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21 Settembre 2026

Bari intitolerà uno spazio pubblico a Chiara Samugheo

Bari intitola uno spazio a Chiara Samugheo, pioniera della fotografia italiana.

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Credit foto DANIELA CIRIELLO

Di Pietro Fabris

Il Consiglio comunale di Bari ha approvato all’unanimità un ordine del giorno che impegna il sindaco e la giunta ad avviare le procedure per intitolare uno spazio pubblico a Chiara Samugheo. La proposta, presentata dalla consigliera Micaela Paparella, riconosce il ruolo centrale che la fotografa barese ha avuto nella storia della fotografia italiana del Novecento. Chiara Paparella nata a Bari il 25 marzo del 1925 scelse lo pseudonimo di Chiara Samugheo che è il nome di un paese della provincia di Oristano. Il nome Samugheo deriverebbe dalla corruzione fonetica di un’antica chiesa rupestre dedicata a San Michele. Un giorno, durante un pranzo con il suo compagno di vita, Pasquale Prunas che era Sardo, stesero la cartina della Sardegna sul tavolo, chiusero gli occhi e puntarono e il dito cadde su quello che poi divenne il suo nome d’arte. La fotogiornalista era orgogliosa di tale pseudonimo, perché diceva, che San Michele le ricordava il Gargano, la sua Puglia. Chiara voleva essere protagonista della propria vita e a Bari, negli anni cinquanta l’unica via di realizzazione era il matrimonio per non essere marchiata come zitella. Giovanissima, appena poté fece valigia con dentro i suoi sogni e cominciò a guardare lontano. A Milano trovò la propria via, frequentando il caffè Jamaica, luogo d’incontro di artisti e intellettuali. Dovette sgomitare per affermarsi perché il mestiere di fotografo era allora considerato, in Italia, professione maschile.  Chiara Samugheo occupa una posizione particolare nel panorama fotografico nazionale. È stata la prima donna a esercitare in modo professionale la professione di fotografa in Italia e una delle figure che hanno contribuito a ridefinire la fotografia di spettacolo, sottraendola alle convenzioni della semplice immagine promozionale. La sua notorietà è legata soprattutto ai ritratti delle grandi protagoniste e dei grandi protagonisti del cinema e della cultura internazionale. Davanti al suo obiettivo sono passati Sophia Loren, Claudia Cardinale, Monica Vitti, Gina Lollobrigida, Liz Taylor, Jane Fonda, Mina e Raffaella Carrà. Eppure limitare la sua eredità a questa stagione significherebbe coglierne soltanto un aspetto. Prima di diventare una delle fotografe più richieste dal mondo dello spettacolo, Samugheo aveva rivolto il proprio sguardo verso il Mezzogiorno italiano. I suoi lavori dedicati alle tarantate pugliesi e alle realtà sociali del Sud restano tra le testimonianze visive più significative di quegli anni. In quelle immagini emerge una fotografa attenta alla dimensione umana e culturale dei fenomeni osservati, capace di coniugare sensibilità documentaria e rigore formale.

È proprio questa duplice natura a rendere il suo percorso particolarmente interessante. Da un lato il reportage sociale, dall’altro il ritratto e la fotografia di celebrità. Due ambiti spesso considerati distanti che nella sua produzione convivono con coerenza, sostenuti da una stessa attenzione per la costruzione dell’immagine e per la presenza del soggetto fotografato.

Negli ultimi anni il lavoro di Chiara Samugheo è stato oggetto di una crescente attività di studio e valorizzazione da parte di archivi, istituzioni culturali e storici della fotografia. Un processo che ha contribuito a restituire la giusta collocazione a un’autrice il cui contributo era stato a lungo percepito soprattutto attraverso la dimensione spettacolare dei suoi ritratti.

L’iniziativa del Comune di Bari si inserisce in questo percorso di rilettura critica. L’intitolazione di uno spazio pubblico non rappresenta soltanto un omaggio alla fotografa nata e scomparsa nel capoluogo pugliese, ma riconosce il valore di un’opera che ha attraversato alcuni dei principali ambiti della fotografia del Novecento italiano, lasciando una documentazione preziosa della società, della cultura e dell’immaginario del suo tempo.

Più che un tributo celebrativo, la decisione del Consiglio comunale appare come il riconoscimento di una figura ormai entrata stabilmente nella storia della fotografia italiana. Un riconoscimento che Bari attribuisce a una delle sue personalità culturali più autorevoli e internazionalmente conosciute.