23 Febbraio 2026
Lula in India: governance dell’IA, sovranità digitale e nuova architettura del Sud Globale

Di Marlene Madalena Pozzan Foschiera
La partecipazione del presidente Luiz Inácio Lula da Silva al Vertice sull’Impatto dell’Intelligenza Artificiale, a Nuova Delhi, non è stata semplicemente un’altra tappa dell’agenda diplomatica. Ciò che si è visto in India è stato il tentativo esplicito di inserire il dibattito tecnologico al centro della contesa geopolitica contemporanea — e di farlo a partire da una prospettiva dei paesi dell’emisfero sud.
In un momento in cui l’intelligenza artificiale avanza a ritmo vertiginoso e le grandi piattaforme digitali concentrano un potere senza precedenti, Lula ha lanciato un avvertimento diretto: il mondo si trova di fronte a strutture private che già operano come veri e propri centri di potere — con la capacità di influenzare elezioni, economie e persino la coesione delle democrazie.
IA e Big Tech come strutture di potere
Nel discorso, il presidente brasiliano ha difeso un’azione collettiva internazionale per monitorare e regolamentare l’impatto dell’intelligenza artificiale. Per lui, non si tratta soltanto di innovazione tecnologica, ma di un profondo riassestamento dei rapporti di forza nel XXI secolo.
«Gli algoritmi non sono semplici applicazioni di codici matematici che sostengono il mondo digitale. Sono parte di una complessa struttura di potere.»
L’avvertimento è significativo. Lula sottolinea che, senza regolamentazione, l’intelligenza artificiale rischia di distorcere i processi elettorali, amplificare le disuguaglianze storiche, precarizzare il lavoro, rafforzare la disinformazione e intensificare la violenza digitale contro donne e ragazze.
Al tempo stesso, il presidente ha riconosciuto il carattere duale della rivoluzione digitale — capace di generare guadagni in termini di produttività, servizi pubblici e medicina — ma ha insistito sul fatto che il rischio di una cattura privata dello spazio digitale richiede una risposta politica globale. Innovare senza regolamentare, nella lettura del governo brasiliano, equivale a consegnare alle corporazioni il controllo su strumenti che incidono sulla vita collettiva di miliardi di persone.
Multilateralismo in ritirata, tecnologia in avanzata
Uno degli assi portanti del discorso è stata la contraddizione centrale del nostro tempo: mentre la cosiddetta quarta rivoluzione industriale accelera, il multilateralismo si indebolisce. Lula ha avvertito che questa combinazione è esplosiva. L’assenza di regole globali rischia di trasformare l’intelligenza artificiale in un vettore di dominazione tecnologica — concentrata nelle mani di pochi attori, privati e statali.
La critica prende di mira direttamente il modello di business delle grandi piattaforme digitali, fondato sullo sfruttamento dei dati personali, sulla rinuncia forzata alla privacy e sulla monetizzazione di contenuti che amplificano la radicalizzazione politica. Il punto centrale del dibattito è semplice, ma dalle conseguenze immense: chi controlla i dati controlla l’economia digitale — e, sempre più, la democrazia stessa.
L’esclusione digitale segna ancora il mondo
Il presidente ha portato all’attenzione anche un dato che ridimensiona l’entusiasmo tecnologico globale: secondo l’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni, 2,6 miliardi di persone sono ancora prive di accesso a internet. Ancora più grave: le proiezioni indicano che 660 milioni di persone potrebbero essere ancora senza elettricità nel 2030.
L’asimmetria è rivelatrice. Mentre una parte del mondo dibatte di intelligenza artificiale generativa e automazione avanzata, una quota enorme dell’umanità resta al di fuori delle infrastrutture di base. Per Lula, qualsiasi architettura di governance tecnologica che ignori questa realtà nasce già compromessa — riproducendo, in forma nuova, le vecchie gerarchie tra nazioni.
L’ONU al centro della governance dell’IA
Il Brasile sostiene che la governance globale dell’intelligenza artificiale debba essere multilaterale, inclusiva e orientata allo sviluppo. Lula è stato esplicito: nessun forum ristretto può sostituire l’universalità delle Nazioni Unite in questo dibattito.
La posizione si inserisce nella strategia più ampia del governo di riposizionare i paesi in via di sviluppo nelle discussioni su tecnologia, finanza e governance internazionale — un movimento che si manifesta anche nell’azione dei BRICS e nell’agenda brasiliana nel G20.
Brasile e India approfondiscono la partnership strategica
Parallelamente al dibattito sull’intelligenza artificiale, la visita a Nuova Delhi ha rafforzato la dimensione geopolitica del viaggio. Il consigliere speciale della Presidenza, Celso Amorim, ha invitato il consigliere per la sicurezza nazionale indiano, Ajit Doval, a visitare il Brasile, segnalando l’avanzamento delle trattative per un nuovo memorandum di cooperazione nell’industria della difesa.
Il movimento non nasce dal nulla. Nei mesi precedenti, il vicepresidente Geraldo Alckmin si era recato a Nuova Delhi con un’ampia delegazione militare e aerospaziale; Embraer ha aperto un ufficio nella capitale indiana; e sono stati siglati accordi con Mahindra e un memorandum con Adani Defense & Aerospace. Si tratta di un avvicinamento che combina tecnologia, difesa e industria — esattamente i settori più sensibili della contesa globale attuale.
Dialogo allargato con Francia e Croazia
A margine dell’agenda indiana, Lula ha mantenuto incontri bilaterali con i leader di Francia e Croazia, ampliando il raggio d’azione diplomatico brasiliano.
Con la Francia, il dialogo ha rafforzato la già intensa cooperazione strategica nelle aree della difesa, della transizione energetica, del clima e della governance digitale. L’incontro avviene in un momento in cui settori europei mostrano una crescente preoccupazione per la concentrazione di potere delle grandi piattaforme — una pauta su cui il Brasile cerca convergenza con partner al di là dell’asse tradizionale.
Con la Croazia, il focus si è concentrato sull’ampliamento delle relazioni commerciali e sulla cooperazione tecnologica, segnalando lo sforzo brasiliano di diversificare le partnership anche all’interno dell’Unione Europea, oltre agli interlocutori storici.
Il vero sfondo della questione
Dietro il discorso sull’intelligenza artificiale esiste una contesa più profonda: chi governerà l’economia digitale del XXI secolo. Affermando che non si tratta soltanto di innovazione, ma di dominazione, Lula reintroduce nel dibattito internazionale una questione che stava venendo relegata al campo tecnico — quando, in realtà, è profondamente politica.
Il messaggio centrale del viaggio in India può essere sintetizzato in tre assi: la tecnologia senza regolamentazione approfondisce le disuguaglianze; i dati senza sovranità generano dipendenza; e l’intelligenza artificiale senza governance minaccia la democrazia.

