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16 Marzo 2026

Trump e Meloni, amore tossico o immaginario?

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Credit foto https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/08/guerra-in-iran-trump-meloni-aiuto-pd-governo-smentisca-news/8317158/

Di Rosamaria Fumarola

Esiste un momento nel quale il riconoscimento dell’ altro mette in discussione tutto ciò che si è. Succede quando si è ritenuto di adottare una strategia che garantisse la vittoria attraverso un assoluto asservimento all’ altro. Persino nelle dinamiche dei rapporti esclusivamente privati e che, per questa loro natura, non producono conseguenze che riguardano la sfera pubblica, una simile scelta è fallimentare e porta alla rottura della relazione. Le ragioni che sottendono all’ adozione di una strategia tanto perdente non vanno lette però con occhio garantista, perché rivelano sempre il tentativo di fare il meglio per sé e per la propria conservazione. Don Abbondio sapeva bene di essere un vaso di coccio tra vasi di ferro e cercava di tutelarsi come meglio poteva, ma non certo spinto dalla carità che il suo ruolo gli imponeva. Manzoni non a caso gli fa dire la celebre frase: “Il coraggio uno se non c’è l’ha, mica se lo può dare” ed è dunque noto che lo scrittore non intendesse farne un campione di moralità. È questa la ragione per la quale il lettore dei “Promessi sposi” prende istintivamente le distanze dalla condotta del pavido curato. In molti hanno provato qualcosa di simile valutando l’atteggiamento di totale assoggettamento dimostrato da Giorgia Meloni nei confronti del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Per alcuni ciò era motivato dalla condivisione di un progetto politico analogo, per altri dal tentativo di non perdere la protezione di uno storico alleato. Ovviamente la scelta di assoggettarsi, che Trump in più di un’ occasione ha dimostrato di apprezzare (anche perché non gli costa nulla, né a nulla lo impegna) è stata venduta dalla propaganda meloniana in termini trionfalistici, come la prova di un rapporto privilegiato che avrebbe sempre protetto il nostro paese. Il ruolo che in autonomia la presidente ha creduto di ritagliarsi mi ricorda tanto una battuta ironica di un amico che da ragazzi, se qualcuno gli confidava di essersi fidanzato rispondeva: “Ma lei lo sa?”. Ecco io credo che Trump non sapesse di aver assunto un impegno fondamentale per il futuro degli USA e dell’ Italia con Giorgia Meloni. Forse ad interpretare male sono stati gli italiani, che non hanno compreso che il ruolo di “pontiera” tra America e belpaese significava semplicemente non condannare in nessun caso e per nessuna ragione la politica del tycoon e che da questo avremmo ricavato grandi benefici. Da pochi giorni abbiamo tutti la certezza che nessun beneficio, nemmeno quello che consiste nella cortesia di avvisare un alleato che si sta per intraprendere una guerra, ci sarebbe stato accordato. Provo un certo disagio nel sapere che l’Italia, grazie alla sua dirigenza politica è tenuta in così poco conto da un alleato. Maggiore disagio mi procura tuttavia la condotta tenuta da una premier incapace di valutare quali fossero le reali intenzioni ed il programma dell’ inquilino della Casa Bianca e che ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza nella gestione delle relazioni nella politica internazionale. Per sovrappiù l’elogio da parte di Trump della nostra presidente del Consiglio non consola, per la semplice ragione che alle parole non seguono i fatti: nella concretezza siamo messi al margine di qualunque decisione e persino della semplice informazione. Eppure, in difesa di un rapporto che non esiste più, il nostro governo non condanna l’attacco di Israele ed USA all’ Iran, ponendosi in una condizione di neutralità che ci impedisce di essere credibili. Abbiamo ben poco da brandire, allo stato attuale, contro una temperie che favorisce i guerrafondai. Eppure lo spagnolo Sanchez ha dimostrato che la condanna può essere un segnale forte e che riesce, se non ad intimorire quantomeno ad infastidire coloro dai quali si intende prendere le distanze. Spiace tuttavia dover ammettere che il nostro governo sembra ispirato più che a Sanchez alla statura morale di Don Abbondio ed a quel suo “il coraggio se uno non c’è l’ ha non se lo può dare”.

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Giornalista pubblicista, scrittrice, critica jazz, autrice e conduttrice radiofonica, blogger, podcaster, giurisprudente (pentita), appassionata di storia, filosofia, letteratura e sociologia, in attesa di terminare gli studi in archeologia scrivo per diverse testate, malcelando sempre uno smodato amore per tutti i linguaggi ed i segni dell'essere umano