26 Gennaio 2026
Dal “Dipartimento della Difesa” al “Dipartimento della Guerra”: La Metamorfosi Strategica degli USA nel 2026
Dalla Difesa alla Guerra: Gli USA abbandonano il ruolo di “gendarme del mondo” per diventare una fortezza impenetrabile, focalizzata sulla sicurezza interna (Golden Dome) e sull’autosufficienza (risorse in Groenlandia).
Ordine Transazionale: La protezione degli alleati non è più un diritto ma un servizio a pagamento, mentre il mirino si sposta drasticamente verso lo scontro imminente con la Cina nel Pacifico.

Aree di crisi nel mondo n. 274 del 25-1-26
Gli USA pubblicano il documento National Defense Strategy 2026
Di Stefano Orsi
Il 23 gennaio 2026 passerà alla storia non solo per il contenuto della nuova National Defense Strategy (NDS), ma per un cambiamento simbolico che segna la fine di un’epoca: il Pentagono ha ufficialmente ripristinato la denominazione di “Dipartimento della Guerra” (Department of War).
Il nome, abbandonato nel 1947 in favore del più rassicurante “Difesa”, torna per volere del Presidente Trump e del Segretario Pete Hegseth.
Non è solo semantica: è un messaggio al mondo.
Come dichiarato da Hegseth, gli USA non intendono più limitarsi a “difendere” lo status quo, ma a “vincere le guerre” e proiettare una letalità che scoraggi chiunque dal sfidare l’egemonia americana.
La Fortezza America e il “Burden-Sharing” con l’Europa
Il cuore del documento di 25 pagine è la “Linea di Sforzo 1: Difesa della Patria”. Per la prima volta dal secondo dopoguerra, gli interessi globali passano in secondo piano rispetto alla sicurezza del territorio nazionale (l’Homeland).
Il sistema Golden Dome, lo scudo missilistico totale, diventa la priorità assoluta.
Il messaggio all’Unione Europea è brutale nella sua chiarezza transazionale.
Il documento cita la necessità di un “più limitato supporto statunitense” nei teatri secondari.
Gli alleati europei sono avvertiti: la protezione di Washington non è più un diritto acquisito, ma un servizio basato sulla reciprocità.
Gli USA chiedono all’Europa di assumersi la “responsabilità primaria” contro la Russia, definita ora una “minaccia gestibile” dagli europei stessi se solo decidessero di investire il 3% o più del loro PIL in armamenti.
Russia: Dallo scontro alla “Stabilità Strategica”
Verso Mosca, la NDS 2026 adotta un tono sorprendentemente pragmatico.
L’obiettivo dichiarato non è la sconfitta russa o il cambio di regime, ma il raggiungimento di una “stabilità strategica”.
Gli USA sembrano disposti a riconoscere zone d’influenza pur di disimpegnare risorse da destinare altrove, a patto che la Russia non minacci gli interessi commerciali americani nell’emisfero occidentale.
Il Pacifico e l’ombra del conflitto imminente con la Cina
È però nello scenario del Pacifico che il documento nasconde le sue righe più inquietanti.
Se ufficialmente la NDS parla di “deterrenza attraverso la forza” e “pace dignitosa” con Pechino, i dettagli tecnici tradiscono un’urgenza bellica.
- L’accelerazione del 2027: Il Pentagono cita esplicitamente gli ordini di Xi Jinping di essere pronti per Taiwan entro il 2027.
- La NDS 2026 risponde con un piano di “difesa per negazione” lungo la Prima Catena di Isole, da attuarsi immediatamente. Il concetto di “difesa per negazione” (denial defense o deterrence by denial) rappresenta il pilastro della strategia statunitense nell’Indo-Pacifico. In termini semplici, la difesa per negazione non si basa sulla minaccia di una rappresaglia successiva (deterrenza per punizione), ma sulla capacità di rendere fisicamente impossibile o eccessivamente costoso per un avversario raggiungere i suoi obiettivi militari.
- L’incognita delle “Basi Sovrane”: Il riferimento a nuove installazioni militari permanenti e inattaccabili (sul modello del controllo richiesto per la Groenlandia) suggerisce che gli USA stiano posizionando le pedine per un conflitto ad alta intensità nel brevissimo periodo.
- Deterrenza o Provocazione? Il documento sottolinea che gli USA cercheranno una “posizione di forza militare da cui negoziare”. Tuttavia, l’ordine di massimizzare la “letalità violenta” e il richiamo continuo alla necessità di “non essere dominati” indicano che Washington ha smesso di credere nella coesistenza pacifica. La NDS 2026 non descrive una competizione a lungo termine, ma la preparazione febbrile a un “urto” che molti analisti temono possa arrivare prima del previsto.
- https://media.defense.gov/2026/Jan/23/2003864773/-1/-1/0/2026-NATIONAL-DEFENSE-STRATEGY.PDF
- La Groenlandia come nuovo confine
Il richiamo alla Groenlandia come pilastro della sicurezza nord-atlantica chiude il cerchio: gli USA stanno rimpicciolendo il loro perimetro difensivo per renderlo impenetrabile. Per l’Europa e la Cina, il messaggio è lo stesso: l’America ha smesso di essere il garante dell’ordine mondiale per diventare il comandante del proprio forte.
In un “Dipartimento della Guerra”, la diplomazia è solo lo strumento che precede l’azione.
Nel dicembre 2025 è stata rilasciata la National Security Strategy (NSS).
Mentre la NDS (di gennaio) è un documento tecnico del Pentagono su come l’esercito deve combattere e posizionarsi, la NSS di dicembre è il documento politico di “alto livello” della Casa Bianca che stabilisce la visione generale del Presidente su economia, commercio, immigrazione e diplomazia.
In quel testo è emerso per la prima volta il concetto di “America First” applicato alla sicurezza del 2026, mettendo al centro il controllo dei confini e l’indipendenza industriale come pilastri della forza nazionale.
L’urgenza degli Stati Uniti sulla Groenlandia nel 2026 non è un capriccio immobiliare, ma una mossa di scacchi multidimensionale.
La National Defense Strategy (NDS) 2026 e la dottrina del “Trump Corollary” (l’estensione della Dottrina Monroe a tutto l’emisfero nord) chiariscono che il controllo dell’isola è il perno per l’autosufficienza americana in vista di un possibile scontro con la Cina.
1. Terre Rare: L’indipendenza dalla Cina
La Cina controlla attualmente circa il 90% della raffinazione globale di terre rare, materiali indispensabili per i chip dei caccia F-35, i magneti delle turbine eoliche e le batterie dei veicoli elettrici.
2. Trasporti e Rotte Artiche
Con lo scioglimento dei ghiacci, l’Artico sta diventando una super-autostrada marittima.
Passaggio a Nord-Ovest: Il controllo della Groenlandia permette agli USA di dominare questa rotta, accorciando i tempi di trasporto tra Europa e Asia senza passare per il Canale di Suez o Panama (spesso congestionati o vulnerabili).
- 3. Petrolio e Zona Economica Esclusiva (ZEE)
La Groenlandia porta con sé una ZEE vastissima.
4. Il fattore “Golden Dome” (Sicurezza Cinetica)
Questa è forse la ragione più urgente. La base di Pituffik (ex Thule) è il cuore del sistema radar d’allerta precoce.
La fine del “Secolo Americano” e l’alba della Fortezza
In ultima analisi, la NDS 2026 segna il definitivo tramonto dell’era del “Gendarme del Mondo” e l’ascesa della Fortezza America.
Il ritorno semantico e concettuale al Dipartimento della Guerra non è un semplice vezzo nostalgico, ma la presa d’atto che la globalizzazione liberale, così come l’abbiamo conosciuta, è giunta al termine.
Washington ha smesso di voler piacere al mondo; ora vuole semplicemente essere temuta dai nemici e pagata dagli alleati.
Ripiegando il proprio perimetro difensivo sulla Groenlandia e trasformando il Nord America in un’entità impenetrabile grazie al Golden Dome, gli Stati Uniti stanno operando un “disaccoppiamento strategico” senza precedenti.
Questo non è isolazionismo, ma un realismo chirurgico: l’America sceglie i propri scontri, abbandonando i teatri secondari al loro destino e concentrando ogni oncia di letalità verso l’unica sfida esistenziale che riconosce come propria: l’egemonia nell’Indo-Pacifico e il confronto con la Cina, questo con la fretta di chi pensa di poter vincere oggi, ma non è certo di assicurarsi un esito favorevole nel futuro prossimo.
Per l’Europa e gli alleati storici, la NDS 2026 è uno specchio che rimanda un’immagine impietosa: l’era di quella che ci vendevano come sicurezza garantita dal contribuente americano è finita, gli USA ora pretendono di ricevere compensi anche per la presenza militare sui nostri territori.
In questo nuovo ordine transazionale, la sopravvivenza dei partner dipenderà esclusivamente dalla loro capacità di trasformarsi da sottoposti “protetti” a protagonisti del proprio riarmo.
Se, come suggerisce il documento, la diplomazia d’ora in avanti sarà solo lo strumento che precede l’azione di un “Dipartimento della Guerra”, il 2026 verrà ricordato come l’anno in cui il mondo ha smesso di sperare nella stabilità ed è tornato a prepararsi all’urto.
La “pace dignitosa” che Washington offre a Pechino e Mosca non è più basata su valori comuni, ma sulla consapevolezza reciproca che, d’ora in avanti, ogni metro di influenza avrà un prezzo in termini di sangue e risorse che l’America è di nuovo pronta, se necessario, a riscuotere.
Ciò che incute maggiore timore in questa visione è che le alternative offerte dagli USA alle controparti, sostanzialmente si possano riassumere nel rinunciare al proprio sviluppo, che li porterebbe in breve ad essere i principali attori e potenze nel mondo o accettare la logica dello scontro violento ed armato.

