09 Marzo 2026
IL TUO CELLULARE POTREBBE AIUTARE A PIANIFICARE LA PROSSIMA GUERRA
“I dati prodotti ogni giorno da miliardi di telefoni cellulari stanno diventando una delle risorse strategiche della guerra contemporanea.”

Di Marlene Madalena Pozzan Foschiera
Come dati, applicazioni e Big Tech sono diventati armi strategiche del XXI secolo
La guerra inizia prima dei missili
Il tuo cellulare potrebbe stare aiutando a pianificare la prossima guerra.
Può sembrare un’esagerazione, ma non lo è. Nel mondo contemporaneo miliardi di telefoni cellulari, sensori urbani e piattaforme digitali producono continuamente enormi quantità di dati sugli spostamenti, sulle abitudini e sui comportamenti delle popolazioni.
Queste informazioni alimentano sistemi di intelligence capaci di rivelare come funzionano intere città — e, in alcuni casi, anche come operano i loro sistemi di sicurezza.
La guerra tra Israele, Stati Uniti e Iran, intensificatasi nel 2026, ha reso questa realtà ancora più evidente. L’attacco che ha portato alla morte della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei ha mostrato che la guerra contemporanea inizia molto prima del lancio del primo missile.
Prima dell’attacco ci sono stati anni di raccolta, incrocio e analisi dei dati.
La mappatura invisibile della vita quotidiana
Telecamere del traffico, sensori urbani, sistemi di monitoraggio e reti digitali integrate nella gestione delle città sono stati utilizzati per osservare spostamenti, orari e modelli di sicurezza della leadership iraniana.
Gli analisti di intelligence chiamano questo processo “pattern of life”: la ricostruzione dettagliata della routine quotidiana di una persona o di un’organizzazione.
Quando questi schemi diventano noti, le operazioni militari possono essere pianificate con estrema precisione.
L’attacco è solo la fase finale di un processo iniziato molto prima, nella raccolta silenziosa dei dati.
Quando la vita digitale diventa intelligence militare
Questa logica non è nuova per le agenzie di intelligence. Strutture come la NSA statunitense e l’apparato tecnologico di sicurezza israeliano hanno sviluppato negli ultimi decenni sistemi capaci di integrare informazioni provenienti da satelliti, telecomunicazioni, reti digitali e sensori urbani.
La novità del XXI secolo è che una parte significativa di questi dati non viene più prodotta da sistemi militari, ma dalla vita quotidiana delle società connesse.
Applicazioni di navigazione come Waze e Google Maps funzionano proprio grazie alla raccolta continua dei dati di localizzazione dei telefoni cellulari.
Questi sistemi aiutano a organizzare il traffico e indicare percorsi più rapidi, ma rivelano anche modelli di mobilità in tempo reale.
Un episodio emblematico si è verificato quando le mappe di corsa pubblicate dall’applicazione Strava hanno rivelato involontariamente la posizione di basi militari segrete in diverse parti del mondo.
Soldati che registravano i propri allenamenti hanno finito per esporre i percorsi interni di installazioni strategiche.
Questi episodi dimostrano che tecnologie create per facilitare la vita quotidiana possono generare, involontariamente, intelligence strategica.
Big Tech: la nuova infrastruttura del potere
Nel XXI secolo la sovranità non è più soltanto territoriale, militare o economica.
Esiste ora una nuova dimensione del potere: il controllo dei dati e delle infrastrutture digitali che organizzano la società.
Gran parte delle comunicazioni, della mobilità urbana e perfino dell’amministrazione pubblica dipende oggi da piattaforme controllate da giganti tecnologici come Google, Apple, Amazon e Microsoft.
Quando i dati strategici vengono archiviati in sistemi controllati da corporation straniere, si crea una vulnerabilità silenziosa.
Chi controlla i dati controlla il futuro
Costruire sovranità digitale significa sviluppare tecnologie aperte, rafforzare infrastrutture proprie di comunicazione e garantire che i dati strategici rimangano sotto controllo pubblico e democratico.
Nel XXI secolo i dati sono diventati strategici quanto il territorio, l’energia o le risorse naturali.
Perché nel mondo in cui viviamo oggi, chi non controlla i propri dati difficilmente controlla il proprio destino.

