16 Febbraio 2026
COMPETITIVITA’ SI MA CON I FICHI SECCHI
Un matrimonio fatto con la Germania da loro con i soldi e da noi con i fichi secchi.

Di Fulvio Rapanà
In questi giorni a Bruxelles si sé volto il vertice europeo dei capi di stato e di governo per discutere di competitività a cui il nostro governo si presenta enfatizzando un ruolo da protagonista, per un accordo di principio con il governo tedesco, che i media di destra euforici dichiarano “ L’asse Roma-Berlino dà la linea all’Europa!”. La situazione reale è decisamente differente dai titoli trionfalistici e basta leggere l’agenda del summit e i resoconti finali per capire che , almeno per l’Italia , c’è poco da esultare. Tutti sono per “migliorare la competitività”: le aziende, i lavoratori, le casse dello stato e dell’Unione, se questo salto di qualità fosse frutto di scelte politiche ed economiche, comunitarie e nazionali, che migliorerebbe l’efficienza dei sistemi produttivi, della qualità del lavoro, degli ambienti tecnologici, dall’efficacia delle reti sociali . Si è parlato e basta dove ogni leader ha dichiarato cosa interpreta per produttività che se fosse realmente una priorità avrebbe dovuto già dal Rapporto Letta e ultimamente da quello di Draghi essere messo al centro di un progetto unico europeo finanziato con fondi europei, per la parte delle attività svolte dall’Unione, e da fondi nazionali, per gli investimenti nazionali.
I progetti della Germania
E’ risultato chiaro, e non vi erano dubbi, che ogni stato interpreta la produttività in modo diverso e quindi non c’è alcun progetto unitario e per capire cosa c’è dietro questo improvviso interesse per la produttività è utile seguire le mosse della Germania, a cui si è accodata l’Italia. In recessione, e con le industrie chiave in grave crisi, la Germania ritiene di dover fare da sola e spingere su due fattori: un piano generale di ristrutturazione e di riconversione ben finanziato e di una generale deregulation per le aziende e la produzione dalle normative nazionali ed europee per riconvertire almeno in parte l’industria manifatturiera da civile in militare. Questa posizione della Germania si inserisce perfettamente in un contesto europeo in cui le opinioni pubbliche di 27 stati, su 28, in un sondaggio Gallup, dichiarano di avere più fiducia nelle istituzioni comunitarie che di quelle nazionali le interazioni fra Consiglio , Commissione, ma gli stati membri e i leader si caratterizzano per un ulteriore nazionalismo decisionista e ipocrisia politica. Gli impegni assunti nelle Istituzioni Europee vengono il giorno dopo disattesi o personalizzati anche su questioni del tutto irrilevanti. Le indicazioni contenute nei rapporti commissionati , a persone rispettate da tutti come Letta e Draghi, sono accolte da tutti i leader con consenso ed entusiasmo salvo disattendere tutto ad eccezione della determinazione ad aumentare la spesa militare non a livello comunitario ma nazionale, ovviamente a scapito della spesa sociale e del welfare. Come di giorno si tesse la tela europeista così di notte le forze del nazionalismo economico la disfano. In queto momento storico e politico Italia e Germania sono allineati agli altri stati che puntano ad una riduzione dell’influenza dell’Europa nelle economie nazionali attraverso una deregolamentazione delle normative e l’allentamento dei vincoli sugli aiuti di stato. Entrambi i governi hanno industrie manifatturiere rilevanti, ed in parte interconnesse, in forte crisi che si sono battute più delle altre dell’Unione per l’abbandono delle tre transizioni: verde, ecologica ed energetica. Nessuno dice apertamente che questa scelta più di qualunque bullismo di Trump condannerà l’Europa a vantaggio della Cina e del resto dell’Asia che al contrario stanno proseguendo a passo spedito verso piani di dismissioni degli idrocarburi a favore della produzione e l’utilizzo di tecnologie per meglio sviluppare energia alternativa dalle rinnovabili. Se Trump potrebbe in teoria permetterselo perché ha il petrolio l’Europa non dovrebbe perché non ha petrolio e ora non ha un’industria tecnologicamente avanzata come quelle “green” . Le industrie automobilistiche guadagnano qualche anno di tempo ma alla fine saranno definitivamente soverchiate dalle auto asiatiche a causa dell’arretratezza tecnologica . Per capire dove sta andando il mercato, cioè le persone che nella loro sfera privata se ne infischiano dei piani industriali e del nazionalismo economico, già nel 2024 in Europa si sono vendute più auto elettriche che a gasolio. Germania e Italia, portano avanti anche una politica di allentamento delle restrizioni sugli aiuti di stato alle aziende. Non ho dubbi sul fatto che i tedeschi abbiano un piano più o meno articolato e strutturato per riprogrammare e riconvertire la sua economia e sappia dove andare a prendere le risorse economiche per realizzarlo, ma l’Italia?.
I tedeschi hanno un piano e i soldi e l’Italia?
Non risulta che il Ministero dello Sviluppo Economico abbia messo a punto un piano di ristrutturazione e/o di riconversione dell’apparato industriale né che vi siano risorse finanziarie stanziate o stanziabili per sostenerlo. Purtroppo per la nostra Presidente del Consiglio in economia non è possibile fare quello che in questi due anni è stato fatto sulla pelle di milioni di persone a favore della fiscalità: tagliare per 100 e spendere per 50. E’ stato tagliato di tutto, solo per ultimo quello di 400 milioni per il sostegno alle persone con disabilità, e si è dato pochissimo . Il governo ha sottinteso uno scambio con gli industriali : non chiedete soldi perchè non ci sono né abbiamo le capacità progettuali per una riconversione industriale e le risorse finanziarie per sostenerla ma ci muoveremo a livello comunitario per eliminare o ridurre una parte dei costi accessori che gravano sulla produzione. Così scrive Mario Monti sul Financial Times “ E’ difficile capire perché il governo italiano , privo di risorse finanziarie, sostenga le iniziative della Germania che sono palesemente contrarie ai nostri interessi nazionali, così come a quelli dell’Unione Europea a cui le nostre sorti sono strettamente legate”. Obiettivamente lo stato italiano non ha le risorse per fare qualsiasi attività che esula la normale gestione. Si parla continuamente e inutilmente a livello europeo di ridurre il costo dell’energia per le aziende, e di conseguenza anche per le famiglie, ma non è sicuro, la prima opzione sarebbe quella di cambiare fornitori per petrolio e gas liquefatto, GNL, che acquistiamo soprattutto dagli Stati Uniti, e che le aziende pagano il 400% in più di quelle americane o 600% in più di quelle cinesi e/o asiatiche in generale. La seconda opzione sarebbe quella di ridurre le accise e costi accessori che incidono per il 50% sul costo finale della bolletta e che vanno allo stato. Non è stato fatto né l’uno né l’altro. La prima soluzione, che avrebbe un risparmio complessivo per la bolletta energetica dell’Italia di circa 30 miliardi di euro, non è stata fatta per non irritare trumpone che sta dalla parte di Putin molto più di quanto noi gli siamo contrari. La seconda soluzione non è attuabile perché lo stato dovrebbe trovare le risorse per coprire l’abbassamento delle accise e dell’iva per un costo complessivo di 40 miliardi.
Sprecata l’occasione del PNRR
Se non si riesce a aumentare la produttività riducendo i costi cosa fare per migliorare le capacità produttive della nostra economia e rilanciare la crescita?. Avremmo avuto il PNRR con 230 mld. di euro ricevuti per realizzare ad un piano infrastrutturale nazionale che avrebbe mosso moltissime risorse anche private come: la dorsale adriatica ad alta velocità sia merci che passeggeri che a strascico avrebbe consentito il rafforzamento delle infrastrutture portuali del comprensorio jonico adriatico che avrebbero permesso un forte sviluppo del traffico container verso il nord Europa riveniente dal canale di Suez; investimenti sul miglioramento del sistema giustizia, rafforzamento del sistema scolastico e della sanità pubblica, per una popolazione che invecchiando più velocemente delle altre nazioni in Europa; un piano nazionale di efficientamento, a partire dalla Sicilia, del sistema idrico anche per l’incalzare del cambiamento climatico che sta favorendo l’avanzare del deserto. Il PNRR si sta risolvendo nello spendere molti soldi, nemmeno tutti, in mille rivoli che non risolvono e nemmeno migliorano i problemi di fondo di una nazione in profonda crisi con un sistema politico che ha come unico obiettivo di sopravvivere attraverso l’amichettismo , la distribuzione di “cadreghe” e di mance elettorali. Sempre Monti: “Queste ricette sono utili solo per ottenere consenso, non hanno nulla a che vedere con la “competitività” di cui l’Europa, e l’Italia più di tutte, ne avrebbe bisogno per prosperare in un mondo sempre più ostile e pericoloso”. Appunto un matrimonio fatto con la Germania da loro con i soldi e da noi con i fichi secchi.
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