23 Febbraio 2026
Invalidità civile, il labirinto dell’accertamento
Ritardi, percentuali controverse e ricorsi: viaggio nelle criticità di una procedura che incide sui diritti fondamentali

Di Pierdomenico Corte Ruggiero
La malattia è un fatto clinico. L’invalidità, invece, è un fatto amministrativo. È in questo passaggio — tra diagnosi e riconoscimento giuridico — che migliaia di cittadini italiani incontrano ostacoli, attese e valutazioni contestate. L’iter per il riconoscimento dell’invalidità civile, gestito dall’INPS, dovrebbe garantire uniformità e rapidità. Nella pratica, evidenzia criticità strutturali che incidono direttamente sui diritti sociali.
L’iter: una procedura formalmente lineare
La domanda prende avvio con il certificato medico introduttivo trasmesso telematicamente dal medico curante. Segue l’istanza online e la convocazione a visita presso la Commissione medica INPS. Al termine, viene redatto un verbale che attribuisce una percentuale di invalidità sulla base di tabelle ministeriali.
Superate determinate soglie (74%, 100%), si attivano benefici economici o assistenziali. Il sistema, almeno sulla carta, è digitalizzato e centralizzato.
Ma le criticità emergono lungo l’intero percorso.
Tempi variabili e disuguaglianze territoriali
La prima anomalia riguarda i tempi di convocazione. In alcune province la visita avviene in poche settimane; in altre, l’attesa supera diversi mesi.
La difformità territoriale, legata all’organizzazione delle singole sedi INPS e alla carenza di personale medico-legale, produce un’inevitabile disparità di trattamento. Il diritto all’accertamento assume così una geografia disomogenea, in contrasto con il principio di uniformità nazionale.
Le visite domiciliari per i soggetti non trasportabili subiscono ulteriori ritardi, aggravando situazioni già delicate.
Percentuali e discrezionalità tecnica
L’attribuzione della percentuale di invalidità si basa su tabelle ministeriali che individuano range per ciascuna patologia. Tuttavia, emergono criticità significative:
aggiornamento non sempre tempestivo delle tabelle rispetto all’evoluzione clinica;
valutazione non uniforme delle comorbilità;
margine discrezionale del collegio medico che può generare differenze rilevanti tra casi simili.
L’elevato numero di ricorsi giudiziari in materia di invalidità civile è indicativo di una percezione diffusa di disallineamento tra valutazione amministrativa e reale condizione sanitaria.
Verbali rivedibili: l’incertezza permanente
Una quota consistente di verbali viene dichiarata “rivedibile”, anche in presenza di patologie croniche o irreversibili.
Ciò comporta:
nuove convocazioni periodiche,
riproduzione della documentazione clinica,
incertezza sulla continuità delle prestazioni.
Se la revisione è legittima in caso di possibile miglioramento, la sua applicazione sistematica rischia di trasformarsi in una prassi meramente prudenziale, con ricadute psicologiche e burocratiche rilevanti per il cittadino.
Digitalizzazione incompleta
La procedura è formalmente telematica, ma l’interoperabilità tra banche dati sanitarie e previdenziali non è pienamente integrata. Il cittadino resta il principale vettore dei propri referti. Inoltre le lunghe liste d’attese impediscono, spesso, di portare certificazioni aggiornate in tempo utile alle commissioni mediche INPS.
L’assenza di un utilizzo sistematico e uniforme del Fascicolo Sanitario Elettronico comporta duplicazioni documentali e potenziali errori valutativi.
Il contenzioso: un indicatore di sistema
In caso di diniego o percentuale ritenuta insufficiente, il ricorso al giudice del lavoro è frequente. L’accertamento tecnico preventivo (ATP) prevede la nomina di un consulente tecnico d’ufficio (CTU).
Non di rado la perizia giudiziaria riconosce percentuali superiori rispetto a quelle attribuite in sede amministrativa. Il dato non è marginale: segnala una possibile eccessiva prudenza nella prima valutazione e genera un circuito oneroso per la finanza pubblica. Oltre che elevato stress per i pazienti.
Le riforme possibili
Un intervento efficace richiede misure strutturali e coordinate.
1. Aggiornamento sistematico delle tabelle ministeriali
Revisione periodica obbligatoria con coinvolgimento di società scientifiche e medicina legale.
2. Uniformità valutativa nazionale
Linee guida operative vincolanti per le commissioni e audit interregionali sulle percentuali attribuite.
3. Stop alle revisioni per patologie irreversibili
Ampliare ancora l’elenco nazionale di condizioni non migliorabili con riconoscimento definitivo dell’invalidità.
4. Interoperabilità digitale integrale
Accesso diretto delle commissioni al Fascicolo Sanitario Elettronico, riducendo l’onere documentale per il richiedente. Prevedere una prima valutazione online così da indicare al cittadino quali documenti integrare prima di presentarsi a visita.
5. Monitoraggio pubblico dei tempi
Pubblicazione periodica dei tempi medi di definizione delle pratiche per provincia, al fine di garantire trasparenza e accountability.
6. Commissioni specialistiche per casi complessi
Collegi medico-legali tematici per patologie neurologiche, oncologiche e psichiatriche ad alta complessità.
Una questione di equilibrio
L’accertamento dell’invalidità civile è il punto di equilibrio tra sostenibilità della spesa pubblica e tutela dei diritti sociali. Se il sistema diventa eccessivamente difensivo, rischia di trasformare una garanzia costituzionale in un percorso selettivo fondato sulla resistenza burocratica. Non ci si può nascondere dietro la “lotta ai falsi invalidi”.
La riforma non riguarda soltanto tempi e percentuali. Riguarda la fiducia. E la capacità dello Stato di riconoscere, con criteri chiari e uniformi, una condizione che non è scelta ma conseguenza.
Nel momento in cui la malattia diventa pratica amministrativa, la qualità della procedura misura la qualità della tutela.
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