Mettiti in comunicazione con noi

Ambiente

2019: diminuiscono gli abitanti ma aumenta la cementificazione dei suoli

nico catalano

Pubblicato

su

NICO CATALANO

La tutela del suolo è fondamentale per la vita dell’intero pianeta, infatti questo ecosistema è una riserva di biodiversità unica e non riproducibile. Il suolo racchiude il più importante stock di carbonio terrestre dalla cui gestione se effettuata nel rispetto dell’ecologia può dipendere gran parte del successo delle azioni messe in campo dalla comunità internazionale contro gli effetti dei cambiamenti climatici. Inoltre un uso corretto del suolo preserva interi territori dal rischio di essere travolti dalle nefaste conseguenze del dissesto idrogeologico quali frane, smottamenti e alluvioni.

Le Nazioni Unite, tra le condizioni poste con gli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile, collocano come azione necessaria da effettuare entro il 2030 anche l’allineamento del consumo di suolo alla crescita demografica reale. Secondo un rapporto dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) pubblicato qualche giorno fa, il consumo di suolo in Italia, starebbe procedendo al ritmo di quasi due metri quadrati al secondo, è come se ogni anno spuntasse dalla campagna una nuova città, con un territorio urbanizzato di circa 4.900 ettari, ovvero pari a quello dell’intera città di Bologna. Tale consumo di suolo sempre da quanto si evince dal rapporto ISPRA, non procede di pari passo con la crescita demografica, infatti durante il 2019 si sono realizzati oltre 450 metri quadri per ogni abitante in meno, mentre la popolazione italiana diminuisce sempre di più, con una media di circa 100 mila abitanti all’anno, equivalenti ai residenti di un capoluogo di provincia delle dimensioni di Mantova o Lecce. Lo spreco di suolo è destinato a crescere a causa della tendenza di quasi tutti i comuni italiani di sovrastimare l’espansione urbanistica e il reale aumento della popolazione. Si stima nei prossimi anni un aumento di quasi il doppio rispetto al patrimonio edilizio esistente peraltro per il trenta per cento vuoto o inutilizzato, tramite l’adozione di piani regolatori che contemplano una previsione della capacità insediativa residenziale maggiore del settanta per cento rispetto all’effettiva crescita della popolazione. Il consumo di suolo causa danni economici rilevanti al Paese, precisamente negli ultimi anni l’Italia ha perso sia superfici che erano in grado di produrre milioni di quintali di prodotti agricoli, così come boschi e foreste in grado di assicurare lo stoccaggio di qualche milione di tonnellate di carbonio e l’infiltrazione dell’acqua piovana permettendo il ricarico delle falde e il pronto utilizzo di quelle risorse idriche per l’irrigazione delle colture. Ai danni economici si aggiungono anche quelli dovuti alla perdita dei servizi ecosistemici del suolo, che si aggirano tra i 2 e i 3 miliardi di euro all’anno. Un costo collettivo quest’ ultimo su cui è intervenuta recentemente anche la Corte dei Conti invitando le istituzioni a produrre “norme e azioni di radicale contenimento del consumo di suolo al fine di prevenire il dissesto idrogeologico”. Stato, governo e Regioni che invece continuano a fare “orecchie da mercante” permettendo un preoccupante consumo di suolo costante in tutto il territorio nazionale. Uno spreco di territorio che vede anche la Puglia occupare una delle prime posizioni tra le regioni più esposte a questo fenomeno. Infatti nella nostra Regione nel 2019 sono stati cementificati 425 ettari di superficie, sostituiti principalmente da impianti solari e insediamenti turistici. E mentre la Regione proroga con la legge di bilancio l’ennesimo “piano casa” basato non sul riuso dell’esistente e il recupero del suolo ma sul suo continuo consumo, alcune zone della Puglia come la Valle D’Itria, la litoranea Jonica e l’Idruntino in Salento assomigliano sempre più ad una groviera. Tutto in nome di quello sviluppo e di quei profitti che poco si coniugano con l’ambiente, quando capiremo che bisognerebbe fare contrario   sarà troppo tardi per cambiare rotta.

Fonte della foto: LIFEGATE

Agronomo, ricercatore ecologista, divulgatore e saggista