23 Febbraio 2026
Il prezzo dell’AI

Di Rossana Vaudo
20 contro 2.700 milioni, o 2,7 Giga, per chi li preferisce. Ancora numeri. Stavolta si tratta di Watt: i primi, quelli consumati dal cervello umano, i secondi, quelli richiesti dall’intelligenza artificiale. Mentre il nostro cervello assorbe più o meno costantemente la stessa energia di una lampadina a basso consumo, l’AI somiglia di più ad una metropoli o a una grande area industriale, visto che utilizza per intero l’energia prodotta da una centrale nucleare o da un grosso impianto termoelettrico.
Numeri che impressionano, e che, prima ancora di discutere di efficienza, di utilità o di funzionamento, invitano a riflettere seriamente proprio sulla questione energetica. Partendo dall’origine di questa energia. Perché se il nostro corpo utilizza fonti al 100% rinnovabili, in quanto sono gli zuccheri il combustibile delle nostre cellule, non si può dire lo stesso dell’AI. I processi di addestramento, di utilizzo e di raffreddamento sono arrivati, in molti Paesi, a superare il fabbisogno energetico delle utenze domestiche, di cui allo stesso modo si alimentano. Qualcosa di inquietante, che stride con i temi della lotta al cambiamento climatico, visto che gli accordi del Green Deal e l’auspicata transizione energetica sono ancora tutti in divenire. Considerato quindi che la produzione di energia nel mondo è ancora prevalentemente basata su fonti fossili e non rinnovabili, ciò equivale a dire che le emissioni di anidride carbonica continueranno a crescere, e con esse il riscaldamento globale e, soprattutto, gli eventi meteorologici estremi.
Ma non basta. C’è tenere in conto anche il depauperamento di una risorsa essenziale: l’acqua. Ci sono stime di diversi Istituti di ricerca, tra cui l’Enea, che quantificano in milioni di litri d’acqua al giorno il consumo di ogni sito per il solo raffreddamento.
Di fronte a un tale scenario, che rende davvero irrisorio il contributo che il singolo cittadino potrebbe offrire, come pure il recente dibattito sullo start-and-stop delle auto, è naturale domandarsi fino a che punto tutto questo sarà sostenibile, e per chi.
In un’epoca in cui sembra prevalere l’idea che ogni regola è negoziabile e che ogni limite costituisce un sopruso, è poco verosimile che lo sviluppo mastodontico dell’Intelligenza Artificiale sia stato preliminarmente sottoposto ad una valutazione seria dell’impatto che avrebbe avuto sull’ambiente e sulle popolazioni umane. C’è piuttosto da attendersi che sarà causa di scelte geopolitiche discutibili, se non drammatiche, che vedranno ancora una volta mettere in primo piano gli interessi di pochi rispetto a quelli della collettività.
Se l’ignoranza e la prepotenza possono autorizzare a delegittimare istituzioni, nonché a prevaricare l’ordinamento giuridico di uno Stato o le regole del diritto internazionale, nulla può modificare però le leggi della natura. Arriverà allora il momento in cui anche quei pochi dovranno fare i conti con la realtà, e prendere atto che la presenza umana sulla Terra, se paragonassimo la sua vita alla nostra, non è altro che una manciata di minuti.
RIPRODUZIONE RISERVATA ©

