Mettiti in comunicazione con noi

Esteri

L’Iran risponde all’attacco israeliano contro l’ambasciata di Damasco

L’attacco dell’Iran valutato e commentato

Avatar photo

Pubblicato

su

Immagine di libero uso

Aree di crisi nel mondo n. 195 del 14-6-24

L’antefatto

Il giorno primo aprile un attacco aereo israeliano ha distrutto un edificio consolare dell’ambasciata iraniana presso Damasco in Siria.

Nell’attacco sono state assassinate 1 persone, tra le vittime iraniane vi erano tre generali, il più alto in grado era il generale Mohammad Reza Zahed, alto comandante dell’IRGC.

Un crimine davvero gravissimo che ha portato il regime israeliano a violare la sovranità territoriale iraniana.

L’attacco si è configurato come un evidente crimine contro il diritto internazionale, come ha indicato anche il Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterrez: “Il principio dell’inviolabilità delle sedi e del personale diplomatico e consolare deve essere rispettato in ogni caso, in conformità con il diritto internazionale”.

La risposta iraniana

Nel periodo dell’attacco ci trovavamo in pieno Ramadan.

Le autorità iraniane hanno atteso che questo terminasse.

Erano alcuni giorni che da parte statunitense si susseguivano le allerte su un possibile ed imminente atto di rappresaglia iraniana all’attacco del 1 aprile.

Nei giorni scorsi sono stati invitati i cittadini stranieri dai ministeri dei loro Paesi, ad abbandonare l’Iran e Israele o a non recarvisi se non per motivi urgenti.

Verso le 22.00 di ieri 13 aprile, è scattata la risposta iraniana.

Nella fase iniziale un fitto lancio di droni Shahed 136 ( https://it.wikipedia.org/wiki/HESA_Shahed_136 ) cui sono seguiti un certo numero di missili cruise, ( https://en.wikipedia.org/wiki/Paveh_cruise_missile ) ed infine i missili balistici, principalmente Kheybar, alcuni di tipo vecchio e altri missili balistici di tipo più recente, sono apparsi più veloci e manovrabili.

Proprio questi ultimi hanno bucato tutte le difese antiaeree israeliane e hanno colpito la base aerea di Nevatim nel deserto del Negev.

La base di Nevatim, oltre ad essere la più importante per il regime israeliano, è il punto di partenza dei caccia che il 1° aprile colpirono l’ambasciata iraniana.

L’attacco nel complesso è durato 5 ore.

Valutazione dell’attacco

Credo che al di là degli esiti, per ora non noti, occorra fare alcune valutazioni.

È dai tempi di Saddam Ussein che un Paese dell’area non osava ribellarsi agli attacchi, alle violenze, e al bullismo del regime di Telaviv.

Un primo forte segnale politico, che è anche la maggiore vittoria, riguarda proprio l’aspetto politico.

Teheran non ha accettato supinamente di incassare lo schiaffo al diritto internazionale portato da Israele, ma ha reagito militarmente.

Avevo stimato una reazione spostata molto avanti nel tempo, a dopo l’annuncio di possedere più ordigni nucleari, al fine di mettersi al sicuro da ritorsioni nucleari da parte di Telaviv, evidentemente il Presidente Raisi ha valutato che si dovesse correre questo rischio.

Non si può però ritenere che questa risposta sia arrivata senza essere preceduto da ampio lavoro diplomatico con gli USA.

Similmente a quanto accaduto dopo l’assassinio del generale Soleimani, compiuto dal regime statunitense ( seguendo il criterio europeo, gli stati che commettono atti contrari al diritto internazionale, sarebbero da ritenere regimi) un fitto lavoro diplomatico avrebbe portato a convergere su una necessaria risposta militare, ma contenuta della sua portata e in una finestra temporale nota.

Da qui si comprende meglio l’avvicinamento della portaerei statunitense Eisenhower alle coste per essere maggiormente incisiva, i caccia britannici e francesi già pronti a decollare, i media che avevano già avviato una sorta di conto alla rovescia per l’attacco.

Concordato quindi, telefonato alle difese aeree.

Ciò nonostante i missili sono passati, perchè?

Ritengo che sia mancata ad esempio una ampia copertura all’attacco da parte di Hezbollah, che non ha eseguito alcun lancio al di fuori delle normali risposte agli attacchi israeliani, che oltretutto si sono ripetuti anche ieri sia contro il sud del Libano che contro la Siria nei pressi di Damasco.

Un fitto lancio nello stesso settore dell’attacco di Teheran avrebbe di certo esaurito le difese dell’Iron dome prima dell’arrivo dei missili iraniani.

La data nota e probabilmente un percorso di attacco noto, hanno anche favorito l’intercettazione dei droni in avvicinamento.

L’apertura dei cieli giordani già concordata ha garantito una finestra temporale maggiore per colpire più droni e missili cruise.

Eppure nonostante tutto ciò, i migliori missili balistici, hanno perforato le difese della base aerea e l’hanno colpita.

Nel caso dell’attacco alle basi USA erano stati concordati anche i bersagli a terra e accuratamente evitati tutti i punti di rifugio per il personale americano, presumo sia accaduto qualcosa di simile anche in questo caso.

Il dato del successo militare per Teheran è di certo stato il colpire con diversi missili la base, da 4 a 7, ciò comporta che in breve tempo siano in grado di esaurire le difese aeree israeliane e di far passare in seguito sia i droni che i missili da crociera, che senza indicazioni temporale e geografiche di lancio sono molto difficilmente individuabili e questi permetterebbero anche di colpire da differenti rotte il nemico.

I missili balistici si sono rivelati mortali e precisissimi come in passato, al momento se avessero una testata termonucleare, sarebbero perfettamente in grado di recapitarla sopra una città o una base militare di Telaviv.

Le capacità complessive israeliane non sono apparse differenti da quanto visto in passato, con l’aggravante che la data dell’attacco era stata ampiamente anticipata.

Questo ha favorito di molto le difese, e nonostante ciò sappiamo come i missili iraniani siano passati.

Conclusioni

L’Iran ha agito in base all’” Articolo 51

Nessuna disposizione del presente Statuto pregiudica il diritto naturale di autotutela individuale o collettiva, nel caso che abbia luogo un attacco armato contro un Membro delle Nazioni Unite, fintantoché il Consiglio di Sicurezza non abbia preso le misure necessarie per mantenere la pace e la sicurezza internazionale. Le misure prese da Membri nell’esercizio di questo diritto di autotutela sono immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di Sicurezza e non pregiudicano in alcun modo il potere e il compito spettanti, secondo il presente Statuto, al Consiglio di Sicurezza, di intraprendere in qualsiasi momento quell’azione che esso ritenga necessaria per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale.”

Il suo operato resta dunque nel pieno solco della legittimità, mentre scriviamo è in corso il Gabinetto di guerra israeliano, al termine del quale è stato deliberato di rispondere all’Iran nei tempi e modi in cui il governo israeliano sceglierà di fare.

Ma che sia chiaro, come sono del tutto illegittime le continue aggressioni ed omicidi che Israele compie sul territorio dei loro vicini, così lo sarà una nuova aggressione contro un membro dell’ONU come l’Iran.

In qualunque caso, da ieri la deterrenza di Israele nei confronti dei suoi vicini è finita, e un domani che l’Iran dovesse arrivare ad avere l’atomica come Telaviv ha, allora il contegno criminoso finora tenuto da Netanyahu come dai suoi predecessori avrà termine.