09 Marzo 2026
Aumento della propensione alla brevettazione in Italia nel lungo periodo, con persistenti squilibri territoriali

Di Angelo Leogrande
L’innovazione tecnologica rappresenta uno dei principali fattori di crescita economica e competitività dei sistemi produttivi contemporanei. Tra gli indicatori più utilizzati per analizzare la capacità innovativa di un territorio vi è la propensione alla brevettazione, che misura la tendenza di imprese, università e centri di ricerca a trasformare le attività di ricerca e sviluppo in invenzioni formalmente riconosciute attraverso il deposito di brevetti. L’analisi di questo indicatore consente quindi di comprendere non solo il livello di sviluppo tecnologico di un Paese, ma anche le differenze territoriali nella capacità di generare e valorizzare conoscenza. Nel caso italiano, la distribuzione dell’attività brevettuale presenta storicamente una forte dimensione territoriale. Il sistema economico nazionale è infatti caratterizzato da una significativa eterogeneità regionale, che si riflette nella diversa intensità delle attività di ricerca, nella presenza di distretti industriali e poli tecnologici, nonché nel grado di integrazione tra università, imprese e istituzioni. Di conseguenza, la capacità di produrre innovazione e di trasformarla in brevetti risulta concentrata soprattutto nelle aree economicamente più sviluppate del Paese. Questo articolo analizza l’evoluzione della propensione alla brevettazione in Italia nel periodo compreso tra il 2004 e il 2020, con particolare attenzione alle differenze tra regioni e macro-aree territoriali. L’obiettivo è evidenziare le principali tendenze nel lungo periodo, individuando eventuali cambiamenti nella distribuzione territoriale dell’attività innovativa e valutando l’impatto di fattori economici e strutturali sull’andamento dell’indicatore. In particolare, l’analisi si concentra sul confronto tra Nord, Centro e Mezzogiorno, al fine di mettere in luce la presenza di eventuali divari territoriali nella capacità innovativa del Paese. Il periodo considerato è inoltre particolarmente significativo, poiché include fasi economiche molto diverse tra loro: gli anni precedenti alla crisi finanziaria globale del 2008, la fase di contrazione dell’economia e degli investimenti in ricerca e sviluppo, e infine il periodo di progressiva ripresa che ha caratterizzato la seconda metà degli anni 2010. Analizzare l’andamento della propensione alla brevettazione in questo arco temporale consente quindi di comprendere come i sistemi regionali dell’innovazione abbiano reagito ai cambiamenti economici e quali territori abbiano mostrato una maggiore capacità di adattamento e crescita. Attraverso l’analisi dei dati disponibili, l’articolo intende quindi offrire un quadro complessivo delle dinamiche dell’innovazione in Italia, evidenziando sia i progressi registrati nel lungo periodo sia le persistenti disuguaglianze territoriali che caratterizzano il sistema innovativo nazionale.

L’analisi della propensione alla brevettazione delle regioni italiane nel periodo 2004-2020 evidenzia dinamiche territoriali molto differenziate e mette in luce il persistente divario tra Nord e Sud del Paese in termini di capacità innovativa. Il dataset mostra l’evoluzione annuale dell’indicatore, accompagnata dalla variazione assoluta e percentuale tra l’inizio e la fine del periodo considerato. Nel complesso emerge un quadro caratterizzato da un’elevata concentrazione dell’attività brevettuale nelle regioni settentrionali, mentre il Mezzogiorno presenta valori sensibilmente più bassi, sebbene in alcuni casi si registrino segnali di crescita nel lungo periodo.
In primo luogo, osservando i livelli assoluti dell’indicatore, le regioni del Nord Italia risultano nettamente più performanti. Tra queste spiccano Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Friuli-Venezia Giulia, che nel corso dell’intero periodo mostrano valori molto elevati e spesso superiori alla media nazionale. L’Emilia-Romagna rappresenta uno dei casi più significativi: parte da un valore già molto alto nel 2004 (174,6) e raggiunge nel 2020 un livello di 246,2, con un incremento assoluto di 71,6 punti e una crescita percentuale del 41%. Questo andamento evidenzia un sistema regionale fortemente orientato all’innovazione tecnologica, sostenuto da una rete consolidata di imprese manifatturiere, distretti industriali e centri di ricerca. L’elevata propensione alla brevettazione riflette la presenza di un tessuto produttivo avanzato, in particolare nei settori della meccanica, dell’automotive e dell’agroindustria.
Anche la Lombardia mostra una performance molto significativa. Nel 2004 registra un valore pari a 155,9 e nel 2020 raggiunge 183,6, con una crescita assoluta di 27,7 punti e un incremento percentuale del 17,8%. Nonostante alcune oscillazioni nel periodo intermedio – in particolare un calo dopo la crisi economica del 2008-2009 – la regione mantiene costantemente livelli elevati di attività brevettuale. Ciò è coerente con il ruolo della Lombardia come principale polo industriale e tecnologico del Paese, caratterizzato da una forte concentrazione di imprese innovative, università e centri di ricerca.
Un andamento positivo si osserva anche in Veneto, che passa da 121,5 nel 2004 a 163,2 nel 2020, con una crescita del 34,3%. La regione mostra una dinamica relativamente stabile, con un lieve calo negli anni immediatamente successivi alla crisi finanziaria globale ma una successiva ripresa negli anni più recenti. Questo risultato riflette la capacità del sistema produttivo veneto di investire in innovazione e di valorizzare il capitale tecnologico delle imprese, in particolare nei settori della meccanica, della moda e della lavorazione dei metalli.
Il Friuli-Venezia Giulia presenta un andamento particolarmente interessante. Dopo valori iniziali intorno a 112,8 nel 2004, la regione registra una forte crescita fino a raggiungere il picco di 254 nel 2013. Successivamente si osserva una fase di ridimensionamento, ma nel 2020 il valore rimane comunque elevato (174,9). Nel complesso la variazione assoluta è di 62,1 punti, pari a un incremento del 55,1%. Questo andamento suggerisce una forte intensità innovativa del sistema produttivo regionale, probabilmente legata alla presenza di cluster tecnologici e di una significativa interazione tra imprese e istituzioni di ricerca.
Un caso particolarmente dinamico è rappresentato dal Trentino-Alto Adige, che mostra la crescita percentuale più elevata tra le regioni del Nord. Il valore passa da 48,7 nel 2004 a 150,6 nel 2020, con un incremento assoluto di 101,9 punti e una variazione percentuale del 209,2%. Questo risultato evidenzia un processo di rafforzamento significativo della capacità innovativa regionale, probabilmente sostenuto da politiche pubbliche di supporto alla ricerca, dall’elevato livello di istruzione della popolazione e dalla presenza di istituzioni scientifiche di alto livello.
Tra le regioni settentrionali si distingue invece il Piemonte per un andamento leggermente negativo nel lungo periodo. Nonostante parta da valori molto elevati (157,5 nel 2004), nel 2020 registra 132,6, con una diminuzione assoluta di 24,9 punti e una riduzione percentuale del 15,8%. Questo calo potrebbe essere legato alle trasformazioni strutturali dell’industria piemontese, storicamente legata al settore automobilistico e alla grande industria manifatturiera, che negli ultimi decenni ha attraversato processi di ristrutturazione.
Passando alle regioni del Centro Italia, il livello di propensione alla brevettazione risulta generalmente inferiore rispetto al Nord, ma comunque più elevato rispetto al Mezzogiorno. La Toscana rappresenta una delle realtà più dinamiche dell’area centrale, con valori che oscillano tra circa 80 e 107 nel periodo analizzato. Nel 2020 la regione raggiunge 102,6, con una crescita assoluta di 21,1 punti e un incremento percentuale del 25,9%. Questo andamento riflette la presenza di poli tecnologici e di un sistema produttivo diversificato, che include settori ad alto contenuto di conoscenza.
Le Marche mostrano una crescita ancora più marcata: da 50,5 nel 2004 a 81,8 nel 2020, con un aumento del 62%. Tale dinamica suggerisce un progressivo rafforzamento delle attività innovative all’interno del sistema produttivo regionale, caratterizzato da piccole e medie imprese e da distretti industriali specializzati.
L’Umbria presenta invece valori più contenuti e relativamente stabili nel tempo, con una crescita moderata nel lungo periodo. Il Lazio, pur essendo sede di importanti università e centri di ricerca, registra valori relativamente bassi rispetto ad altre regioni centrali, con una crescita da 37,8 nel 2004 a 48,8 nel 2020. Questo dato potrebbe essere spiegato dal peso relativamente minore del settore manifatturiero nella struttura economica regionale, a favore dei servizi e della pubblica amministrazione.
Il quadro cambia sensibilmente quando si analizzano le regioni del Mezzogiorno. In generale, i livelli di propensione alla brevettazione risultano molto più bassi rispetto al resto del Paese. La Campania, ad esempio, passa da 12,8 nel 2004 a 26,6 nel 2020, con una crescita percentuale significativa (107,8%) ma su livelli assoluti ancora modesti. Un andamento simile si osserva in Puglia, che passa da 13,9 a 20,2 nello stesso periodo, con una crescita del 45,3%. Nonostante l’aumento, il divario rispetto alle regioni settentrionali rimane molto ampio.
Anche Abruzzo e Basilicata mostrano segnali di crescita nel lungo periodo. In particolare, l’Abruzzo passa da 46,4 nel 2004 a 68,6 nel 2020, con un incremento del 47,8%. La Basilicata registra un aumento percentuale superiore al 100%, ma i valori assoluti rimangono molto bassi. Analogamente, la Calabria mostra una crescita percentuale rilevante (145,5%), ma parte da livelli iniziali estremamente contenuti.
Il Molise rappresenta un caso particolare: pur registrando la crescita percentuale più elevata dell’intero dataset (339%), i valori assoluti restano tra i più bassi del Paese. Ciò dimostra come variazioni percentuali molto elevate possano derivare da valori di partenza estremamente ridotti.
Per quanto riguarda le regioni insulari, Sicilia e Sardegna presentano livelli di brevettazione piuttosto bassi ma in lieve crescita nel lungo periodo. La Sicilia passa da 13,6 nel 2004 a 16,5 nel 2020, mentre la Sardegna cresce da 8,8 a 13 nello stesso arco temporale. Questi dati confermano la presenza di un significativo gap innovativo rispetto alle regioni del Centro-Nord.
Nel complesso, l’analisi dei dati evidenzia una forte concentrazione della capacità brevettuale nelle regioni settentrionali, dove si trovano i principali poli industriali e tecnologici del Paese. Le regioni centrali mostrano livelli intermedi, mentre il Mezzogiorno rimane significativamente indietro, nonostante alcuni segnali di miglioramento negli ultimi anni. Tale divario riflette differenze strutturali nei sistemi produttivi regionali, nel livello di investimenti in ricerca e sviluppo, nella presenza di università e centri di ricerca e nella capacità delle imprese di trasformare la conoscenza in innovazione tecnologica.
In conclusione, i dati sulla propensione alla brevettazione nel periodo 2004-2020 evidenziano come l’innovazione tecnologica in Italia sia fortemente concentrata in alcune aree del Paese. Le regioni del Nord continuano a rappresentare il principale motore dell’attività brevettuale, mentre il Centro mostra una posizione intermedia e il Sud presenta livelli ancora limitati. Tuttavia, la crescita osservata in diverse regioni meridionali suggerisce la presenza di un potenziale di sviluppo che potrebbe essere ulteriormente valorizzato attraverso politiche mirate di sostegno alla ricerca, all’innovazione e al trasferimento tecnologico.

L’analisi dei dati relativi alla propensione alla brevettazione in Italia nel periodo 2004–2020 evidenzia significative differenze territoriali e un’evoluzione temporale influenzata sia da fattori economici generali sia dalle caratteristiche strutturali dei sistemi produttivi delle diverse macro-aree del Paese. Nel complesso, emerge con chiarezza un forte divario tra il Nord e il Mezzogiorno, mentre il Centro si colloca in una posizione intermedia. Inoltre, si osservano alcune variazioni nel tempo legate in particolare alla crisi economico-finanziaria globale del 2008-2009 e alla successiva fase di ripresa. Considerando innanzitutto il dato complessivo nazionale, l’Italia mostra una crescita moderata della propensione alla brevettazione nel lungo periodo. Il valore passa infatti da 79 nel 2004 a 102,9 nel 2020. Tuttavia, questa crescita non è lineare: dopo un aumento nei primi anni, con un picco di 86,3 nel 2007, si registra un calo significativo tra il 2009 e il 2014, periodo in cui l’indicatore scende fino a 71,9. Tale dinamica riflette probabilmente gli effetti della crisi economica globale, che ha ridotto gli investimenti in ricerca e sviluppo da parte delle imprese. A partire dal 2015 si osserva invece una progressiva ripresa, culminata nel forte aumento registrato nel 2019 e nel 2020. Il Nord Italia rappresenta la macro-area con la più alta propensione alla brevettazione per tutto il periodo analizzato. I valori oscillano tra 140,8 nel 2004 e 175 nel 2020, mostrando livelli costantemente molto superiori alla media nazionale. Anche in questo caso si osserva una flessione negli anni successivi alla crisi del 2008-2009, ma il sistema innovativo settentrionale dimostra una notevole capacità di recupero negli anni successivi. Questo risultato è coerente con la forte concentrazione di imprese manifatturiere, distretti industriali, università e centri di ricerca nelle regioni settentrionali, elementi che favoriscono la produzione di innovazione tecnologica e la registrazione di brevetti. All’interno del Nord emergono tuttavia alcune differenze tra Nord-Ovest e Nord-Est. Il Nord-Ovest mostra valori inizialmente molto elevati, pari a 145,6 nel 2004, ma attraversa una fase di riduzione piuttosto marcata negli anni successivi alla crisi economica, scendendo fino a 105,3 nel 2013. Successivamente si registra una ripresa significativa, che porta l’indicatore a 160,3 nel 2020. Il Nord-Est, invece, presenta una dinamica complessivamente più dinamica e crescente nel lungo periodo. Dopo una fase di crescita fino al 2007 (160,6), si osserva un calo nel 2009, ma negli anni successivi la macro-area mostra una forte espansione, raggiungendo nel 2020 il valore di 195,1, il più alto tra tutte le macro-aree analizzate. Questo dato evidenzia la forte vitalità innovativa delle regioni del Nord-Est, caratterizzate da un tessuto produttivo composto da piccole e medie imprese altamente specializzate e orientate all’innovazione. Il Centro Italia si colloca su livelli intermedi rispetto al Nord e al Mezzogiorno. I valori oscillano tra 53,9 nel 2004 e 70,2 nel 2020, mostrando una crescita moderata ma complessivamente stabile. Anche in questa macro-area si osserva una flessione nel periodo successivo alla crisi economica, ma l’andamento complessivo suggerisce una progressiva consolidazione della capacità innovativa, probabilmente sostenuta dalla presenza di importanti università e centri di ricerca, oltre che da un sistema produttivo diversificato. Il Mezzogiorno rappresenta invece la macro-area con i livelli più bassi di propensione alla brevettazione. Nel 2004 il valore è pari a 13,9 e nel 2020 raggiunge 22,7, indicando una crescita nel lungo periodo ma su livelli ancora molto inferiori rispetto al resto del Paese. Questo dato evidenzia il persistente divario innovativo tra le diverse aree territoriali italiane, legato a fattori strutturali quali la minore presenza di imprese ad alta tecnologia, livelli più bassi di investimenti in ricerca e sviluppo e una minore integrazione tra sistema produttivo e sistema della ricerca. Analizzando separatamente Sud e Isole emergono ulteriori differenze. Il Sud mostra un aumento relativamente significativo nel periodo considerato, passando da 14,6 nel 2004 a 26 nel 2020, con una crescita più marcata negli ultimi anni. Le Isole, invece, presentano valori più bassi e una maggiore volatilità: dopo una fase di calo fino al 2013, con valori inferiori a 7, si osserva una graduale ripresa che porta l’indicatore a 15,6 nel 2020. Nel complesso, l’analisi dei dati conferma l’esistenza di una forte polarizzazione territoriale nella capacità innovativa del Paese. Il Nord continua a rappresentare il principale motore dell’attività brevettuale italiana, mentre il Centro mantiene una posizione intermedia e il Mezzogiorno rimane significativamente indietro. Nonostante ciò, la crescita osservata negli ultimi anni, in particolare nel Sud, suggerisce la presenza di un potenziale di sviluppo che potrebbe essere rafforzato attraverso politiche mirate di sostegno alla ricerca, all’innovazione e al trasferimento tecnologico.

L’analisi della propensione alla brevettazione in Italia nel periodo 2004–2020 mette in evidenza alcune tendenze rilevanti che consentono di comprendere meglio le dinamiche territoriali dell’innovazione nel Paese. In primo luogo, i dati mostrano come nel lungo periodo si sia registrata una crescita complessiva dell’attività brevettuale, segnale di un progressivo rafforzamento della capacità innovativa del sistema economico italiano. Tuttavia, tale crescita non è stata uniforme né nel tempo né nello spazio, ma ha risentito sia delle trasformazioni economiche globali sia delle profonde differenze strutturali che caratterizzano i territori italiani.
Uno degli elementi più evidenti emersi dall’analisi è la forte concentrazione della capacità innovativa nelle regioni del Nord Italia. Queste aree continuano a rappresentare il principale motore dell’attività brevettuale nazionale, grazie alla presenza di un tessuto produttivo avanzato, di una maggiore integrazione tra imprese, università e centri di ricerca e di livelli più elevati di investimenti in ricerca e sviluppo. In particolare, regioni come Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto mostrano una propensione alla brevettazione significativamente superiore alla media nazionale, confermando il ruolo strategico dei sistemi produttivi settentrionali nella generazione di innovazione tecnologica.
Al contrario, il Mezzogiorno continua a presentare livelli di attività brevettuale molto più contenuti. Nonostante alcuni segnali di crescita osservati negli ultimi anni, soprattutto in alcune regioni, il divario rispetto al Centro-Nord rimane ancora ampio. Tale differenza riflette fattori strutturali legati alla minore presenza di imprese ad alta intensità tecnologica, a livelli inferiori di investimenti in ricerca e sviluppo e a una più debole integrazione tra sistema produttivo e sistema della ricerca.
Un ulteriore elemento rilevante riguarda l’impatto della crisi economico-finanziaria del 2008–2009, che ha determinato una temporanea riduzione della propensione alla brevettazione in diverse aree del Paese. Tuttavia, negli anni successivi si osserva una graduale ripresa, culminata con un significativo aumento dell’indicatore negli ultimi anni del periodo analizzato. Questo andamento suggerisce una certa resilienza del sistema innovativo italiano e una progressiva ripresa degli investimenti in attività di ricerca e sviluppo.
In conclusione, l’analisi conferma come l’innovazione in Italia sia caratterizzata da una marcata dimensione territoriale, con una forte polarizzazione tra aree più dinamiche e territori che faticano a sviluppare una solida capacità innovativa. Ridurre tali squilibri rappresenta una sfida cruciale per il futuro del Paese. Politiche pubbliche mirate a rafforzare i sistemi regionali dell’innovazione, sostenere gli investimenti in ricerca e sviluppo e favorire il trasferimento tecnologico tra università e imprese potrebbero contribuire a valorizzare il potenziale innovativo dei territori meno sviluppati e a rendere il sistema economico italiano più competitivo e equilibrato nel lungo periodo.
Fonte: ISTAT
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