Mettiti in comunicazione con noi

12 Gennaio 2026

È tutto finto

Avatar photo

Pubblicato

su

Immagine realizzata con l'AI

di Alessandro Andrea Argeri

Apro Instagram, quasi tutti i post sono realizzati con l’intelligenza artificiale. Prima c’era il problema dei trend tutti uguali, ora anche le descrizioni sono sempre le stesse. È tutto finto, sempre più spesso viene voglia di non aprire l’app. A dicembre ho smesso di seguire una pagina specializzata in notizie sugli sport da combattimento perché i post erano diventati improvvisamente pieni di inesattezze, un grosso problema per un blog “settoriale”, cioè seguito da una community di nicchia, quindi specializzata nell’argomento. “Dobbiamo sopperire alla mancanza di personale durante le feste, e il periodo ci chiede comunque di pubblicare tanti post”, spiegano gli admin. Va bene, è comprensibile doversi adattare ai tempi per rimanere a galla, ma sarebbe bene controllare almeno le informazioni: Khabib non ha mai vinto quarantacinque incontri consecutivi, Roy Jones non ha mai combattuto con Tyson Fury, Bivol non è messicano, quello è Canelo, qual è il senso di pubblicare contenuti a raffica se la qualità è bassissima?

Ogni tanto reincontro per strada M., un mio vecchio compagno di scuola, il quale appena mi vede saluta sempre con “Ciao dotto’!”, poi mi fa il segno del numero tre con le dita. Un riferimento alle icone dei santi? Macché! Mi ricorda di avere la terza media, quindi di non fare “discorsi da filosofi” perché “sennò parte la capa”. Ricordo quando a dodici anni mi chiese di scrivergli una lettera d’amore per la sua prima cotta. “Che vorresti dirle?”, gli domandai prima di scrivere. Faccio così con tutti. Solitamente, quando mi chiedono di scrivere qualcosa per altri, cerco prima di capire i loro pensieri, in questo modo almeno la metà del lavoro è compiuto, poi a me tocca giusto scrivere, aggiustare la forma, rendere quelle idee “presentabili” o in certi casi addirittura comprensibili, insomma ero “un Chat GPT ante litteram”! Il giorno dopo la risposta di lei fu laconica: “È impossibile che tua abbia imparato il congiuntivo in una sera!”, così il povero M. vide la fine di una potenziale grande storia d’amore, però almeno ci avevamo provato. Dal liceo non ci vediamo più come prima, ma ci seguiamo ancora sui social. Dopo vari lavori, “il factotum M.” si è consacrato alla professione di “content creator”: pubblica frasi sulla vita, sulle sue passioni, a volte si cimenta in recensioni di videogiochi, il tutto in un italiano perfetto. Sarà diventato un poeta? Fulminato dallo spirito di Dante sulla via di Damasco, deve avere imparato anche a realizzare le grafiche in stile lo studio Gibli, chissà se da quando è arrivato Chat GPT ha avuto modo di scrivere altre lettere d’amore…

L’AI ha messo a disposizione una gran quantità di strumenti a praticamente chiunque sappia digitare il comando, la sua rivoluzione è stata più grande di quella di internet agli albori, però in fondo non è nulla di speciale. Stupisce all’inizio, poi la magia passa quando ci si accorge di poter fare né più né meno di quello che facevamo prima, magari più velocemente, ma siamo sicuri della qualità? Certamente opporsi al progresso è inutile, la Storia insegna come se non si impara a governare il cambiamento si finisce col restarne travolti, per questo, quando c’è una nuova scoperta, la differenza consiste nel modo in cui la si usa. Un esempio: non aveva senso dieci anni fa fare la guerra ai telefonini nelle scuole, piuttosto, se gli insegnanti avessero insegnato ad usarlo consapevolmente forse ci saremmo evitati di vedere le bacheche intasate di balletti imbarazzanti e tanti altri fenomeni da circo – con tutto il rispetto per il circo.

Ad ogni modo, non diventeremo più stupidi a via di chiedere ai vari chatbot, anzi sarà un po’ come quando sono arrivati i social network: tanti lo erano già prima, tuttavia fino ad allora non lo sapevamo. Ora, l’intelligenza artificiale rielabora i dati di cui è già in possesso, senza però produrne di nuovi, insomma è “generativa”, non “creativa” nel senso vero del termine, motivo per cui se demanderemo ogni attività davvero innovativa alle macchine avremo solo la copia di quanto già abbiamo, in più perderemo quell’unicità propria dell’essere umano. Non ci sarà nessuna apocalisse, però diciamolo: il vero progresso può essere portato solo da una individualità autentica, questa volta l’evoluzione non ci evolverà.

Giornalista regolarmente tesserato all'Albo dei Giornalisti di Puglia, Elenco Pubblicisti, tessera n. 183934. Pongo domande. No, non sono un filosofo (e nemmeno radical chic). Per eventuali comunicazioni scrivere a: aless.argeri@gmail.com