29 Marzo 2026
Sergio Racanati al Bifest presenta Debris/Detriti

a cura di Fabia Tonazzi
Tra i film proposti dal Bifest 2026, Debris/Detriti è sicuramente tra quelli più significativi.
Detriti, (regia di Sergio Racanati) è un film che potremmo definire “esperenziale”. Detriti è un’esperienza visiva e concettuale che si colloca tra cinema d’autore, arte contemporanea e ricerca antropologica.
Per chi è attento ai dettagli come le luci, le riprese, le inquadrature, i suoni, non può non amare questo film. Infatti sono tutti elementi che conducono lo spettatore a disegnare metaforicamente, nella sua immaginazione, una sorta di quadro.
Perché scegliere proprio questo nome, “Detriti”? Il regista, Sergio Racanati, si concentra non solo “su ciò che resta”, ma su “ciò che parla”. I detriti, sono frammenti che, messi insieme, rivelano le contraddizioni del presente e il costo umano e ambientale del progresso.
I “detriti” sono gli scarti visibili: oggetti abbandonati, paesaggi segnati dallo sfruttamento, tracce di attività umane che hanno consumato il territorio ma…
Anche le persone e le comunità marginalizzate: individui lasciati ai margini dei processi di sviluppo. Non protagonisti, ma residui di un sistema che produce inclusione per pochi ed esclusione per molti.
Detriti come memoria frammentata: Nel film, la narrazione stessa è fatta di frammenti.
Non c’è una trama o una storia come in un classico film, bensì si delinea, come un pennello su una tela, un mosaico di immagini. Suoni, frammenti, particolari inquadrature spesso dal basso verso l’alto, invitano lo spettatore a riflettere sulle conseguenze del capitalismo globale.
Tra gli argomenti presi in considerazione ritroviamo “il concetto di sud” e le sue marginalità.
Si parte dai territori osservati, tra Sud America e Amazzonia per arrivare a toccare concetti più leggeri come “i riti sciamanici”. Il film nasce infatti da una ricerca sul campo, in contesti segnati da fragilità economiche e sfruttamento, dove emergono tensioni sociali e identitarie profonde .
Lo stile, sperimentale, abbandona la narrazione classica ponendo al centro della scena dettagli apparentemente insignificanti: volti, oggetti e paesaggi che diventano “detriti” carichi di pathos. Il montaggio accompagna lo spettatore in una visione decentrata, dove non esiste un punto di vista dominante ma una pluralità di sguardi .
Il risultato è un film che richiede partecipazione attiva: non offre risposte, ma pone domande. Cosa resta dopo lo sfruttamento? Quali tracce sopravvivono nelle comunità marginali? E soprattutto: siamo ancora capaci di vedere davvero ciò che abbiamo davanti?
Dal punto di vista estetico, Detriti lavora su immagini spesso sfocate o dilatate nel tempo. Fondamentale è la componente sonora altrettanto destrutturata che accompagna l’intero film. Questo film proprio come un quadro, evoca, suggerisce, affascina, avvicinandosi più a una “installazione filmica” che a un documentario tradizionale.
Detriti è un film coerente con la poetica dell’autore.
Da un lato potrebbe risultare ostica a chi cerca una narrazione convenzionale, dall’altra invece cattura l’attenzione di chi è interessato al cinema sperimentale e alle pratiche artistiche contemporanee.
Detriti è un film che non si guarda passivamente, ma si attraversa. I protagonisti sono i paesaggi e i suoi colori, sapori, la gente e il loro punto di vista sulle dinamiche politiche e non solo.
Se volete conoscere la vera Argentina con il suo folklore e le sue verità, Detriti è esattamente il tipo di film che saprà conquistarvi con le sue scene uniche e originali.

