23 Febbraio 2026
La sinistra torna alla presidenza ad interim del Perù ed espone la crisi strutturale del potere a Lima
Il cambio al Congresso riporta Perú Libre al centro del governo e conferma l’instabilità cronica del sistema politico peruviano

Di Marlene Madalena Pozzan Foschiera
Ritorno della sinistra attraverso il Congresso
Il presidente ad interim del Perù, José María Balcázar (Perú Libre), ha assunto la guida del paese dopo un ribaltamento al Congresso che ha riportato la sinistra legata all’ex presidente Pedro Castillo al centro del potere a Lima. Mercoledì (18), Balcázar ha vinto la votazione interna con 64 voti contro 46, sostituendo José Jerí (Somos Perú), destituito il giorno precedente con accuse di corruzione.
Il cambio lampo mette a nudo la crisi istituzionale peruviana e rafforza la sensazione di corto circuito democratico, con presidenti che vengono elevati o rimossi attraverso manovre parlamentari — e non tramite il voto diretto.
A 83 anni, Balcázar arriva all’incarico come ex magistrato e parlamentare di un partito che tenta di risollevarsi dalla caduta di Pedro Castillo nel 2022, quando il paese è precipitato in una sequenza di governi provvisori e scontri tra Congresso e mobilitazione sociale.
Il meccanismo costituzionale della successione
In Perù, la presidenza ad interim può essere assunta da chi guida il Congresso, seguendo la linea costituzionale di successione quando il titolare viene rimosso. È quanto accaduto dopo la censura di Jerí: assumendo la guida del Parlamento, Balcázar è stato automaticamente insediato come presidente della Repubblica.
La votazione si è svolta in due turni, con Balcázar che ha superato María del Carmen Alva (Azione Popolare), esponente dell’area di centro-destra.
Il discorso di “restaurazione” del potere del partito di Castillo rappresenta, nella pratica, un tentativo di riprendere il controllo dell’apparato statale nel breve periodo, riorganizzare le priorità e ridefinire i rapporti di forza in vista della prossima fase elettorale.
Secondo la stampa internazionale, Balcázar dovrebbe restare in carica fino alla transizione prevista per luglio, all’interno di un calendario che prevede elezioni generali in aprile.
Un segnale che pesa in Sud America
Il ritorno di Perú Libre nel cuore del governo peruviano è destinato a riverberarsi in Sud America per due ragioni.
Primo, per l’aspetto simbolico: la sinistra che era stata estromessa dall’Esecutivo con la caduta di Castillo rientra attraverso la via parlamentare, rafforzando la percezione che la disputa politica in Perù vada oltre il terreno elettorale e assuma i contorni di una lotta di sopravvivenza istituzionale.
Secondo, per la prevedibilità — o meglio, per la sua assenza. Paesi vicini e investitori osservano Lima alla ricerca di una minima stabilità. Sommando un altro presidente alla già lunga sequenza di sostituzioni, il Perù segnala che la turbolenza ha smesso di essere un’eccezione ed è diventata la norma.
La “incapacità morale” come arma politica
La successione vertiginosa di presidenti non è un incidente isolato, ma l’espressione di un assetto istituzionale che consente al Congresso peruviano di destituire i capi di Stato attraverso la ampia e controversa figura della “incapacità morale”. In pratica, questo meccanismo è stato ripetutamente utilizzato come strumento di disputa politica permanente, approfondendo l’instabilità.
Negli ultimi anni, l’elenco dei presidenti rimossi dal Parlamento si è allungato: il professore e sindacalista Pedro Castillo (Perú Libre) è caduto nel 2022 dopo aver tentato di sciogliere il Congresso ed è stato destituito per “incapacità morale”, aprendo la strada alla vicepresidente Dina Boluarte; Boluarte, a sua volta, è stata rimossa nel 2025 con la stessa motivazione, nel mezzo di una grave crisi di sicurezza e proteste; e l’interino José Jerí (Somos Perú) è stato destituito questa settimana ed è indagato per presunto traffico di influenze — in un paese che aveva già rimosso Martín Vizcarra nel 2020, sempre sotto lo stesso dispositivo costituzionale.
Crescita economica e fragilità sociale
Il paradosso peruviano è evidente: mentre alcuni indicatori macroeconomici mostrano una crescita relativamente stabile negli ultimi anni, ampi settori della popolazione continuano a vivere in condizioni di povertà e precarietà. In questo contesto, l’instabilità politica non può essere letta solo come scontro tra élite, ma anche come sintomo di una democrazia che fatica a tradurre la crescita economica in giustizia sociale.
Instabilità come nuova normalità
In questo scenario, la “vittoria” di Perú Libre è ben lontana dal risolvere il nodo centrale della politica peruviana. Quando un paese diventa ostaggio di sostituzioni lampo ai vertici del potere, a pagare il prezzo è sempre la popolazione — mentre la democrazia si consuma nell’instabilità permanente.

