19 Gennaio 2026
Plata o plomo: il brusco risveglio dell’Europa
Plata o plomo: la nuova dottrina di Washington.
L’Europa si sveglia dal suo sonno dogmatico per scoprire una realtà brutale: il “diritto internazionale” è solo un’arma nelle mani degli USA. Chi non si piega, paga. Dalla Groenlandia all’Iran, passando per l’Ucraina, il messaggio è chiaro: o accetti l’argento del servilismo, o ricevi il piombo della destabilizzazione. E l’Italia? Troppo distratta per accorgersene.

Aree di crisi nel mondo n. 272 del 18-1-26
di Stefano Orsi
Le élite politiche occidentali si risvegliano bruscamente: solo ora sembrano rendersi conto che il tanto decantato “diritto internazionale” agisce troppo spesso in funzione degli interessi statunitensi. È un paracadute che svanisce quando ostacola Washington e che viene rispolverato solo per essere imposto agli altri. È una condizione avvilente essere trattati alla stregua di una nazione di rango inferiore, eppure oggi tocca proprio a noi europei assaggiare l’umiliazione, la sopraffazione e la prepotenza del “bullo” di turno.
L’offerta di 700 miliardi di dollari per l’acquisto della Groenlandia ne è la prova lampante. Parliamo di un territorio che copre il 22% della superficie degli Stati Uniti ma conta appena 55.000 abitanti. In prospettiva, lo scioglimento dei ghiacci trasformerà questa terra vergine in un bacino minerario di inestimabile valore, oggi ancora inesplorato. La posizione della Groenlandia è strategicamente fondamentale: proiettata verso l’Artico e circondata da acque pescosissime, la sua Zona Economica Esclusiva moltiplicherebbe l’influenza marittima che gli USA già possiedono tramite l’Alaska.
Non è una novità che Washington punti all’isola, ma oggi la pressione è palese. Mentre alcuni Paesi europei inviano simbolici contingenti militari in Danimarca per segnalare la propria preoccupazione, l’Italia si distingue per il suo silenzio assordante. Roma evita accuratamente ogni gesto di solidarietà verso Copenaghen, confermando una posizione di totale servilismo. La premier Meloni appare troppo distratta dalla cura della propria immagine — tra scatti in stile manga con la premier giapponese Takaichi e riferimenti alla cultura pop — per occuparsi seriamente di un’aggressione a territori che rientrano pienamente nell’area di influenza e interesse dell’Unione Europea.
Il comportamento degli USA verso gli alleati ricalca fedelmente la logica dei cartelli di Pablo Escobar: Plata o plomo. La scelta lasciata ai governi europei è binaria: accettare i finanziamenti e tacere, fingendo che tutto vada bene, oppure opporsi e subire le conseguenze del “piombo” politico ed economico.
La resistenza di Nuuk e il bivio americano
Nonostante il silenzio dei governi, la popolazione reagisce. A Nuuk, la capitale groenlandese, migliaia di persone hanno sfilato oggi fino al consolato statunitense; contemporaneamente, decine di migliaia di manifestanti hanno riempito le strade di Copenaghen. Tuttavia, Washington non si lascia intimidire dalle proteste popolari, così come ignora le feroci reazioni a Minneapolis contro le violenze degli agenti dell’ICE. Le immagini dei cittadini che sfidano i “bravi” dell’amministrazione Trump — che sembrano godere di una totale impunità — testimoniano una tensione sociale senza precedenti. La società statunitense corre verso un punto di rottura che sembra preludere inevitabilmente a una guerra civile interna.
L’Iran tra destabilizzazione e risposta popolare
Anche l’Iran è scosso da violenti disordini. Se all’inizio dell’anno le proteste dei commercianti contro l’inflazione erano pacifiche, la situazione è stata rapidamente dirottata da gruppi terroristici ben addestrati e coordinati. Questi nuclei, infiltrandosi nei cortei, hanno scatenato violenze brutali: attacchi con armi da fuoco, roghi di moschee e uffici pubblici, fino alla decapitazione di agenti e funzionari.
Per ristabilire l’ordine, il governo ha sostituito la polizia disarmata con le Guardie della Rivoluzione e ha isolato il Paese dalla rete internet globale. Per mantenere i contatti con i propri agenti, gli Stati Uniti hanno attivato il sistema Starlink su tutto il territorio iraniano, nel tentativo di continuare a manipolare le masse.
Tuttavia, lunedì scorso la situazione è cambiata: milioni di iraniani sono scesi in piazza a Teheran e in tutto il Paese per ribadire il proprio rifiuto della violenza orchestrata da USA e Israele. Oltre 3 milioni di cittadin, nella sola capitale, hanno condannato il caos, dichiarando di non voler vedere il proprio Paese ridotto in macerie come accaduto ad altre nazioni manipolate da Washington o Tel Aviv. È scandaloso che i media occidentali oscurino queste manifestazioni oceaniche, continuando a dipingere l’Iran come compatto contro il “regime”. Troppe persone, pur critiche sulla Palestina, restano vittime dei pregiudizi su Teheran o sul Venezuela, accettando acriticamente la propaganda che giustifica aggressioni e destabilizzazioni.
Il fronte ucraino: il silenzio dei media
Mentre i riflettori si spengono, il conflitto tra NATO e Russia in Ucraina prosegue con ferocia. Grandi centri come Kiev, Dnepropetrovsk, Zaparoje e Karkov soffrono il collasso della rete elettrica sotto un gelo che tocca i -20°C.
Sul piano militare, il settore di Kupyansk è al centro dell’attenzione. Dopo che il comando militare aveva falsamente riferito a Putin il pieno controllo della città, gli ucraini hanno tentato una violenta controffensiva per ottenere vantaggi diplomatici. L’attacco è fallito e ora i russi stanno recuperando terreno. È emblematico il fermo richiamo del ministro Belousov ai suoi ufficiali: il Cremlino non sembra più disposto a tollerare rapporti edulcorati sulla realtà del fronte, il che lascia presagire imminenti avvicendamenti ai vertici del settore.
- https://www.youtube.com/watch?v=Gb03cM3uT6c
- Krasny Liman: L’avanzata russa procede decisa, accerchiando la città da tre direzioni. Le linee logistiche nemiche e i guadi sul fiume Siversky Doneck sono sistematicamente distrutti dai bombardamenti.
- Zaparoje: Guliapole è ora sotto pieno controllo russo e funge da base per le operazioni verso nord (Zelene, Priluky). A sud, si sta espandendo un vasto saliente russo che, dopo la presa di Primorske e Lukyanovske, punta a isolare Orikov e a scardinare la seconda linea difensiva ucraina presso Komyshuvaka.
- L’illusione della scelta
- La dottrina del “Plata o plomo” non è più confinata alla cronaca nera dei cartelli, ma è diventata il pilastro della politica estera di una superpotenza che non accetta il tramonto della propria egemonia. Dalle coste della Groenlandia alle strade di Teheran, fino alle trincee del Donbass, il messaggio è univoco: chi non accetta il “prezzo” del servilismo deve essere pronto a subire la violenza della destabilizzazione.
- Il “triste risveglio” delle classi dirigenti europee consiste proprio in questo: scoprire che non esiste una via di mezzo. L’Italia e l’Europa si trovano davanti a un bivio identitario. Possiamo continuare a scattare foto e a ignorare i segnali di fumo che si levano dai nostri confini, accettando l’argento di Washington in cambio della sovranità, oppure possiamo iniziare a pretendere un mondo dove il diritto internazionale non sia il vestito su misura per un solo padrone. Ma per farlo, servirebbe una dignità politica che, al momento, sembra sparita dai radar tanto quanto il conflitto ucraino.

