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14 Settembre 2026

Economia di guerra e disuguaglianze

Diritti a rischio e discriminazioni: l’economia della disuguaglianza nella storia

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Credit foto www.ilfattoquotidiano.it

Di Rosamaria Fumarola

Com’è stato possibile? Dai banchi di scuola decine di volte ci siamo fatti questa domanda
studiando talune consuetudini di chi ci ha preceduto. Sentiamo la schiavitù o i sacrifici umani
che hanno caratterizzato ad esempio certe civiltà antiche, come espressioni oggi
inaccettabili della storia dell’ uomo. Personalmente ricordo di aver appreso con raccapriccio
da un saggio del 1957 di Albert Camus, che gli animali tra Medioevo ed Età Moderna,
qualora recassero danno all’ uomo o ai suoi beni potevano essere regolarmente imputati in
processi penali, detenuti nelle carceri, assistiti da un avvocato e se giudicati colpevoli,
condannati persino alla pena di morte. La questione non può essere liquidata prescindendo
da uno studio approfondito del rapporto ambiguo che abbiamo da sempre con gli animali.
Ambiguo solo in apparenza, perché la vita degli esseri umani è governata dal bisogno ma
non solo: esistono la religione, i riti laici e tanto altro che, combinandosi variamente tra loro
rendono possibile ciò che ci sembra surreale o crudele e che invece ha un suo senso se lo
collochiamo nel momento storico in cui ha trovato spazio. A proposito poi di raccapriccio è
quanto ho di recente provato leggendo il programma politico dell’ AfD, il partito neonazista
che ha vinto le elezioni in Sassonia. Ritengo doveroso premettere che non condivido nulla e
da sempre, delle istanze neofasciste e neonaziste che ormai da molti anni godono
dappertutto di un certo seguito. Tra gli altri un punto del suddetto programma ha attratto la
mia attenzione, quello che si propone di relegare i giovani studenti disabili in luoghi separati
da quelli in cui studiano i loro coetanei. Mi sono chiesta come sia possibile questo passo
indietro in termini di diritti dei più deboli e chi potrebbe trarre giovamento da tale disparità. È
a questo punto che disparità analoghe del passato mi sono tornate alla mente ed ho pensato
che tra le ragioni che storicamente in passato hanno motivato discriminazioni analoghe, una
riduzione della disponibilità delle risorse è stata quella più ricorrente. In alcuni momenti la
ricetta per superare l’indigenza è infatti quella della diminuzione del numero di coloro da
considerare cittadini a pieno titolo. Gli altri, non solo i disabili ma anche gli immigrati, gli
omosessuali etc. non possono considerarsi aventi diritto alle onerose tutele previste per i
cittadini di serie A. Ideologia ed economia si fondono qui in un pericoloso abbraccio e
stabilire se la discriminazione abbia ragioni in primo luogo economiche e poi ideologiche o
viceversa diventa impossibile. Una cosa è però senza dubbio in cima ad entrambe e cioè il
potere politico. La politica decide infatti a chi destinare le risorse disponibili e si serve da
sempre della propaganda. Quanto questa possa produrre effetti mostruosi lo testimonia una
vicenda tragicamente nota avvenuta nella Germania del Terzo Reich. Due coniugi, ferventi
nazisti, misero al mondo un bimbo, che nacque affetto da gravi disabilità. Scrissero così una
lettera al Fuhrer affinché accogliesse la richiesta di fare in modo che il piccolo avesse una
“morte pietosa”. Hitler diede così incarico ad un medico di visitare il neonato e di sopprimerlo
con un’iniezione letale. Com’è stato possibile che un padre ed una madre avessero rivolto a
Hitler una simile richiesta? La permeabilità dei nostri pensieri alle influenze esterne
(religiose, ideologiche etc.) è provata da millenni della nostra storia. Se così non fosse i
nostri avi non avrebbero accettato che i propri cari fossero rinchiusi nei manicomi per un’
intera vita, senza ricevere alcuna cura per le proprie patologie. Erano infatti ritenute da tutti
vite sacrificabili ed investire risorse preziose nella cura di questi pazienti significava sottrarle
ad un’ economia quasi sempre di guerra, quella stessa che oggi ci impone di ridimensionare
i diritti dei disabili e di accettare il diktat che non tutte le vite possono essere considerate
uguali.

Giornalista pubblicista, scrittrice, critica jazz, autrice e conduttrice radiofonica, blogger, podcaster, giurisprudente (pentita), appassionata di storia, filosofia, letteratura e sociologia, in attesa di terminare gli studi in archeologia scrivo per diverse testate, malcelando sempre uno smodato amore per tutti i linguaggi ed i segni dell'essere umano