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09 Febbraio 2026

Minneapolis come Gaza

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Credit foto https://sahanjournal.com/immigration/minneapolis-woman-ice-arrest-citizen-observer/

Di Fulvio Rapanà

Non guardo più i telegiornali e di conseguenza mi sfuggono le immagini aggiornate delle squadracce dell’ICE in azione nelle città americane ma leggo i giornali esteri e guardo le foto dei poliziotti dell’ICE con il passamontagna ho fatto  da tempo un collegamento con le foto dei terroristi di Hamas infiocchettati più o meno come loro. Dovrebbe sorprendermi questa similitudine tra un terrorista in una zona di guerra e un poliziotto in una nazione che dobbiamo ancora considerare democratica. Ma non è così. La mia riflessione a distanza di mesi è arrivata a maturazione con un articolo di  Thomas L. Friedman su NYT : “da ebreo laico mi chiedo,  guardo in televisione i filmati di uomini incappucciati, con i passamontagna e con i mitra spianati in mezzo ai civili a Gaza come a Minneapolis, e mi chiedo se il virus del medioriente con le sue violenze e sopraffazioni  sia arrivato negli Stati Uniti oppure siamo stati noi americani che negli anni abbiamo infettato il medioriente con il nostro virus della  violenza, del razzismo e del colonialismo”. Le foto sono così simili che una persona normale avrebbe difficoltà a distinguere chi è un agente dell’ICE piuttosto che un miliziano di Hamas.   Si può capire che lo facciano quelli di  Hamas, hanno  le mani sporche di sangue israeliano e palestinese e temono ritorsioni,  ma vederlo a Minneapolis e nelle altre città americane  dove  le forze di polizia  sono incaricate di difendere la Costituzione e lo stato di diritto sembra assurdo, ma, confermo ancora una volta, non lo è.

Chi ha infettato chi

 Torno alla domanda iniziale di Friedman “chi ha infettato chi”. Stati Uniti, Israele e i palestinesi sono arrivati a questo punto di violenza dopo un percorso che queste società hanno effettuato in modi e tempi diversi ma rielaborando elementi di fondo che esistevano latenti nelle loro società primo fra tutti il problema razziale. L’America bianca ha sempre avuto molto forte al suo interno forme di razzismo perpetrate anche in forme violente. Gli stati del sud non hanno mai chiuso definitivamente la guerra civile e considerano l’abolizione della discriminazione e della segregazione razziale una ulteriore umiliazione che gli stati del nord gli hanno inflitto. L’elezione di Barack Obama senza il voto maggioritario dei bianchi è stato uno shock che ha fatto accendere le luci rosse di una “sostituzione  razziale”  a favore di razze e nazionalismi che non sono quelle dei padri fondatori o degli immigrati dall’Europa che in varie ondate sono venute dall’Europa negli Stati Uniti. La consapevolezza che continuando il medesimo trend migratorio o di cittadinanza per legge, ius soli, i neri, gli ispanici e gli asiatici  avrebbero, nel 2045, superato come numero i cittadini bianchi di origine europea ha determinato un forte allarme anche per coloro che hanno combattuto  il razzismo. Già adesso in molti quartieri delle città americane la lingua più parlata è lo spagnolo, e negli stati del sud, più che in quelli del nord,  come il  Texas i bianchi non ispanici rappresentano il 40% della composizione razziale,  peggio per la California dove sono il 34% , il 58% in Arizona, il 36% nel New Mexico, il 56% in Louisiana. Chi tiene le fila del “sistema America” questo trend demografico e migratorio sa perfettamente dove avrebbe portato e già dal 2014  ha messo mano a contromisure per arginarlo. Come è successo e continua a succedere le destre illiberali  razziste, blocco politico e sociale molto diverso dal conservatorismo britannico e del partito Repubblicano fino ai Bush, sono partiti dal perno centrale del  sistema democratico: i giudici,  la Corte Suprema. Con azioni sistemiche la destra ha cambiato quanti più giudici possibili sia a livello locale che federale che della Corte Suprema trasformandola da moderata in conservatrice. Nel 2023 con una sentenza, che ha cambiato totalmente il panorama politico sia parlamentare che del potere esecutivo,  la Corte ha stabilito che un “ex presidente gode di immunità assoluta per atti ufficiali costituzionali e immunità presuntiva per altri atti ufficiali”, allargando a dismisura i poteri esecutivi del presidente e affermando la totale immunità successiva al suo mandato.  Questo è il  presupposto giuridico messo in piedi per dare l’autorità e il potere al Presidente di bloccare o rallentare  il declino razziale: deportando milioni di immigrati anche regolari e bloccare la cittadinanza per la nascita sul suolo americano. Trump o chi per lui ha scatenato una guerra civile a sfondo razziale utilizzando una forza di polizia, l’ICE,  che con qualsiasi metodo deve ridurre la presenza di immigrati dal suolo americano e per raggiungere il risultato gli viene consentito di andare oltre la legge. Non è un problema di ordine pubblico. Deportazioni fuori dagli Stati Uniti, detenzioni in carceri speciali senza processo,  arresti indiscriminati senza imputazioni. Le modalità violente, con cui pensano di risolvere il problema razziale, gli Stati Uniti lo hanno nel loro DNA, non è una un “malware virus” un agente patogeno malefico che ha colpito Trump il mondo MAGA e il partito repubblicano . Gli uomini dell’ICE incappucciati sono parte integrante della storia americana che ha quasi sempre risolto o provato a risolvere le controversie anche interne con l’uso della violenza e delle armi. Insieme alla soluzione  razziale il sistema “a strascico”   prova a mettere la museruola a tutto quello che contrasta con questa visione reazionaria : università, giornali, inclusione sociale, tolleranza, tutti valori ritenuti un peso che in questi anni di maggioranze democratiche avrebbero frenato la leadership, il vigore e lo slancio degli Stati Uniti.  

Il virus sionista

Di pari passo con l’aumento della violenza negli Stati Uniti e determinati a  risolvere i problemi con le armi Israele ha cominciato a distruggere sistematicamente, con l’appoggio diplomatico e  delle armi americane,  tutto ciò che non è “assoggettato” ai progetti sionisti sia al suo interno che in tutto il medioriente fino all’Afghanistan. Può essere che  i sionisti americani il virus se lo sono portato appresso migrando in Israele?  Anche in Israele hanno un problema razziale a 7 milioni di razza ebraica si contrappongono 7 milioni di palestinesi con i  due gruppi che fanno a  gara a chi migliora la natalità per non farsi sopraffare numericamente dall’altra parte. Per stare alla domanda l’ indizio lo rileva Friedman: “ un caso che ha suscitato interesse  è il dato che, dallo scoppio della guerra del 7 ottobre 2023, c’è stata una emigrazione da Israele superiore agli arrivi ad eccezione di cittadini provenienti dagli Stati Uniti e Canada. Nel 2025 nonostante il conflitto in corso  più di 4.150 sionisti provenienti dagli Stati Uniti e Canada si sono trasferiti in Israele  segnando un incremento di oltre il 12% rispetto al 2024”. Un altro indizio mi arriva dal mio amico Leonardo Cohen : “ fino a  30 anni fa Israele era una nazione europea ora sembra di stare negli Stati Uniti, gli immigrati dal  nordamerica hanno cambiato radicalmente lo stile di vita e la composizione sociale e politica della società”. Sembra evidente che la violenza e la sopraffazione perpetrata con la forza  sulla popolazione palestinese sembrerebbe una diretta conseguenza della migrazione dalle comunità sioniste del nordamerica, che hanno subito una radicalizzazione messianica,  fiancheggiate dalle chiese cristiane evangeliche che  appoggiano il sionismo più di quanto non facciano gli ebrei stessi.

Tre nazioni che hanno peggiorato di molto gli standard democratici, con in comune di essere guidate da leader pessimi che antepongono a tutto la propria sorte personale e politica preferendo soluzioni facili e violente al duro lavoro della risoluzione negoziata dei problemi. Trump, e chi tiene le sue fila, non potrà mai risolvere il problema razziale se non danneggiando l’economia, rischiare una vera guerra civile o peggio la secessione di una ventina di stati che darebbero vita ad un’altra federazione.  Netanyahu  fa finta di infischiarsene di guidare  una nazione, fino a qualche anno fa  integrata nel consesso delle nazioni democratiche,  che attualmente nella gran parte delle opinioni pubbliche è considerata una stato canaglia; Hamas che nel suo disperato tentativo di guidare il movimento palestinese si è imbarcata in una guerra che forse non ha perso ma che ha distrutto completamente milioni di esistenze palestinesi.

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