12 Gennaio 2026
Quando la festa diventa tragedia: Crans-Montana e il fantasma del Seven Up di Formia
Quanto vale davvero la sicurezza quando entra in conflitto con il profitto, con lo spettacolo, con l’illusione che “non succederà”?

Di Pierdomenico Corte Ruggiero
La musica, le luci, i bicchieri alzati. La notte prometteva futuro, e invece ha consegnato solo silenzio e cenere.
È così che la tragedia di Crans-Montana, consumatasi durante una festa in una delle località alpine più esclusive d’Europa, è entrata brutalmente nella cronaca recente. Un incendio improvviso, un’esplosione, il panico. In pochi minuti un locale affollato si è trasformato in una trappola, lasciando dietro di sé decine di vittime e feriti, molti dei quali giovani, arrivati lì per celebrare, non per morire.
Scene che sembrano appartenere a un altro tempo, e che invece riaffiorano con una precisione dolorosa nella memoria italiana. Perché chi ha vissuto — o studiato — la storia della notte e della movida nel nostro Paese non può non tornare con la mente al 3 agosto 1985, quando la discoteca Seven Up di Formia, una delle più grandi e iconiche d’Europa, esplose nel cuore dell’estate.
La tragedia svizzera colpisce anche per il contesto in cui avviene. Un Paese simbolo di efficienza, sicurezza, controllo, una località frequentata da turisti internazionali, strutture moderne, standard elevati. Eppure qualcosa si rompe.
Le prime ricostruzioni parlano di un incendio sviluppatosi rapidamente all’interno del locale, forse favorito dalla presenza di materiali infiammabili o da effetti pirotecnici utilizzati durante la festa. Le fiamme corrono, il fumo soffoca, le vie di fuga diventano insufficienti. Chi riesce a uscire racconta di urla, di corpi a terra, di una confusione totale.
Non c’è terrorismo, non c’è rivendicazione. Solo una dinamica accidentale che però apre interrogativi pesanti: sulla sicurezza dei locali, sui controlli, sulla gestione delle emergenze quando la notte è piena e nessuno pensa al peggio.
Quarant’anni prima, a Formia, il Seven Up rappresentava l’opposto geografico ma la stessa promessa: divertimento, musica, libertà. Un colosso della notte italiana, capace di attirare migliaia di giovani e grandi nomi dello spettacolo.
La sera del 3 agosto 1985, un’esplosione improvvisa squarciò la discoteca. Morirono due lavoratori, decine di persone rimasero ferite, molte sotto le macerie. La festa finì in un attimo.

A differenza di Crans-Montana, però, il Seven Up non fu solo cronaca di una tragedia accidentale. Fu anche altro. Negli anni emersero elementi inquietanti: la presenza di materiali esplosivi, rapporti opachi, il contesto di una discoteca contesa e inserita in un territorio dove criminalità organizzata e affari si intrecciavano. L’inchiesta ufficiale parlò di incidente, ma i dubbi non si spensero mai del tutto.
Il Seven Up non riaprì più. Venne inghiottito dal tempo, dagli incendi successivi, dall’oblio. Ma non dalla memoria.
Crans-Montana e Formia sono lontane nello spazio e nel tempo, eppure condividono una matrice comune.
Entrambe le tragedie nascono in luoghi di festa, pensati per accogliere, non per uccidere. In entrambi i casi, fuoco ed esplosione irrompono all’improvviso, cancellando ogni possibilità di reazione razionale. Il panico è immediato, totale. Le vittime sono in gran parte giovani, persone che avevano affidato la propria sicurezza a un locale, a un’organizzazione, a regole che avrebbero dovuto proteggerli.
C’è poi un altro elemento, più sottile ma decisivo: la sorpresa. Nessuno dei presenti immagina il pericolo. Ed è proprio questo a rendere queste tragedie così devastanti, così difficili da accettare.
Se Crans-Montana appare oggi come una tragedia figlia di una concatenazione di errori e fatalità, il Seven Up resta invece una ferita mai del tutto rimarginata, segnata da omissioni e silenzi.
La Svizzera indaga in tempo reale, sotto lo sguardo internazionale. L’Italia degli anni Ottanta, invece, era un Paese dove molte verità restavano sotto le macerie, insieme ai corpi.
A distanza di decenni, queste due storie pongono la stessa domanda: quanto vale davvero la sicurezza quando entra in conflitto con il profitto, con lo spettacolo, con l’illusione che “non succederà”?
Crans-Montana dimostra che nemmeno la modernità mette al riparo dall’errore umano. Il Seven Up ricorda che, quando alle falle strutturali si sommano interessi opachi, la verità può diventare la prima vittima.
RIPRODUZIONE RISERVATA ©

