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06 Settembre 2026

Tra il Dharma e l’algoritmo: l’India propone una bussola millenaria per i dilemmi dell’intelligenza artificiale

A Gujarat, la 10ª Conferenza Internazionale Dharma-Dhamma riunirà leader religiosi, scienziati e responsabili politici per discutere di IA, biotecnologia e informatica quantistica alla luce di tradizioni spirituali millenarie

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Di Marlene Madalena Pozzan Foschiera

L’India ospiterà, tra il 4 e il 6 gennaio 2027, la 10ª edizione della Conferenza Internazionale Dharma-Dhamma, nello stato del Gujarat. L’evento, organizzato dalla India Foundation in collaborazione con il BAPS Swaminarayan Research Institute, riunirà leader religiosi, accademici, scienziati e responsabili delle politiche pubbliche per discutere, a partire da tradizioni filosofiche e spirituali millenarie, alcuni dei dilemmi più urgenti del mondo contemporaneo. 

Il tema scelto per questa edizione, “Dharma-Dhamma nell’era della tecnologia profonda”, non è una scelta casuale. Sintetizza un movimento più ampio dell’India contemporanea: il paese che si presenta al mondo come potenza tecnologica emergente, con uno dei maggiori poli di sviluppo del software e dell’intelligenza artificiale del pianeta, è lo stesso che rivendica, con pari enfasi, il ruolo di custode di una delle tradizioni filosofiche più antiche dell’umanità. 

Dignità, privacy e i limiti dell’innovazione 

Tra le questioni che dovranno essere discusse figurano la dignità umana, la privacy, la responsabilità, la concentrazione di potere, l’equilibrio ecologico e i limiti etici dell’innovazione scientifica. L’intelligenza artificiale occuperà una posizione centrale in questa discussione: man mano che gli algoritmi arrivano a influenzare decisioni economiche, politiche e sociali, cresce il dibattito su chi debba controllare queste tecnologie, quali valori debbano orientarne il funzionamento e come garantire giustizia e responsabilità nelle decisioni automatizzate.

La proposta della conferenza è mettere le tradizioni Dharma-Dhamma in dialogo diretto con queste trasformazioni, esplorando concetti come compassione, saggezza, giustizia, responsabilità e benessere universale. Invece di contrapporre tradizione e modernità, l’incontro intende indagare come valori provenienti da antiche correnti filosofiche possano orientare un’innovazione tecnologicamente avanzata e, allo stesso tempo, socialmente responsabile. 

Una disputa sulle narrazioni dell’etica della tecnica 

Il gesto indiano non può essere letto isolatamente. Si aggiunge a un movimento più ampio di potenze del Sud Globale e dell’Asia che cercano, ciascuna a modo proprio, di presentare quadri etici propri per la governance dell’intelligenza artificiale, distinti dal paradigma tecno-liberale che domina ancora il dibattito occidentale. La Cina, ad esempio, ha investito nelle proprie iniziative di governance dell’IA, come quelle discusse al WAIC e nella neonata WAICO, articolando principi di responsabilità collettiva con lo sviluppo accelerato delle proprie tecnologie. L’India, convocando le sue tradizioni Dharma-Dhamma per lo stesso dibattito, sembra cercare una posizione simile: quella di un polo civilizzazionale capace di offrire, allo stesso tempo, innovazione di punta e un vocabolario etico alternativo a quello che emana dalla Silicon Valley. 

Questa disputa sulle narrazioni non è meramente filosofica. Ha conseguenze dirette su come si distribuirà, nei prossimi decenni, il potere di definire standard tecnici, regole di esportazione, protocolli di sicurezza e quadri normativi per tecnologie che già attraversano i confini nazionali a una velocità superiore alla capacità degli Stati di regolarle. 

Dalla biotecnologia alla giustizia algoritmica 

Il carattere interdisciplinare sarà presente nei diversi sottotemi previsti dall’organizzazione. I dibattiti dovranno affrontare le relazioni tra Dharma-Dhamma e scienza moderna, etica nella ricerca scientifica, intelligenza artificiale, cambiamenti climatici, trasformazioni sociali provocate dalla digitalizzazione e valori etici nei social network. Saranno inoltre discussi temi legati direttamente alle politiche pubbliche e alla governance, come la giustizia algoritmica, la concentrazione del potere tecnologico, i conflitti contemporanei e l’esercizio del potere statale in un’epoca segnata dalla biotecnologia. 

Chiamata internazionale per lavori accademici 

L’organizzazione ha aperto una call per la presentazione di lavori accademici e contributi originali legati al tema. Leader religiosi, ricercatori, scienziati, filosofi, esperti di tecnologia e responsabili politici potranno presentare studi a partire da prospettive storiche, filosofiche, scientifiche, sociali, giuridiche e politiche. Gli interessati dovranno inviare, entro il 20 settembre 2026, un abstract di massimo 500 parole. L’esito della selezione sarà annunciato il 1° ottobre, mentre i lavori completi dovranno essere consegnati entro il 1° dicembre. 

Che cos’è il Dharma 

Il Dharma è uno dei concetti fondamentali delle tradizioni filosofiche e spirituali originarie dell’India, sebbene non possieda una traduzione univoca nelle lingue occidentali. In senso ampio, può essere inteso come l’insieme dei principi che sostiene l’ordine della vita, della società e dell’universo, coinvolgendo idee come dovere, condotta corretta, verità, responsabilità, giustizia e armonia. Nell’induismo, il Dharma è legato tanto all’ordine cosmico quanto al modo etico in cui ogni individuo conduce la propria esistenza. Nel buddhismo, il termine equivalente in pali, Dhamma, designa in particolare gli insegnamenti del Buddha e la comprensione della realtà che conduce alla liberazione dalla sofferenza. Il giainismo e il sikhismo hanno sviluppato, ciascuno, proprie interpretazioni del concetto. 

Al servizio di chi sarà la tecnologia? 

Scegliendo la tecnologia profonda come tema della sua decima edizione, la Conferenza Internazionale Dharma-Dhamma intende avvicinare due universi che la modernità occidentale tende a trattare come opposti: la spiritualità e l’innovazione tecnica. L’obiettivo dichiarato non è produrre soltanto riflessioni filosofiche, ma anche principi etici e proposte capaci di alimentare politiche pubbliche e modelli di governance responsabili. 

Al centro del dibattito ci sarà una questione sempre più decisiva per il XXI secolo, e che interessa tanto l’India quanto il Brasile e qualsiasi paese che non voglia essere mero ricettore passivo di tecnologie definite altrove: come garantire che strumenti sempre più potenti restino al servizio dell’essere umano, dell’armonia sociale e del benessere collettivo, e non soltanto dell’accumulazione di potere e capitale in poli già concentrati.