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Economia & lavoro

Il ruolo dell’autotrasporto in tempi di Coronavirus

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di FABRIZIO RESTA

Il settore dell’autotrasporto è sempre stato la spina dorsale della nostra economia.

Basti pensare che il trasporto ferroviario delle merci, anche prima del Covid19, occupava solo una quota del 6%, mentre quello su gomma rappresenta l’ 11% del Pil. In tempi di pandemia, l’autotrasporto è diventato ancora più fondamentale per consentire al Paese di andare avanti. Gli autotrasportatori rientrano tra quegli eroi silenziosi che ci permettono di andare avanti, lavorando tra mille difficoltà (gli autotrasportatori non sono sottoposti ad alcun controllo sanitario specifico, l’accesso ai confini dei vari paesi è problematico con lunghe ed interminabili file, diversificazione dei documenti da esibire a seconda dei paesi in cui si accede, bar e ristoranti chiusi e nelle fabbriche non possono entrare, figuriamoci andare in bagno), oltre al rischio di essere contagiati (molti autotrasportatori sono costretti a viaggiare senza dispositivi di protezione individuali minimi, a partire dalla mascherine). Nei giorni scorsi 8 paesi dell’Est hanno chiesto il rinvio dell’approvazione del Pacchetto mobilità, che prevede delle restrizioni sul cabotaggio (l’attività di un vettore di un Paese dell’Unione Europea a cui è consentita, a titolo temporaneo, attività di autotrasporto per conto terzi in un altro Paese dell’UE, n.d.r..) additandolo come il killer dell’autotrasporto europeo. Probabilmente l’autotrasporto risente di altri problemi come quelli di cui abbiamo parlato in precedenza, oltre ai problemi economici. Infatti il settore è al collasso: traffici ridotti del 70%, crollo dei ricavi, tir che devono fare lunghi viaggi di ritorno vuoti perché non ci sono carichi. Dati alla mano, nel nord-est, che è la zona più trafficata d’Italia per ciò che concerne i mezzi pesanti, il calo del transito è superiore del 50%. Nel Brennero è superiore al 30%. Una crisi che mette in pericolo migliaia di posti di lavoro ma anche il servizio stesso: si rischia lo stop totale con conseguenze catastrofiche per tutta l’economia italiana.

Il settore dell’autotrasporto era già uscita con le ossa rotte dalla crisi del 2009, ora risente della pandemia per una questione di liquidità. Già prima che dichiarassero il lockdown, molti committenti in crisi hanno cercato di rinviare i pagamenti. Con il passare del tempo e con l’avvenuto lockdown, praticamente non entra più denaro in cassa e non c’è modo di sostenere i costi. Ci sono committenti che addirittura hanno dichiarato di voler pagare in 12 mesi. Senza denaro i camion resteranno nelle rimesse e chiudere l’autotrasporto in Italia significa non avere più un’attività economica ma soprattutto non poter accedere neanche ai prodotti essenziali.

La pandemia non deve creare una guerra tra poveri: non deve distruggere il settore dei trasporti ma al tempo stesso, deve tutelare anche i committenti che sicuramente non se la passano meglio. Per questo motivo, il Governo dovrebbe indire delle azioni per tutelare il credito dell’autotrasporto, magari rendendo deducibili le fatture pagate oltre i termini di legge, prevedendo una franchigia di due mesi per il pagamento dei pedaggi autostradali, e rateizzando il debito nei confronti dei concessionari. Fermo restando che c’è bisogno dello smobilizzo e dell’erogazione di risorse da parte del MIT: Bisogna fornire risorse a fondo perduto per le micro aziende e spostare al 2021 la sospensione dei contributi e dell’Iva. In definitiva serve un intervento risolutivo che garantisca davvero l’attuazione del Dl sicurezza, altrimenti si rischia di non avere più furgoni in strada di qui a qualche giorno.

Il Governo, ad onor del vero, non è stato con le mani in mano. Con il decreto Cura Italia si è garantito alle aziende italiane la sospensione di tutti gli adempimenti, lo stop pagamento dell’Iva e la sospensione delle cartelle esattoriali, oltre ad assicurare incentivi per interventi di sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro. Anche in questi giorni sta lavorando per estendere la proroga al 30 giugno sulla scadenza delle revisioni ai trasporti internazionali, la deroga ai tempi di guida e riposo per i conducenti e la proroga del permesso provvisorio di guida senza ulteriori oneri. Apprezzabile l’impegno ma la liquidità necessaria dev’essere messa a disposizione subito, se non si vuole che le attività, soprattutto quelle medio-piccole, chiudano per sempre.

Certamente l’Italia non deve essere lasciata sola in questo momento terribile. C’è bisogno che l’Europa faccia il suo. Finora, l’unico provvedimento preso nel merito, è l’introduzione di linee guida che prevedono corridoi verdi per il transito dei tir e controlli che non devono superare i 15 minuti. Sono però linee guida e quindi semplici raccomandazioni che non vincolano in nessun modo i paesi membri. E’ nelle crisi che si nota l’assoluta inefficacia del sistema Ue. Ci sarebbe stato bisogno di un controllo centralizzato sia per l’accesso delle frontiere che per i controlli sanitari agli autisti che in questo momento risultano essere molto limitati.

Fonte foto: Altalex

Informatico, sindacalista, appassionato di politica e sportivo