09 Marzo 2026
Le nuove frontiere della fusione nucleare

Di Rossana Vaudo*
Tutta l’energia in gioco sulla Terra, fatto salvo per una piccola quota derivante dal calore interno residuo del nostro pianeta, ha una stessa origine: il Sole. La nostra stella produce, ogni secondo, una quantità di energia pari a 380 miliardi di miliardi di Megajoule, circa mezzo milione di volte in più rispetto a quella utilizzata dall’intera popolazione umana in un anno. Ciò è possibile grazie alle reazioni di fusione termonucleare che hanno luogo al suo interno. Nuclei di idrogeno si fondono insieme ininterrottamente per formare elio, mentre il piccolo deficit di massa, che ogni volta si manifesta, si converte in energia moltiplicandosi per la velocità delle luce al quadrato.
Un processo senza scorie e senza rischi, quello della fusione nucleare, che replicato sulla Terra garantirebbe una soluzione definitiva alla questione energetica. A differenza del petrolio, del gas naturale, del carbone o dell’uranio, non ci sarebbe, infatti, un problema di approvvigionamento di idrogeno. Questo gas, infatti, naturalmente presente nell’atmosfera, può essere ottenuto in maniera semplice dalla decomposizione dell’acqua. Qualcosa di ben diverso, quindi, sia dalle tradizionali centrali termoelettriche, basate sull’impiego di combustibili fossili, che dalle centrali a fusione, dove la produzione energetica è correlata alla scissione dell’isotopo 235 dell’atomo di uranio. Un elemento radioattivo estremamente raro sulla superficie terrestre, che necessita, prima di essere impiegato, di sofisticati processi di arricchimento utili anche all’industria bellica. Non a caso, fermare gli impianti in Iran prima che fossero in grado di sviluppare l’atomica, è una delle giustificazioni della controversa azione militare di Trump.
Se fino a pochi anni fa l’efficienza di una centrale a fusione sembrava irraggiungibile, a causa degli enormi costi energetici da sostenere per creare un ambiente confinato in cui far avvenire reazioni che necessitano temperature di milioni di gradi, oggi invece, grazie a nuovi potenti magneti capaci di intrappolare il plasma, questa tecnologia è a un passo dall’essere realizzata.
Due nuovi generatori, due diversi modelli, il Tokamak e lo Stellarator, stanno per essere costruiti, rispettivamente in Francia e in Germania, allo scopo di dimostrare che è possibile ricavare energia utile dalla fusione. Progetti ambiziosi, e naturalmente costosissimi, a cui si è data un’accelerazione forse proprio per fronteggiare l’elevatissimo fabbisogno energetico dell’intelligenza artificiale. La quale, dal canto suo, sta ricambiando offrendo un notevole contributo.
In questa corsa, i cui primi traguardi dovrebbero essere raggiunti tra pochi anni, che vede collaborare diversi Paesi del mondo, con un fattivo impegno economico da parte della Cina, l’Italia svolge un ruolo di primo piano. Non solo con il DTT (Divertor Tokamak Test facility), l’esperimento di fusione in costruzione presso il Centro Ricerche ENEA di Frascati, ma con decine di aziende impegnate nella produzione di componenti critici, come ad esempio la Walter Tosto di Chieti, dove si realizza la camera da vuoto in cui avviene la reazione di fusione.
Così, mentre una parte del mondo cerca di ridisegnare gli assetti internazionali attraverso la violenza, riproponendo tragedie a cui mai avremmo pensato di assistere nuovamente, l’altra investe in un’innovazione che, una volta portata a termine, potrebbe cambiare il futuro dell’umanità e del nostro pianeta, dando il via ad un processo di sviluppo basato su energia assolutamente pulita. Le centrali a fusione rappresenterebbero non solo una svolta concreta al contrasto al cambiamento climatico, ma grazie al fatto che l’idrogeno costituisce una risorsa praticamente illimitata, a cui ogni Paese può avere accesso, renderebbero vane le strategie e le guerre per accaparrarsi ulteriori risorse energetiche.
Si aprirebbe in tal modo, se fossimo pronti ad accoglierlo, un nuovo scenario di pace e benessere.
Tutto è, però, legato a questo cruciale “se fossimo pronti ad accoglierlo”. Considerato che entrano in gioco valutazioni politiche.
Negli ultimi quattro anni l’equilibrio mondiale è stato stravolto. La guerra in Ucraina, il 7 ottobre 2023 e le successive atrocità commesse a Gaza; l’elezione negli Stati Uniti di Trump.
Il diritto internazionale, già malaticcio, ora è in agonia. Le storiche alleanze in discussione.
Soprattutto dopo l’elezione di Donald Trump. Che ha applicato alla lettera il suo “ America First”: dazi praticamente a tutte le nazioni per favorire le industrie USA e per ricavare denaro per le casse federali. Inoltre “caccia” alla materie prime e alle fonti energetiche: terre rare in Ucraina, il petrolio in Venezuela, la Groenlandia, l’Iran.
Trump ha dimostrato un sempre maggiore allontanamento dagli “alleati” europei. Cosa farà ora l’Europa. Cosa farà l’Italia?
La politica energetica è strategica e non può essere scritta secondo sudditanze pardon alleanze sempre più anacronistiche.
Nel pieno della Guerra Fredda l’Italia, anche se nella Nato e fedele alleata degli Stati Uniti, seguiva una politica energetica ed economica indipendente. Era una nazione che doveva sostenere il boom economico. Che richiedeva energia in quantità e con costi abbordabili.
L’ENI di Mattei era la base di una politica energetica pragmatica. Che comprendeva anche la costruzione di centrali nucleari. Che non hanno funzionato. Lasciando comunque una lezione importante.
Quando si parla di energia nucleare bisogna usare le tecnologie più moderne e soprattutto più sicure.
Nella centrale nucleare del Garigliano venne usato un impianto BWR, ad acqua bollente, dove l’acqua usata per il raffreddamento attraversa il reattore venendo a contatto con le barre di combustibile. L’acqua diventa poi vapore che passa attraverso dei filtri posti nel camino. Filtri efficaci per il 99,97%. Rimane un 0,03% che moltiplicato per 15 anni di attività pone interrogativi sulla sicurezza e sulla contaminazione dei territori circostanti anche nel raggio di decine di km.
Ogni epoca storica ha delle sfide importanti. Cruciali. La sfida dei nostri tempi è far convivere lo sviluppo economico con il rispetto dell’ambiente e del diritto internazionale. La fusione nucleare può e deve essere una delle risposte. Non più rinviabili.
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*Con un breve contributo di Pierdomenico Corte Ruggiero

