20 Settembre 2026
MICHELE PANTALEO, SOGNO DI LIBERTÀ NELLA PUGLIA DEGLI ECCIDI CRONICI
Nicola Fanizza e Sebastiano Gernone raccontano la storia del ribelle Pantaleo

Di Pietro Fabris
Servire la memoria con onestà intellettuale è l’opera che da anni svolge Nicola Fanizza, un autentico ricercatore che instancabile continua a consultare i polverosi archivi per ricomporre verità dei fatti troppe volte strumentalizzata da chi tesse la storia ricamandola per l’interesse di alcuni. Lo spirito irrequieto e la passione per i fatti reali lo portano a consegnare alle stampe testi documentatissimi spesso invisi a quanti di certi personaggi, protagonisti dei secoli scorsi ne hanno fatto e fanno icone, modelli di virtù per arroganti e ignoranti. Nicola Fanizza non è un agiografo da parrocchiette, piuttosto un inquieto studioso che si diverte e riesce a coniugare filosofi e storici per amore della chiarezza. I suoi libri sono tasselli vivaci per mosaici di riflessione che divengono fasci luminosi e che, ci obbligano a fare somme algebriche con il passato e a riaccendere un dialogo leale tra le varie discipline, tra gli artigiani del pensiero e del racconto. Il Fanizza più che un uomo indomito, un uomo fuori degli schemi omologanti, dovrebbe essere inquadrato come autentico promotore culturale, un divulgatore attento a favorire il dialogo tra gli intellettuali che sono sui sentieri della “giustizia e libertà” e sempre pronti a calcare bande larghe per amore delle visioni nitide della storia. Nicola Fanizza è uno studioso di razza, per certi versi scomodo a quanti al libero pensiero preferiscono narrazioni ben squadrate, confezionate per educatori, insegnanti che amano poltrone comode. In luglio 2026 è andato in stampa un libricino dal titolo: “Michele Pantaleo, vita e scritti di un RIBELLE”.

Centosessantacinque pagine pubblicate da Edizioni dal Sud, un lavoro di Nicola Fanizza e Sebastiano Gernone, barese, noto appassionato di storia e folclore. Un testo che ha avuto il merito, non solo, di restituirci la figura di un uomo di alta statura morale, di un anarchico pronto a scagliarsi contro sentenze ingiuste, un antifascista che si è fatto anni di confino, ma soprattutto di restituirci le suggestioni di una epoca dove il quartiere delle fabbriche era animato dal operai assetati di sapere, di capire il mondo per migliorarlo da protagonisti; luoghi dove le botteghe erano fucine di idee, di creatività; luoghi dove si imparava a fare squadra, ad organizzarsi per una vita sociale migliore con la coscienza che insieme si può andare lontano. Stare insieme attorno a una visione progettuale era un valore, un modo di essere che voleva divenire corrente impetuosa. Sottraendo all’oblio la figura di Michele Pantaleo, accennando a Sabino Sasanelli e loro vicisitudini, ci hanno consegnato le chiavi della morale; queste pagine offrendoci le dimensioni di un ribelle, ci aiutano a comprendere figure come Che Guevara, ai quali non interessava il potere, non interessava dominare, essere sovrano, quanto combattere l’ingiustizia che soffoca i sogni, la possibilità di assaporare la vita nella sua interezza, in piena dignità; sono righe che ci aiutano a comprendere la figura del liberale Piero Delfino Pesce, titolare della casa editrice Humanitas e della sua tipografia che sapeva essere, divenire luogo di incontro e confronto. Righe che ci aiutano a intuire la differenza tra anarchia e anarchismo e magari ripensare a cosa si intendesse con: ” La Puglia degli eccidi cronici” una espressione che descrive la regione Puglia dei primi del 900, colpita da una lunga serie di sanguinose repressioni contro le rivolte dei contadini e operai.

Nicola Fanizza e Sebastiano Gernone hanno fatto di queste pagine una pietra lanciata contro la furba sclerotizzazione di un tempo e modo di vivere che oramai non esiste più e che sapeva lanciarsi, sollevarsi, contro chi continua a deturpare i quartieri e a soffocare le coscienze.


