02 Agosto 2026
Caso Moro e l’agguato di Via Fani: le ombre sulla morte del Brigadiere Zizzi
Analisi delle incongruenze sulla morte di Francesco Zizzi nell’agguato del caso Moro a Via Fani.

Di Pierdomenico Corte Ruggiero
Dopo le ultime novità https://www.tgcom24.mediaset.it/2026/video/omicidio-aldo-moro-la-clamorosa-ipotesi-in-via-fani-spararono-in-cinque-_114936856-02k.shtml riproponiamo, con delle aggiunte, un pezzo del 30 giugno 2016 https://storiedanondimenticare.blogspot.com/2016/06/strage-di-via-fani-dubbi-e.html :
Quando si cita il caso Moro, le reazioni sono generalmente due e di segno opposto: da un lato un grande interesse per una vicenda ritenuta ancora ricca di misteri, dall’altro la risposta stizzita di chi si chiede se sia il caso di sollevare ancora dubbi su una storia già chiarita. Al di là delle posizioni personali, è innegabile che il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro presentino aspetti mai del tutto chiariti.
Senza alcuna pretesa di esaustività, iniziamo qui un’analisi a puntate sui possibili punti di discussione relativi alla dinamica del rapimento e della morte dello statista pugliese — un’analisi che verrà poi estesa anche ad altri casi controversi.
Iniziamo con alcune osservazioni sulla morte del Brigadiere di Pubblica Sicurezza Francesco Zizzi, uno degli uomini della scorta. Zizzi era al suo primo giorno di servizio con Moro ed fu l’unico a essere trovato ancora in vita dopo l’agguato. Trasportato d’urgenza al Policlinico Gemelli e sottoposto a intervento chirurgico, morì purtroppo in sala operatoria. Tra i membri della scorta, fu inoltre quello colpito dal minor numero di proiettili: tre.
A destare dubbi è soprattutto la traiettoria dei colpi che lo raggiunsero: si tratta di traiettorie peculiari, con un forte orientamento dal basso verso l’alto.

Ciò rende difficile ipotizzare che Zizzi sia stato colpito mentre si trovava seduto all’interno dell’autovettura. Eppure, quasi tutte le ricostruzioni — anche quelle cinematografiche — sostengono che Zizzi sia stato attinto dai colpi dentro l’auto e che il solo Iozzino sia riuscito a uscire in strada.
Dalle foto dell’epoca si nota chiaramente che il sedile occupato da Zizzi non presenta fori d’entrata.

Le immagini mostrano un altro elemento di grande interesse: una pistola appoggiata vicino al sedile, ovvero l’arma dell’autista Rivera.

Zizzi era armato con una Beretta 34. con soli sette colpi nel caricatore, che non riuscì a estrarre. Tuttavia, in qualità di caposcorta, aveva in dotazione anche una mitraglietta Beretta PM12.

I brigatisti hanno sempre raccontato di averla trovata nel bagagliaio dell’Alfetta di scorta e di averla portata via, aggiungendo che fosse inutilizzabile.
Questa versione, tuttavia, non convince. Gli uomini delle Brigate Rosse perdono tempo nel cercare la PM12 e lasciano le due Beretta 92 (di Rivera e Iozzino) che sarebbero state molto utili considerato che hanno caricatori da quindici colpi. Non ha molto senso.
Inoltre se Rivera teneva la propria pistola a portata di mano e pronta all’uso, è credibile che Zizzi abbia rinunciato alla PM12? Possiamo davvero escludere che Zizzi sia riuscito a scendere dall’auto con la mitraglietta e a sparare qualche colpo?
Eppure, ancora nel 2015, la Procura della Repubblica di Roma scriveva diversamente. In realtà, Zizzi e Iozzino avevano a disposizione due pistole e forse una mitraglietta, oltre all’arma riposta sul portaoggetti.

Ricapitoliamo: Zizzi sarebbe sceso dall’auto disarmato — pur avendo più armi a portata di mano — per poi essere colpito alle spalle da soli tre proiettili. È possibile che chi ha sparato a Zizzi avesse la necessità di togliersi rapidamente dalla linea di tiro degli altri quattro assalitori che sparavano dalla direzione del Bar Olivetti?
Queste osservazioni aprono due interrogativi fondamentali:
- Zizzi davvero non sparato alcun colpo?
- Da quale direzione sono arrivati esattamente i proiettili che lo hanno colpito?
Zizzi era un agente d’esperienza e di valore; è altamente significativo che sia stato colpito alle spalle, quasi “a tradimento”.
Inoltre, la presenza di una pistola pronta all’uso all’interno dell’abitacolo dimostra chiaramente che il livello di attenzione della scorta era elevato e che gli agenti erano pienamente consapevoli del pericolo.


