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Inps e invalidità: la danza delle parole

I soggetti più fragili hanno diritto al sostegno dello Stato non di cavilli. Lasciamo l’avvocato Azzecca-garbugli alle immortali pagine del Manzoni.

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Credit foto https://www.uilpa.it/pensioni-l-effetto-covid-fa-risparmiare-all-inps-1-1-miliardi/

Di Pierdomenico Corte Ruggiero

L’Italia è un Paese che invecchia. L’aspettativa di vita, fortunatamente, è sempre più alta. Purtroppo aumentano anche le persone colpite da gravi malattie. Come il cancro. Tutto ciò comporta una spesa sempre più elevata per pensioni e assistenza sanitaria.

Comporta anche una spesa sempre più levata per l’assistenza agli invalidi. Sia l’accertamento e sia il pagamento delle pensioni di invalidità spettano all’Inps.

La procedura è apparentemente semplice. Apparentemente. Il  medico di famiglia deve inviare un certificato online introduttivo, a pagamento, all’Inps. Successivamente il paziente può presentare domanda di invalidità, sempre online.

Successivamente, anche dopo mesi, l’invalido viene chiamato a visita. La commissione medica legale dell’Inps è composta da medici specializzati in medicina legale. Normale verrebbe da dire. In realtà quei iniziano i problemi. Il paziente ha spesso complicate patologie. Patologie seguite da specialisti  e spesso da lungo tempo. Una visita della commissione medica Inps dura poco tempo. Come possono avere il quadro della situazione? Ad esempio ci sono patologie neurologiche che manifestano i loro effetti improvvisamente. Ora il paziente sembra lucido e dopo poco è paralizzato.

Ovviamente il paziente porta tutta la documentazione medica. Sono i membri della commissione medica Inps a decidere quale allegare . Secondo problema. Il cittadino/paziente dovrebbe avere il diritto di chiedere di allegare tutti i documenti o quelli che ritiene importanti.

Dopo la visita il paziente aspetta la consegna del verbale a casa. E qui la tragedia diventa farsa perché dovrà decifrare una marea di termini spesso in contrasto tra loro.

“Difficoltà persistenti a svolgere le funzioni proprie della sua età”; “Invalido con capacità di deambulazione sensibilmente ridotta”; “Persona con handicap con connotazione di gravità”; “Impossibilità a deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore”; “necessità di assistenza continua non essendo in grado di svolgere gli atti quotidiani della vita”. Cinque formule apparentemente simili ma solo le ultime due danno diritto ad un contributo economico.

Un gioco di parole per limitare il numero di beneficiari evidentemente. Se uno ha “difficoltà persistenti” e/o “handicap con connotazione di gravità” e/o “capacità di deambulazione sensibilmente ridotta, come può non aver bisogno di un accompagnatore?

Troppe norme che creano solo confusione e opportunità per cercare cavilli. Il paziente che non è d’accordo sull’esito della visita medica per l’invalidità può solo ricorrere al giudice. Con l’obbligo di nominare un legale. Quindi altre spese. Non era più semplice prevedere una commissione medica di secondo grado indipendente dall’Inps? Inoltre che senso ha il certificato introduttivo, a pagamento, del medico di famiglia se poi non viene preso in considerazione?

Tutti conosciamo le difficoltà di bilancio dell’Inps. La necessità di tenere i conti in ordine. Ciò, però, non può essere fatto negando diritti.

Serve maggiore semplicità e trasparenza. I soggetti più fragili hanno diritto al sostegno dello Stato non di cavilli. Lasciamo l’avvocato Azzecca-garbugli alle immortali pagine del Manzoni.

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