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11 Maggio 2026

TACO l’ha combinata grossa e non riesce a uscirsene

Fallimento militare occidentale e fine dell’egemonia USA in Medio Oriente.

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Credit foto https://www.merkur.de/politik/lage-im-iran-usa-stehen-naeher-vor-grossem-krieg-als-amerikanern-bewusst-ist-zr-94178312.html

Di Fulvio Rapanà

Sull’annuncio del cessate il fuoco più o meno definitivo per la “fine della guerra” i commenti sui giornali americani sono più ironici e perplessi che entusiasti. Su quelli italiani di destra in particolare si continua una narrazione bellica favorevole agli Stati Uniti e ad Israele, del tutto priva di fondamento favorita dall’evidenza che quelli di destra non leggono i giornali ma solo i titoli. Pur essendo la vicenda ancora in alto mare con i penultimatum che scadono ogni due giorni e vengono rinnovati nessuno si sorprende più della mala fede di Trump e Netanyahu che non avendo raggiunto gli obiettivi che si erano prefissati starebbero prendendo tempo per riprovarci fra qualche mese. Da questi 40 giorni di guerra  qualche risultanza geopolitica viene fuori . Primo: non sappiamo se Hormuz è stato riaperto,  o lo sarà  così come prima del 27 febbraio,  rispetto al doppio blocco, prima iraniano poi americano,  ma gli iraniani hanno chiarito al mondo che possono in qualsiasi momento richiuderlo. Secondo: avere o non avere un arsenale nucleare conta poco se poi una potenza ufficialmente non nucleare è in grado di distruggere le basi militari e colpire le città delle potenze nucleari.  Terzo: gli Stati Uniti sono stati cacciati da tutto il medioriente, dall’Iraq allo Yemen,  dalla superiorità missilistica e strategica dell’Iran. Alleanze decennali con i petro stati del Golfo si sono sgretolate per l’incapacità degli USA di difenderle in modo efficace.

Risultanze strategiche della guerra  più profonde e durature

Dopo l’ultima settimana di guerra difficilmente gli Stati Uniti avrebbero ripreso la campagna aerea sull’Iran. In quei sei giorni gli iraniani hanno inflitto perdite considerevoli all’aeronautica americana che riteneva i cieli iraniani “completamente liberi”. Istituti di ricerca militare inglesi e americani lo mettono in relazione alla probabile fornitura della Cina all’Iran di sistemi radar avanzatissimi che individuano gli aerei, anche con tecnologia stealth,  a 700 chilometri di distanza, e armamenti di difesa antiaerea che gli aerei americani eludono molto meno . Inoltre si sospetta una capacità condivisa tra iraniani e cinesi di intrusione  nei sistemi di comunicazione militare americani. Un drone avanzatissimo e super segreto del costo di 250 mln di $ partito da Sigonella è sparito senza lasciare traccia mentre era sul golfo Persico. Stati Uniti e Israele hanno subito la distruzione parziale o totale di 288 basi  e postazioni militari che rende le attività militari sia offensive che difensive estremamente complesse e più ad alto rischio. Sono state confermate dai fatti le ipotesi che i sistemi antimissile, su tre livelli, a disposizione degli “alleati”  siano poco efficaci rispetto ai missili balistici moderni più flessibili e manovrabili. Gli Stati Uniti hanno un’ autonomia bellica  da guerra piena di 12 /15 giorni al massimo e la possibilità industriale di ripristinarla non prima di 8/10 mesi. Questa evidenza militare preoccupante è stata posta in relazione ad un ipotetico scontro con la Cina. Come ho già scritto in un articolo del 2025 su questo giornale, con riferimento al mancato rifornimento a Kiev di armamenti e munizioni ,  l’occidente non ha una reale capacità industriale di produzione bellica in quantità tale da sostenere una guerra convenzionale prolungata, inoltre i giocattoli che ci forniscono le industrie belliche sono adatti quasi esclusivamente per le fasi di attacco e rappresentano bene l’arroganza dell’occidente  convinta che non esiste nemico in condizione di minacciarla,  ma saremmo sempre noi ad attaccare  e distruggere in breve tempo gli avversari. L’ Arabia Saudita dopo il fallimento della difesa antimissile americana e il famoso “mi bacia il c…..” pronunciato da Trump verso Bin Salman  hanno comunicato l’ordinanza di sfratto agli USA delle basi militari dal proprio territorio. I sauditi hanno finalmente compreso , a differenza degli europei che dormono, che gli americani non hanno alleati ma solo sudditi da proteggere in funzione dei loro interessi e di quelli di Israele, e che solo con la diplomazia e la capacità di stare in equilibrio fra tutte le potenze geopolitiche globali o regionali possa garantirgli un futuro pacifico e prospero. Anche gli Emirati Arabi Uniti che hanno chiesto una difesa antimissile a Israele forse non sono stati informati che gli iraniani hanno centrato la casa di Netanyahu, la sede del Mossad e la base nucleare di Dimona.

Il disastro sociale sarà di molto superiore a quello militare

Parallelamente a quelle militari si evidenziano conseguenze economiche e sociali. Scrive, il premio Nobel  Joseph,  E. Stiglitz su Project&Syndicate: “le catene di approvvigionamento critiche sono già state interrotte e gli impianti di produzione di petrolio e gas in tutta la regione fortemente danneggiati e ci vorranno mesi  o anni per riparare i danni. La produzione di fertilizzanti, da cui dipendono i sistemi alimentari globali, è in gran parte compromessa. Prima del ritorno di Trump alla Casa Bianca, l’inflazione era in calo, tuttavia, i dazi hanno rallentato notevolmente questa tendenza e ora con l’aumentato costo dell’energia è ripartita l’inflazione a livello globale”. La prima merce a subire dure conseguenze è il denaro. Le Banche Centrali  valutano attentamente gli indicatori dell’inflazione per decidere cosa fare sui tassi d’interesse se continuare a ridurli o tenerli stabili o aumentarli. La BCE nell’ultimo briefing di aprile ha deciso di mantenere invariati i tassi su un outlook in aumento. Negli Stati Uniti il possibile aumento dei tassi, già alti, oltre a riaccendere lo scontro fra Trump, che da tempo chiede un immediato e drastico taglio dei tassi, e la FED, che non ci pensa per niente,   aggraverà la crisi dell’accessibilità economica, perché acquistare una casa, con mutui al 7/8%,  o saldare un debito su una carta di credito diventerà più difficile. L’economia statunitense già in difficoltà  rischia un’ulteriore rallentamento a causa delle politiche commerciali, migratorie e fiscali inconcludenti di Trump. Se non fosse per la spesa sfrenata per i data center dedicati all’intelligenza artificiale, che sostengono circa un terzo della crescita statunitense, l’economia americana produrrebbe un aumento dell’1% di PIL . Inoltre con  i tagli fiscali regressivi di Trump, per miliardari e aziende,  la FED e il governo federale hanno meno margine di manovra fiscale per attutire le perturbazioni causate da Trump e quelle che l’intelligenza artificiale potrebbe portare, dalla perdita di posti di lavoro al crollo della bolla tecnologica. Anche l’affermazione di Trump secondo cui gli Stati Uniti trarranno vantaggio dall’essere esportatori netti di petrolio è una sciocchezza, la Exxon ne trarrà beneficio, ma i consumatori statunitensi pagano prezzi stabiliti a livello globale, e che sono aumentati considerevolmente negli Stati Uniti come in Europa.   

Per Israele previsioni fosche                  

Anche per Israele le ripercussioni,  interne ed esterne,  di questi due anni di guerra e dell’ultima con l’Iran si preannunciano preoccupanti. I sionisti dovranno abbandonare velleità di egemonia sul medioriente e accontentarsi di continuare a assassinare e opprimere nel loro giardinetto di casa. I famosi “accordi di Abramo” che avrebbero dovuto normalizzare i rapporti fra Israele e il mondo arabo sono carta straccia. Risultati militari  assolutamente inconcludenti: non sono riusciti a debellare Hamas, non hanno causato un cambio di regime né hanno distrutto le potenzialità nucleari dell’Iran,  non riescono a battere Hezbollah  che ha costretto l’IDF a ridurre le operazioni di terra continuando solo quelle di distruzione sistematica tipo “Gaza” di città e comunità abitate da civili inermi. Ma i pericoli maggiori per Israele provengono dagli Stati Uniti dove monta sempre più forte una onda  antisionista, ora anche antiebraica. Le censure non riescono più a nascondere al grande pubblico  il livello di distruzione, di vittime civili e di sofferenza gratuita inflitta da Israele. La  repressione   attuata da tutti i governi dell’occidente verso organizzazioni e manifestazioni pro-Palestina,  contrarie alle politiche colonialiste e predatorie di Israele,  non fanno altro che aumentare il consenso verso la causa palestinese e la pressione sui governi occidentali per l’imposizione di sanzioni economiche  verso il governo e le organizzazioni sioniste. Il giochino della propaganda sionista di equiparare l’antisionismo all’antiebraismo sta fallendo miseramente proprio per l’azione di un numero sempre maggiore di ebrei che ripudiano le politiche di Israele. Il sionismo rappresenta sempre più un  incubatore ideologico in cui sono presenti ebrei ma soprattutto cristiani evangelici che sono i più accaniti sostenitori dello stato di Israele. Nell’ultimo sondaggio PWN  di aprile il 72% dei democratici e il 47% dei repubblicani ritiene che l’alleanza senza limiti con  Israele non  sia negli interessi degli Stati Uniti, nel 2022 erano rispettivamente il 38% dei democratici e il 18% dei repubblicani.  E siamo ancora agli inizi del nostro cambio di regime.

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