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23 Marzo 2026

La diffusione delle tecnologie digitali nelle famiglie italiane (2005-2023): crescita e divari territoriali

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Di Angelo Leogrande

  • Tra 2005 e 2023, forte crescita accesso digitale domestico: famiglie connesse quasi raddoppiano in Italia
  • Persistono forti divari territoriali: Nord e Centro più digitalizzati rispetto al Mezzogiorno ancora svantaggiato
  • Pandemia accelera uso tecnologie digitali, spinta da lavoro remoto, didattica distanza e servizi online

Negli ultimi due decenni, la diffusione delle tecnologie digitali ha rappresentato uno dei principali fattori di trasformazione delle società contemporanee, incidendo profondamente sulle modalità di comunicazione, lavoro, istruzione e accesso ai servizi. In questo contesto, l’Italia ha vissuto un processo di progressiva digitalizzazione che, pur con ritmi e intensità differenti, ha coinvolto l’intero territorio nazionale. L’analisi dei dati ISTAT relativi alla disponibilità, nelle famiglie, di almeno un computer e di una connessione a Internet tra il 2005 e il 2023 consente di osservare in modo puntuale questa evoluzione, offrendo una chiave di lettura utile per comprendere sia i progressi compiuti sia le criticità ancora presenti.

L’accesso alle tecnologie digitali nelle famiglie rappresenta infatti un indicatore cruciale del livello di inclusione digitale di un Paese. Non si tratta soltanto della disponibilità di strumenti tecnologici, ma di una condizione che incide direttamente sulle opportunità individuali e collettive: dalla possibilità di partecipare ai processi educativi e formativi, all’accesso al mercato del lavoro, fino alla fruizione dei servizi pubblici e privati sempre più digitalizzati (Martini et al., 2026). In questo senso, la presenza di un computer e di una connessione Internet in ambito domestico può essere considerata una vera e propria infrastruttura sociale di base.

Nel periodo considerato, l’Italia ha registrato un significativo miglioramento in questo ambito. All’inizio degli anni Duemila, la diffusione delle tecnologie digitali era ancora limitata e fortemente condizionata da fattori economici, infrastrutturali e culturali. Nel corso del tempo, tuttavia, la progressiva riduzione dei costi, il miglioramento delle reti e la crescente centralità del digitale nella vita quotidiana hanno favorito un ampliamento costante dell’accesso. Questo processo si è ulteriormente intensificato negli anni più recenti, anche grazie alla diffusione di servizi online e alla digitalizzazione di numerosi ambiti della vita pubblica e privata.

Tuttavia, accanto a questa crescita complessiva, emerge con chiarezza un elemento strutturale che caratterizza da tempo il contesto italiano: la presenza di forti differenze territoriali. Il cosiddetto “divario digitale” non si manifesta solo tra individui o gruppi sociali, ma anche tra aree geografiche del Paese. Le regioni del Nord e del Centro, storicamente caratterizzate da livelli più elevati di sviluppo economico e infrastrutturale, mostrano una maggiore diffusione delle tecnologie rispetto alle regioni del Mezzogiorno, dove persistono condizioni di svantaggio (Serrecchia, 2024).

Questo divario territoriale riflette una pluralità di fattori interconnessi: il reddito medio delle famiglie, il livello di istruzione, la qualità delle infrastrutture di rete, la disponibilità di servizi digitali e, più in generale, il grado di sviluppo socio-economico. Di conseguenza, la diffusione delle tecnologie digitali non può essere interpretata esclusivamente come un fenomeno tecnologico, ma va letta all’interno di un quadro più ampio di disuguaglianze strutturali (Bergantino et al., 2026; Relaño et al., 2023).

L’analisi dei dati ISTAT permette dunque di cogliere una duplice dinamica: da un lato, un processo di crescita e diffusione sempre più capillare delle tecnologie digitali nelle famiglie italiane; dall’altro, la persistenza di squilibri territoriali che limitano una piena convergenza tra le diverse aree del Paese. Inoltre, eventi recenti, come la pandemia di COVID-19, hanno evidenziato in modo ancora più evidente l’importanza dell’accesso al digitale, accelerando alcuni processi ma anche mettendo in luce le fragilità esistenti, in particolare rispetto alla diffusione dello smart working e dei servizi digitali (Martini et al., 2026).

Alla luce di queste considerazioni, l’obiettivo di questo articolo è quello di analizzare in modo approfondito l’evoluzione della disponibilità di computer e connessione Internet nelle famiglie italiane tra il 2005 e il 2023, mettendo in evidenza le principali tendenze, le differenze territoriali e le implicazioni socio-economiche di questo fenomeno. Comprendere tali dinamiche è fondamentale non solo per valutare il percorso compiuto, ma anche per individuare le sfide future e le possibili strategie di intervento volte a promuovere una maggiore inclusione digitale nel Paese.

L’insieme dei dati ISTAT sulla disponibilità in famiglia di almeno un computer e della connessione a Internet tra il 2005 e il 2023 offre un quadro molto chiaro dell’evoluzione della digitalizzazione domestica in Italia. Si tratta di un indicatore fondamentale per comprendere non solo il livello di accesso alle tecnologie, ma anche le trasformazioni sociali, economiche e culturali del Paese negli ultimi due decenni (Ragnedda et al., 2020).

Nel complesso, emerge una crescita generalizzata e significativa in tutte le regioni italiane. Nel 2005, infatti, i valori erano generalmente piuttosto bassi, con molte regioni al di sotto del 40%. Nel 2023, invece, tutte le regioni si collocano sopra il 50%, e molte superano il 70%. Questo indica una diffusione ormai capillare delle tecnologie digitali nelle famiglie italiane, anche se persistono differenze territoriali rilevanti.

Un primo elemento da sottolineare è il forte incremento nel periodo considerato. Regioni come la Sicilia (+34,2 punti percentuali), la Liguria (+36), la Valle d’Aosta (+37,5) e il Piemonte (+34,7) mostrano variazioni assolute molto elevate. In termini percentuali, la crescita è ancora più evidente: la Sicilia registra un incremento del 145,5%, seguita da Liguria (126,3%) e Valle d’Aosta (124,6%). Questi dati indicano che, pur partendo da livelli iniziali più bassi, alcune regioni hanno compiuto progressi molto rapidi.

Tuttavia, non tutte le regioni partivano dallo stesso livello. Le regioni del Nord, come Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto ed Emilia-Romagna, presentavano già nel 2005 valori relativamente elevati (intorno o sopra il 35-40%). Questo vantaggio iniziale si riflette anche nei livelli attuali, che rimangono tra i più alti del Paese: nel 2023, Lombardia (73,9%), Trentino-Alto Adige (72,7%) e Veneto (70,9%) si collocano ai vertici della classifica.

Al contrario, molte regioni del Mezzogiorno partivano da livelli molto più bassi. La Sicilia, ad esempio, aveva nel 2005 un valore di appena il 23,5%, mentre la Puglia era al 27,2% e la Calabria al 28,8%. Nonostante i notevoli miglioramenti, queste regioni restano ancora oggi al di sotto della media nazionale. Nel 2023, la Calabria si ferma al 53,9%, la Basilicata al 58,8% e la Sicilia al 57,7%. Questo evidenzia la persistenza di un divario digitale territoriale, che riflette più ampie disuguaglianze socio-economiche (Failli et al., 2023).

Un altro aspetto interessante riguarda l’andamento temporale. La crescita non è stata uniforme nel tempo, ma presenta alcune fasi ben distinte. Tra il 2005 e il 2010 si osserva una crescita piuttosto rapida, legata probabilmente alla diffusione dei personal computer e delle prime connessioni Internet domestiche. Successivamente, tra il 2010 e il 2015, l’incremento continua ma con un ritmo più moderato, mentre tra il 2015 e il 2020 si registra una certa stabilizzazione in molte regioni.

Un momento particolarmente significativo è rappresentato dal periodo 2020-2021, in coincidenza con la pandemia di COVID-19. In quasi tutte le regioni si osserva un aumento sensibile, spesso di diversi punti percentuali. Ad esempio, il Piemonte passa da 64,7% a 70,2%, la Lombardia da 70,5% a 73,4%, e la Campania da 61,8% a 66%. Questo aumento è chiaramente legato alla necessità di lavorare, studiare e comunicare da remoto, che ha accelerato l’adozione delle tecnologie digitali nelle famiglie.

Dopo questo picco, tuttavia, si nota in alcuni casi una leggera flessione o stabilizzazione. Ad esempio, il Piemonte scende leggermente nel 2022 e 2023, così come la Liguria e la Sardegna. Questo potrebbe indicare un assestamento dopo la crescita straordinaria legata alla pandemia, oppure difficoltà nel mantenere livelli elevati di accesso, magari per motivi economici o infrastrutturali.

Dal punto di vista territoriale, il divario Nord-Sud resta un elemento centrale. Le regioni settentrionali e centrali tendono ad avere valori più elevati e più stabili, mentre quelle meridionali mostrano livelli inferiori e maggiore volatilità. Questo divario può essere spiegato da diversi fattori: reddito medio delle famiglie, livello di istruzione, qualità delle infrastrutture digitali e diffusione dei servizi (Sofrankova et al., 2025).

Ad esempio, regioni come il Trentino-Alto Adige e la Lombardia beneficiano di infrastrutture più sviluppate e di un tessuto economico più dinamico, che favorisce l’adozione delle tecnologie. Al contrario, in regioni come la Calabria o la Basilicata, la minore disponibilità di risorse e le difficoltà infrastrutturali possono rappresentare un ostacolo alla diffusione di computer e connessioni Internet.

Un altro elemento interessante riguarda le differenze nella dinamica di crescita. Alcune regioni mostrano una crescita molto costante nel tempo, come la Lombardia e l’Emilia-Romagna, mentre altre presentano andamenti più irregolari. La Basilicata, ad esempio, registra un calo significativo tra il 2019 e il 2020 (da 57,1% a 51,4%), seguito da un recupero negli anni successivi. Analogamente, la Calabria mostra oscillazioni frequenti, segno di una diffusione meno stabile delle tecnologie.

Inoltre, è importante considerare che l’indicatore misura la presenza di almeno un computer e una connessione Internet in famiglia, ma non fornisce informazioni sulla qualità della connessione o sull’intensità d’uso. È possibile, ad esempio, che in alcune regioni la connessione sia più lenta o meno affidabile, oppure che l’uso delle tecnologie sia limitato a determinate fasce della popolazione. Questo suggerisce che il divario digitale non riguarda solo l’accesso, ma anche le competenze e le modalità di utilizzo (Ragnedda et al., 2020).

Nel complesso, i dati evidenziano un processo di convergenza parziale tra le regioni italiane. Il divario tra Nord e Sud si è ridotto rispetto al 2005, ma non è stato completamente colmato. Le regioni meridionali hanno registrato tassi di crescita più elevati, ma partivano da livelli molto più bassi, e quindi non sono riuscite a raggiungere le regioni più avanzate.

Dal punto di vista delle politiche pubbliche, questi risultati sottolineano l’importanza di interventi mirati per ridurre il digital divide. Investimenti nelle infrastrutture, programmi di formazione digitale e incentivi per l’acquisto di dispositivi possono contribuire a colmare le disparità. Inoltre, è fondamentale garantire che l’accesso alle tecnologie sia accompagnato da un uso efficace e consapevole, in modo da favorire l’inclusione sociale ed economica (Vainieri et al., 2023).

In conclusione, i dati ISTAT mostrano chiaramente come l’Italia abbia compiuto grandi progressi nella diffusione delle tecnologie digitali nelle famiglie tra il 2005 e il 2023. Tuttavia, persistono differenze territoriali significative, che riflettono disuguaglianze più ampie. La sfida per il futuro sarà quella di consolidare i risultati raggiunti e ridurre ulteriormente il divario digitale, garantendo a tutti i cittadini pari opportunità di accesso e utilizzo delle tecnologie.

Nel complesso, l’Italia passa dal 34,5% del 2005 al 67,2% del 2023, con un incremento di 32,7 punti percentuali: un raddoppio sostanziale della diffusione delle tecnologie digitali domestiche.

L’andamento generale è chiaramente crescente, soprattutto nella prima fase (2005-2010), quando si registra un’accelerazione importante: si passa dal 34,5% al 51,8% a livello nazionale. Questo incremento è legato alla progressiva diffusione dei personal computer e delle connessioni Internet domestiche, che diventano sempre più accessibili sia economicamente sia tecnologicamente. Anche tra il 2010 e il 2015 la crescita continua, seppur con un ritmo più moderato, segno di una fase di consolidamento.

A partire dalla metà degli anni 2010, si osserva invece una dinamica più stabile, con oscillazioni contenute. Il dato nazionale si mantiene intorno al 60-65% fino al 2019. Un punto di svolta si verifica nel biennio 2020-2021, in concomitanza con la pandemia di COVID-19: nel 2021 si raggiunge il picco del 69,7%. Questo aumento è chiaramente legato alla necessità di utilizzare strumenti digitali per lavoro, didattica a distanza e comunicazione (Candela et al., 2020; Cordini & De Angelis, 2021). Negli anni successivi (2022-2023) si nota una lieve flessione, con il valore che si assesta comunque su livelli elevati (67,2%), segno di una stabilizzazione dopo la crescita eccezionale.

Dal punto di vista territoriale, emerge con forza il tradizionale divario tra Nord e Mezzogiorno. Nel 2005 il Nord partiva già da livelli più elevati (36,7%) rispetto al Mezzogiorno (28,7%), con una differenza di circa 8 punti percentuali. Questo gap non solo persiste nel tempo, ma rimane sostanzialmente stabile anche nel 2023: il Nord raggiunge il 70,8%, mentre il Mezzogiorno si ferma al 59,8%, mantenendo un divario di circa 11 punti.

Analizzando nel dettaglio le macroaree del Nord, si nota una sostanziale omogeneità tra Nord-ovest e Nord-est, entrambe sopra il 70% nel 2023 (rispettivamente 71,1% e 70,4%). Il Nord-ovest mostra l’incremento assoluto più elevato (+34,9), mentre il Nord-est cresce di 33,1 punti. Questi dati riflettono un contesto economico e infrastrutturale favorevole, con una maggiore disponibilità di risorse e una più ampia diffusione delle reti digitali.

Anche il Centro presenta valori elevati e una dinamica simile a quella del Nord, passando dal 38,6% del 2005 al 70,2% del 2023 (+31,6). Il Centro si colloca quindi su livelli comparabili al Nord, evidenziando una buona capacità di accesso e diffusione delle tecnologie digitali.

Diversa è la situazione nel Mezzogiorno, che pur mostrando una crescita significativa (+31,1), resta su livelli inferiori. All’interno di questa macroarea, il Sud e le Isole presentano andamenti leggermente differenti. Il Sud passa dal 29,7% al 60%, mentre le Isole dal 26,6% al 59,4%. Interessante notare che le Isole registrano un incremento assoluto di 32,8 punti, superiore a quello del Sud, segno di una dinamica di recupero più intensa, anche se non sufficiente a colmare il divario.

Un elemento rilevante è che, nonostante il gap territoriale, tutte le aree mostrano una crescita consistente e relativamente simile in termini assoluti (tra i 30 e i 35 punti percentuali). Questo indica un processo di diffusione generalizzato delle tecnologie, che ha interessato l’intero Paese. Tuttavia, poiché le regioni meridionali partivano da livelli più bassi, il recupero non è stato sufficiente a raggiungere le aree più avanzate.

Le oscillazioni negli ultimi anni, soprattutto nel Mezzogiorno, suggeriscono inoltre una maggiore fragilità nella diffusione delle tecnologie digitali. Fattori come il reddito familiare, il livello di istruzione e la qualità delle infrastrutture possono influenzare la stabilità dell’accesso, con effetti particolarmente evidenti nelle aree più periferiche e vulnerabili (Vainieri et al., 2023). In particolare, la leggera diminuzione dopo il 2021 potrebbe essere legata alla fine delle condizioni eccezionali della pandemia o a difficoltà economiche.

Inoltre, la crescente centralità del digitale ha inciso anche sulle modalità di fruizione culturale e sociale, evidenziando differenze territoriali nell’adozione e nell’utilizzo delle tecnologie (Cellini & Cuccia, n.d.).

In conclusione, i dati evidenziano un significativo progresso nella digitalizzazione delle famiglie italiane, ma anche la persistenza di disuguaglianze territoriali. Il Nord e il Centro si collocano su livelli elevati e consolidati, mentre il Mezzogiorno, pur in crescita, rimane indietro. La sfida futura sarà quella di ridurre ulteriormente questo divario, attraverso investimenti infrastrutturali, politiche di inclusione digitale e interventi mirati a favorire un accesso equo alle tecnologie su tutto il territorio nazionale, anche alla luce delle disuguaglianze educative emerse durante la pandemia (Borgonovi & Ferrara, 2023).

Fonte: ISTAT

Link: www.istat.it

References

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Commercialista, pubblicista, innovation manager, ricercatore, professore a contratto presso l'Università LUM GIuseppe Degennaro e presso l'Università di Bari Aldo Moro.