Mettiti in comunicazione con noi

21 Settembre 2026

I BRICS COSTUISCONO UN NUOVO MONDO SENZA L’OCCIDENTE

BRICS e SCO sfidano l’Occidente: verso un nuovo ordine mondiale multipolare

Pubblicato

su

Di Fulvio Rapanà

Da  qualche giorno si è  concluso il vertice dei BRICS di Nuova Delhi, appena 10 giorni prima vi era stato in Cina un altro incontro nell’ambito dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai ( SCO) a cui hanno partecipato più o meno gli stessi leader e comunque Xi Jinping, Modi, Putin e Pezeshkian. A queste riunioni sono stati associati ,  come osservatori,  membri dell’ASEAN e del Consiglio di Cooperazione del Golfo.  Non si tratta di alleanze militari né di vere e proprie alleanze, ma  di piattaforme in cui si riuniscono nazioni ed economie che “rifiutano l’imperialismo dell’Occidente a favore di  una coesistenza competitiva” . L’atto fondativo politico   dei BRICS è identificato nella Conferenza tenutasi nel 1955 a di Bandung, in Indonesia,  a cui, per iniziativa della Cina, parteciparono   figure politiche chiave dell’anticolonialismo come Sukarno (Indonesia), Jawaharlal Nehru (India), Zhou Enlai (Cina) e Gamal Abdel Nasser (Egitto). In quella conferenza si affermava il pieno impegno a combattere il colonialismo e favorire l’indipendenza, e si ribadiva “ il rifiuto di ogni forma di imperialismo sia occidentale sia sovietico”.

Fino a qualche anno fa per l’Occidente i BRICS erano solo paesi emergenti

Politologi e strateghi che fino a qualche anno fa avevano sottovalutato e quasi snobbato i nuovi organismi multilaterali ora si  sono svegliati e incominciano a capire  che questi signori, che rappresentano il 50% del PIL e il 60% della popolazione mondiale ma anche  il 40% della produzione mondiale di petrolio, sono già sulla buona strada per iniziative concrete di  sviluppo per costruire  un mondo alternativo a quello dell’Occidente. In un momento storico di grande sconquasso degli equilibri e delle istituzioni internazionali, il vertice rilancia l’obiettivo di offrire un’alternativa all’ordine mondiale vigente  che attrae molto il resto del mondo .  Questi vertici,  nella cornice di un multilateralismo in crisi, e alla vigilia delle incerte elezioni USA, provano a sfruttare a loro favore l’anarchia internazionale messa in atto dagli Stati Uniti, per ridurre la supremazia dell’Occidente e ribadire, con una membership tanto geograficamente trasversale quanto politicamente eterogenea, che un altro modo di fare relazioni internazionali è possibile.                                                                   

  Dal ’45 il mondo è stato dominato dagli Stati Uniti con un’estrema concentrazione dei poteri nelle loro mani: potere militare, con 886 basi distribuite sui 5 continenti; potere economico; potere finanziario, con il dollaro come valuta di scambio del commercio globale e di riserva per la stabilità del sistema bancario. Gli USA hanno creato e gestito le istituzioni politiche, come l’ONU,  ed economiche, come la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, l’OMS , l’Organizzazione Mondiale del Commercio. Hanno utilizzato sia politiche di soft power  che  alleanze militari come la NATO per perpetrare il loro imperialismo.  Hanno ridefinito il diritto internazionale e i tribunali che avrebbero giudicato sulla violazione del diritto.

Ma ora, come sempre, ci soccorre la teoria marxista per un’interpretazione politica ed economica di ciò che sta succedendo. Per Hegel “la diseguale capacità di produzione  cambia l’equilibrio geostrategico delle forze fra le varie economie”. Le mutate capacità produttive fra i paesi che aderiscono al G7, che rappresentano il 28% della produzione industriale mondiale,  e i paesi emergenti che detengono il 41% stanno cambiando gli equilibri geostrategici fra questi due blocchi. Nazioni, che rappresentano la seconda o la prima potenza economica mondiale, come la Cina, e la terza, come l’India, e i maggiori produttori mondiali di petrolio hanno deciso di operare insieme per mettere in piedi un nuovo ordine mondiale in concomitanza con il declino sempre più veloce degli Stati Uniti, che rischia di trascinare con sé l’Europa. Come scrive il premio Nobel per l’economia Paul Krugman : “È il confronto ancora pacifico fra un mondo che produce e uno che gira soldi, fra uno che dialoga e uno che minaccia e bombarda”.

Chi produce spinge per il multilateralismo e il libero scambio

L’aggressione all’Iran, una presidenza a dir poco bizzarra e un’amministrazione incompetente e minacciosa hanno favorito  i piani dei BRICS  ad accelerare  lo sviluppo di progetti non prima di avere ribadito: “Il multilateralismo e il commercio globale non possono prescindere da una libertà di navigazione navale e terrestre attualmente fortemente minacciata”.   Si è quindi passati a fare un passo avanti per costruire  quegli organismi essenziali per regolare i rapporti e le transazioni, fra gli stati aderenti alle piattaforme e di questi con gli altri stati. Come per la SCO, in cui  è stata creata una banca, SCO Development Bank , per supportare lo sviluppo di progetti, anche i BRICS hanno deciso di creare una banca con gli stessi obiettivi. Queste banche serviranno anche come piattaforme per rendere possibili gli scambi monetari  che sostituiscano il sistema SWIFT, che passa da Washington e permette agli USA  il controllo totale delle transazioni finanziarie e commerciali , ma anche sanzioni e boicottaggi. È un passo avanti, senza essere esplicito,  per un processo di “de-dollarizzazione del sistema finanziario globale”. Anche sull’Intelligenza Artificiale sia l’India che altre nazioni asiatiche si sono associate nei progetti della Cina consapevoli che è del tutto inutile ricercare in proprio lo sviluppo di una tecnologia che servirà certamente a migliorare le performance nell’economia e nelle istituzioni civili , ma che non darà a nessuno il dominio totale,   così come pensano gli americani e Trump.    Scrive Jeffrey Sachs sul Post: “A Washington l’idea bipartisan è che la supremazia militare ed economica degli Stati Uniti è ancora salda tanto da decidere di scatenare una guerra e dare per certo che un popolo di 90 milioni di sciiti  si arrenda il giorno dopo e accetti che Trump nomini il nuovo leader della nazione. E’  frutto dell’arroganza e dell’incompetenza delle attuali leadership ”. Aggiungo, e mi scuserà Sachs,  che tutto questo è avallato incondizionatamente e senza riserve dall’Europa sia come istituzioni che come nazioni. Si sente ancora strombazzare ai quattro venti : “Siamo ancora un’alleanza che continuerà a dominare, abbiamo ancora la forza militare e la ricchezza per decidere il futuro del mondo”.   Un’Europa che continua a non capire dove sta andando e che dal 2022, con la guerra in Ucraina, si sta deindustrializzando soprattutto a causa del costo dell’energia.

Le ragioni dell’Occidente

I media dell’occidente totalmente schierati a difesa della disinformazione in favore dell’impero, che, come tutti quelli precedenti,  declina in modo isterico sparando a destra e sinistra, minacciando ora dazi ora bombe, ma senza un reale progetto di una nuova realtà multipolare, censura e sminuisce i risultati di questi raggruppamenti geopolitici.   Non c’è un piano B all’attuale politica dell’amministrazione Trump che non preveda altro che la conferma, anche con la guerra, della supremazia degli Stati Uniti. Nel contempo che trumpone,  proterviamente,  con una mano restituiva i 200 miliardi di dollari di dazi pagati dalle aziende americane e  con l’altra mano firmava una nuova lenzuola di dazi, la Cina eliminava i dazi a 53 nazioni africane. Come scrive John Mearsheimer major dell’Università di Chicago: “Rispetto al 2008, mentre le banche fallivano, gli stati erano capitalizzati in modo sufficiente per tenere in piedi le nazioni. Ora questo non c’è più. Gli Stati Uniti sono già in bancarotta e il resto dell’Occidente quasi.  È  finita. A  Kevin Warsh ( nuovo presidente della Federal Reserve) che ha aumentato il tasso di sconto dello 0,25% ,  nell’impossibilità di combattere con il cucchiaio la marea dell’inflazione che sta per travolgere tutti,  gli ho consigliato di dimettersi per evitare guai personali”.             

Cosa dovrebbe fare l’Occidente per evitare un declino rovinoso che potrebbe portare anche ad una guerra nucleare? La prima che ritengo essenziale è un accordo di de-escalation strategica dell’apparato militare con la chiusura e l’abbandono  del 90% delle basi americane, e degli altri paesi dell’Occidente, distribuite nei 5 continenti. La Cina  e la Russia non ne hanno nessuna. Secondo: ritirare le armi nucleari presenti in molte di queste basi, comprese un paio in Italia. Terzo: avviare una trattativa per un nuovo trattato sulle armi nucleari, sia a medio che a lungo raggio, che riduca del 90% gli arsenali nucleari e costringa le medie potenze a detenere solo un massimo di 5 bombe nucleari tattiche. Quarto: firma di un trattato che metta un tetto ai costi militari complessivi, convenzionali e nucleari,   che gli stati possono spendere, rispetto al PIL. Quinto: rilanciare le attività delle istituzioni finanziarie come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale rendendole più democraticamente partecipative, per tutti gli stati aderenti, a rotazione. Far ripartire l’OMS,  Organizzazione Mondiale del Commercio, compresa la parte legale e giudiziale.  Fantasie? Forse ma è l’unico modo che vedo per l’Occidente, USA compresi, di evitare un declino rovinoso con le nuove svastichette al potere.