02 Marzo 2026
Tra tariffe e migranti: il potere di Trump incontra nuovi limiti nei tribunali
Nel suo secondo mandato, Donald Trump governa in un clima più conflittuale. Le recenti decisioni giudiziarie su tariffe e politiche migratorie segnalano che l’espansione dell’autorità esecutiva incontra resistenze crescenti — non per una conversione morale delle istituzioni, ma per un mutamento del contesto politico ed economico.

Di Marlene Madalena Pozzan Foschiera
Un primo mandato costruito sulla deferenza istituzionale
Durante il suo primo mandato, Donald Trump riuscì a spingere la politica migratoria verso livelli di restrizione senza precedenti recenti — e spesso con l’avallo della magistratura. La Corte Suprema convalidò la versione riformulata del travel ban del 2017, che colpiva Paesi a maggioranza musulmana, e riconobbe ampia discrezionalità all’Esecutivo in materia di sicurezza nazionale e immigrazione.
Non si trattò di un’anomalia esclusivamente repubblicana. La politica migratoria statunitense porta da decenni una forte impronta securitaria, sostenuta in forme diverse sia da amministrazioni democratiche che repubblicane. Tuttavia, il trumpismo trasformò quell’impianto in un asse identitario e mobilitante, radicalizzando il linguaggio e teatralizzando la repressione.
Instabilità economica e tensione istituzionale
Oggi, nel suo secondo mandato, lo scenario è cambiato. L’oscillazione delle aliquote tariffarie — introdotte, sospese, modificate e rilanciate con rapidità — ha generato incertezza nei mercati e tensioni nelle catene produttive. Secondo dati della National Retail Federation, alcune categorie di beni di consumo hanno registrato aumenti di costo compresi tra il 12% e il 25% per effetto delle nuove misure doganali. L’indice di fiducia dei consumatori elaborato dal Conference Board ha segnato, nel periodo considerato, uno dei cali mensili più marcati degli ultimi due anni.
Parallelamente, l’inflazione rimane un tema sensibile per l’opinione pubblica. Il costo della vita elevato e la percezione di instabilità economica hanno alimentato un calo di fiducia dei consumatori e segnali di insoddisfazione sociale. Settori industriali e finanziari che avevano sostenuto politicamente Trump hanno registrato perdite significative. Diversi sondaggi indicano fluttuazioni nella popolarità presidenziale, soprattutto tra elettori indipendenti e moderati.
Quando il potere comincia a produrre incertezza economica, la deferenza istituzionale tende a ridursi. Alleati ricalcolano — e le istituzioni esercitano con maggiore fermezza la loro funzione di limite.
Il primo segnale: le tariffe davanti ai tribunali
La recente decisione giudiziaria che ha limitato l’applicazione di determinate misure tariffarie rappresenta un primo segnale concreto di questo clima. Non è una rottura radicale con il passato, ma indica che l’espansione dell’autorità esecutiva incontra resistenze più frequenti rispetto al primo mandato. La magistratura non ha cambiato orientamento politico: ha risposto a un contesto mutato.
Rifugiati e promessa tradita: la decisione del Minnesota
È in questo quadro che si inserisce la decisione del giudice federale John R. Tunheim, del Distretto del Minnesota. Tunheim ha bloccato una nuova interpretazione della legge migratoria che avrebbe consentito misure coercitive contro rifugiati già ammessi legalmente nel Paese. Nella sua pronuncia ha scritto:
“Il Tribunale non permetterà che le autorità federali utilizzino una nuova e errata interpretazione statutaria per terrorizzare rifugiati che sono immigrati in questo Paese con la promessa di essere accolti e autorizzati a vivere in pace, lontano dalle persecuzioni da cui sono fuggiti.”
La decisione sospende l’applicazione della misura nel Minnesota. A seguire, un gruppo più ampio di rifugiati ha presentato un’azione analoga in Massachusetts, chiedendo l’estensione del blocco a livello nazionale — un’espansione giuridica che, se confermata, avrebbe ricadute significative sull’intera architettura della politica migratoria federale.
In una nota, l’International Refugee Assistance Project ha sottolineato che la sentenza del Minnesota consente ai rifugiati di “vivere senza il timore di essere arrestati e separati dalle proprie famiglie”. Non è un dettaglio retorico: secondo i dati UNHCR, oltre 110 milioni di persone nel mondo sono costrette alla fuga. Gli Stati Uniti rappresentano uno dei principali Paesi di reinsediamento: ciò che accade nelle loro aule giudiziarie ha una risonanza che va ben oltre i confini nazionali.
Non una svolta morale, ma un equilibrio in movimento
La questione centrale non è soltanto la protezione dei rifugiati, per quanto cruciale. È l’equilibrio dei poteri. Durante il primo mandato, la magistratura federale aveva spesso concesso ampia discrezionalità all’Esecutivo in materia migratoria. Oggi non si assiste a un’improvvisa conversione morale delle istituzioni: si assiste a un mutamento del contesto politico ed economico in cui esse operano.
Quando il volontarismo presidenziale si traduce in instabilità economica e tensione sociale, anche le istituzioni diventano meno inclini alla deferenza automatica. I giudici non leggono i sondaggi, ma operano in una società in cui le conseguenze delle politiche — sui prezzi, sui lavoratori, sulle famiglie di rifugiati — diventano più visibili e contestate.
Conclusione: il potere misurato dai limiti che incontra
Il consenso di Trump resta significativo e la sua capacità di mobilitazione intatta. Ma il suo potere non appare più privo di attriti. Tra tariffe, inflazione e politiche migratorie restrittive, l’amministrazione si muove in un quadro più conflittuale di quanto il primo mandato avesse lasciato presagire.
Le decisioni giudiziarie recenti non segnano la fine del trumpismo. Indicano però che il sistema istituzionale statunitense sta entrando in una fase di tensione più esplicita — e che quella tensione è alimentata, almeno in parte, dalle conseguenze economiche delle stesse politiche dell’amministrazione.
In democrazia, il potere non si misura solo dalla forza con cui avanza, ma anche dai limiti che incontra. Quei limiti, oggi, sono diventati più visibili.

