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Inchiesta

Maria Fresu, una storia ferma alle 10:25

A Bologna. Tra le centinaia di passeggeri che sopportano caldo e ritardi c’è una giovane donna. Maria Fresu.

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Di Pierdomenico Corte Ruggiero

2 agosto 1980. L’Italia ha messo il cartello “chiuso per ferie”. Erano anni in cui ad agosto chiudeva tutto. Era difficile anche comprare il pane.

Il 2 agosto è un sabato. Quale giorno migliore per partire? Infatti a migliaia partono. Soprattutto in treno.

Il 2 agosto 1980 le stazioni sono piene e i treni in ritardo. Succede. Nelle ferrovie italiane succede spesso.

I passeggeri attendono, anche per ore. Il problema è il caldo. Perché il 2 agosto 1980 fa caldo. Molto. Troppo caldo.

Nelle stazioni i passeggeri cercano riparo dal sole.

Anche a Bologna. Tra le centinaia di passeggeri che sopportano caldo e ritardi c’è una giovane donna. Maria Fresu.

Maria è sarda ma vive e lavora in Toscana. Si trova a Bologna ma non da sola. Con lei la figlia  Angela di tre anni e due sue amiche.

Avevano organizzato una meritata vacanza dopo mesi di lavoro. A Bologna attendono la coincidenza. Un treno che le porterà verso nord e il fresco.

Nel frattempo, però, il caldo è insopportabile. Maria insieme alle amiche e ovviamente alla figlia comprano dei panini e poi decidono di trovare un posto dove sedersi per attendere il treno.

Il luogo naturale è la sala d’attesa di seconda classe. Cercano dei posti liberi dove sedersi.

Si siedono Angela e le due amiche. Maria resta all’impiedi. Forse per controllare meglio la figlia che come tutti i bambini ferma non riesce a stare.

Parlano delle vacanze, dei progetti. Probabilmente guardano l’orologio. I minuti che passano lenti e sudati. Stremati dal caldo.

Improvvisamente l’orologio si ferma. Alle 10.25. Una fortissima esplosione devasta la stazione di Bologna.

Viene cancellata anche la sala d’attesa di seconda classe.

85 vittime e centinaia di feriti. Una bomba. Una strage. Le sentenze indicano i colpevoli.

Eppure Maria Fresu non si trova. Una sua amica riesce a salvarsi. Vengono ritrovati i corpi di Angela e dell’altra amica. Non viene ritrovato il corpo di Maria. Scomparsa.

Viene ritrovato un pezzo di un volto che nel 1980 viene attribuito a Maria Fresu. Recenti analisi del Dna hanno accertato che non appartiene a lei.

Che fine ha fatto Maria Fresu?

Lei si trovava ad una distanza tra i cinque e gli otto metri dalla bomba. Escluso che il corpo sia stato disintegrato. La soluzione più logica è che il suo corpo sia stato depezzato dai calcinacci lanciati come proiettili dall’esplosione. Successivamente i vari pezzi del corpo sono stati messi per errore in altre bare. Soluzione logica ma ovviamente da dimostrare.

Perché questo succede solo a Maria? Era vicinissima alle due amiche e alla figlia che vengono ritrovate intatte. Forse a fare la differenza il fatto che Maria era in piedi.

Probabilmente un’accurata e sofisticata ricostruzione 3D, con la collaborazione di esperti in esplosivistica, medicina legale e ingegneria, potrebbe aiutare a capire cos’è accaduto al corpo di Maria Fresu.

Resta l’amarezza del tentativo di strumentalizzare la vicenda di Maria Fresu per mettere in discussione la sentenza di colpevolezza.

I famigliari di Maria hanno diritto di ritrovare almeno i resti mortali. Senza appunto strumentalizzazioni.

Altrettanto doveroso è stabilire a chi appartiene il pezzo di volto senza nome.

Rimane la speranza, certezza per la fede, che Maria abbia ritrovato Angela. Una vita così breve la loro e un amore così grande il loro che non può essere cancellato da una lancetta fissa da 44 anni alle 10.25.

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