiscono le decisioni dell’OPEC, nell’elettronica e l’hi-tech restano ancora un po’ avanti solo nella progettazione di chip di altissimo livello. Gran parte delle aziende di rilievo come Google, AMD, Nvidia, Intel sono amministrate da cinesi o asiatici così come gli uffici di progettazione. La cinese di Taiwan TSMC è diventata la più grande produttrice di chip a livello mondiale. Dove gli americani restano leader incontrastati sono nella finanza e nei servizi bancari. JP Morgan, Citigroup , VISA , Mastercard , BlackRock mantengono le leadership in questo mondo che per converso ha prosciugato tutte le risorse che gli investitori una volta riservavano ai settori produttivi e manifatturieri. Il declino produttivo degli Stati Uniti è andato di pari passo con il dominio sempre più incontrastato nei settori della borsa, della finanza e delle banche. Quello che i politici e gli economisti USA non avevano previsto sono la velocità e le dimensioni del declino industriale che ha contribuito in larga parte a produrre un debito federale di 38.650 miliardi di dollari che aumenta di 10 miliardi al giorno. L’ Italia paga un tasso di interessi sul proprio debito più basso, 2,70%, rispetto a quello americano, 3,70%.
Necessita una “rottura” rispetto ai metodi tradizionali di Lighthizer e Biden
Qualche cosa andava fatta, ma cosa? Lighthizer ci ha provato solo cercando di contenere la Cina con strumenti di tecnica commerciale così come si insegnano nelle Università ma non è servito a nulla. Biden si è impegnato portando all’eccesso politiche di decoupling verso la Cina e di reshoring rispetto a tutte le altre economie. Si è fatto approvare dal Congresso un piano di investimenti in tutti i settori produttivi e manifatturieri per 2.000 miliardi di dollari anche per convincere con le buone e/o con le cattive le aziende dell’occidente ad investire negli Stati Uniti. Al declino industriale si è sommato anche un fattore razziale. Obama, Mamdani sono stati eletti senza il voto maggioritario dei bianchi, di origini europee. Con la rapida crescita della presenza di immigrati ispanici e asiatici nel 2045, praticamente domani, questi diverranno maggioranza nella composizione sociale e politica. Chi muove i fili del sistema America ha capito che era necessario una “rottura”, utilizzando altri e più sbrigativi metodi per ribaltare il tavolo e invertire il declino, così come denunciato dal Primo Ministro Canadese Mark Carney nell’intervento a Davos di questi giorni. La prima mossa è stata la sentenza della Corte Suprema del 2023 che ha sancito l’inviolabilità e l’impunità dell’esecutivo rispetto agli atti politici adottati. Qualunque siano le decisioni del Presidente non potrà mai essere chiamato in giudizio per rispondere. Può essere rimosso attraverso l’impeachment, una procedura politico-giuridica con cui il Congresso ,o una sua camera, può mettere in stato d’accusa il Presidente, per gravi reati o abusi di potere , ma anche se deposto non potrà essere chiamato a rispondere dei suoi atti. Questa posizione giuridica di impunità fa la differenza rispetto ai precedenti Presidenti che non la avevano e quindi dovevano rispettare le leggi, la Costituzione e le sentenze dei giudici. Trump, assecondato da ulteriori sentenze della Corte Suprema, sta violando tutte le leggi e se ne infischia delle sentenze dei giudici. Per incidere nel problema razziale ha ingrandito a dismisura l’ICE , la polizia anti immigrazione, a cui ha dato carta bianca per l’uso della forza e delle armi. L’ICE deve scovare, arrestare e espellere, o deportare, dagli Stati Uniti tutti coloro, anche residenti da 20 o 30 anni, che non sono cittadini americani con l’obiettivo è di ridurre di 7..8 ..10 milioni i latinos e gli asiatici presenti negli Stati Uniti e che se mai anche votano. Ovviamente non ci riusciranno perché l’ operazione è troppo grossa. Nel 2025 nonostante gli sforzi sono riusciti ad arrestare 80.000 ed espellere 20.000 immigrati irregolari. Sulla questione intervengono sia forze politiche che una base sociale, che ha votato Trump, ma che non gradisce la mancanza di manodopera a basso costo. Ma anche i giudici, che in base alla legge, impongono un regolare processo che autorizzi la detenzione e l’eventuale espulsione .
Un ritracciamento sull’intera area pan-americana
In politica estera la situazione è, se possibile, ancora più paradossale. Chiaramente è in corso un ritracciamento della presenza militare e politica degli Stati Uniti dallo scenario mondiale con l’obiettivo di rafforzarsi sul continente pan-americano, che va dall’Alaska a Capo Horn compreso la Groenlandia, riducendo la presenza militare e politica fuori di questo contesto. Gli interventi in Venezuela, le minacce a Panama per il controllo del Canale, l’esplicita richiesta di acquisto o annessione forzata della Groenlandia, sono tutte azioni politiche, economiche e militari, che vanno oltre le alleanze, le leggi internazionali e la Costituzione americana perché gli USA non hanno tempo. Per provare ad evitare il default devono ottenere velocemente dei risultati utili a rilanciare la loro economia o quantomeno a gettare le basi per progetti di rilancio. In uno scenario di queste dimensioni, che ha una logica realmente fondata, il problema è che non è Regan a portare avanti il progetto ma Trump, circondato da professionalità di terza, quarta fila che hanno il solo il compito di obbedire a quello che gli ordina il capo. Come scrive Ezra Klein sul NYT “una amministrazione composta da persone che il primo giorno di lavoro sarebbero accompagnate alla porta dalla sicurezza in una qualsiasi azienda seria degli Stati Uniti”. Trump è sfuggito di mani a chi lo ha messo in quel posto perché invece di progettare crea caos?
Il caos come strumento politico
Come ho già scritto in un articolo su questo giornale, Trump più che assomigliare politicamente a Reagan o Bush padre sembra la trasposizione americana di Mao Tse-Thung senza avere alle spalle le vittorie politiche e militari di questo. Ambedue sembrano accomunati dal caos come strumento politico. Un giorno minaccia la Danimarca, il giorno dopo la Bolivia e il Perù, il giorno successivo fa causa alla banca J.P. Morgan e chiude i finanziamenti alle università, poi invia la Guardia Nazionale del Texas in California, il giorno successivo va a farsi consegnare Maduro ma lascia il regime chavista in piedi, poi espelle in tronco la ExxonMobil dal “grande affare” venezuelano, quindi minaccia il Canada e il Messico ,poi minaccia dazi agli europei che hanno inviato simbolicamente pochi soldati in Groenlandia e ulteriori dazi del 200% al vino francese se Macron non partecipa al “forum su Gaza” insieme a dittatori e autoritari, poi insulta i soldati inglesi e italiani, quindi bombarda la Nigeria e minaccia l’Iran, si fa regalare il Nobel per la pace dalla Machado salvo liquidarla con quattro chiacchiere. Prima concede l’ intervista al New York Times nella quale ha dichiarato che la sua moralità (??) è l’unico vincolo alle sue azioni: “non ho bisogno del diritto internazionale”, qualche giorno dopo dichiara di voler intentare causa allo stesso giornale per avere deformato negativamente la sua figura di imprenditore e di statista. Solo per ultimo, dopo avere provato a licenziare una componente del Board della FED, per metterci un suo complice, ha ordinato al Dipartimento di Giustizia di mettere sotto inchiesta il Presidente della FED Jerome Powell. L’elenco è lunghissimo di atti senza senso che creano solo caos e instabilità dentro e fuori gli Stati Uniti. Caos. Mi sono convinto da tempo che i dazi e le minacce che Trump distribuisce giornalmente non vanno valutate con i parametri geopolitici ma con i sentimenti di rivalsa e vendetta di una persona che da imprenditore ha subito umiliazioni cocenti da parte del sistema bancario, politico e dei media. Scrive Ross Douthat sul NYT “ le sue azioni soddisfano ed esaltano il suo ego, salvo bloccarsi e tornare indietro quando trova ostacoli troppo duri da scavalcare”. E’ successo con l’Europa per la questione della Groenlandia, alle sue minacce agli europei gli è bastato mettere sul tavolo la pistola economica puntata contro l’economia americana per farlo ritornare sui suoi passi. Più TACO di così.
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