08 Marzo 2026
La donna che governa sotto pressione
Venezuela, Iran e la nuova disputa energetica globale

Di Marlene Madalena Pozzan Foschiera
Quando Delcy Rodríguez ha assunto la presidenza ad interim del Venezuela nel gennaio 2026, dopo il sequestro di Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores da parte delle forze statunitensi, il paese è entrato in una delle fasi più delicate della sua storia recente.
Giurista, ex ministra degli Esteri e figura storica del chavismo, Delcy è diventata la prima donna a esercitare le funzioni presidenziali in Venezuela proprio nel mezzo di una crisi istituzionale e di una pressione internazionale senza precedenti.
Da allora governa sotto molteplici tensioni: la necessità di preservare la stabilità dello Stato venezuelano, la pressione politica e giudiziaria proveniente da Washington e una disputa geopolitica che supera i confini dell’America Latina.
Subito dopo il sequestro di Maduro, alcuni analisti hanno sostenuto che Delcy Rodríguez avesse tradito l’ex presidente o che si fosse avvicinata all’amministrazione di Donald Trump. Questa interpretazione semplifica eccessivamente una situazione molto più complessa.
Il chavismo non è scomparso con l’arresto del suo principale dirigente. Il movimento politico creato da Hugo Chávez continua ad essere presente nelle istituzioni del paese e mantiene un sostegno significativo in settori organizzati della società venezuelana.
Manifestazioni che chiedono la liberazione di Maduro continuano a verificarsi nel paese, mentre dirigenti politici e parlamentari riaffermano il loro sostegno alla continuità del processo bolivariano.
In questo contesto, Delcy Rodríguez governa cercando di mantenere la stabilità di un paese sottoposto a forti pressioni esterne e inserito in una disputa geopolitica che va ben oltre i confini venezuelani.
Il petrolio al centro della contesa
La situazione del Venezuela non può essere compresa isolatamente.
Essa si collega a una trasformazione più ampia della politica internazionale: una crescente disputa per energia, influenza e sovranità che attraversa diverse regioni del pianeta.
Negli ultimi mesi, l’escalation militare che coinvolge Stati Uniti, Israele e Iran ha aperto un nuovo capitolo di questa contesa.
Il conflitto si è rapidamente ampliato dopo gli attacchi contro installazioni iraniane e la risposta di Teheran contro basi militari statunitensi situate nei paesi vicini del Golfo.
Il governo iraniano ha chiarito che l’obiettivo dei suoi attacchi non erano questi paesi, ma la presenza militare degli Stati Uniti nella regione.
Il risultato è stato l’allargamento di una guerra che molti analisti pensavano sarebbe stata rapida, ma che si è rivelata molto più complessa.
Il punto nevralgico dell’energia mondiale
Al centro di questa crisi si trova uno dei passaggi strategici più importanti del sistema energetico globale: lo Stretto di Hormuz.
Attraverso questo stretto transita circa un quinto del petrolio consumato nel mondo. Qualsiasi minaccia al traffico marittimo in questa area ha effetti immediati sui prezzi dell’energia e sulla stabilità economica globale.
Con l’intensificarsi del conflitto, l’Iran ha minacciato il blocco della rotta marittima, aumentando le tensioni nei mercati internazionali e alimentando il timore di una crisi energetica mondiale.
Quando il petrolio del Golfo Persico diventa incerto, altre regioni produttrici acquisiscono un’importanza strategica ancora maggiore.
E poche possiedono riserve tanto vaste quanto il Venezuela.
Una scommessa che non si è realizzata
È in questo contesto internazionale che è avvenuto il sequestro di Nicolás Maduro.
La logica sembrava chiara: rimuovere il principale leader del chavismo avrebbe potuto provocare una frattura interna nel movimento politico fondato da Hugo Chávez e aprire la strada a un cambiamento di regime.
Ma questa aspettativa non si è realizzata.
Nonostante la prigionia di Maduro negli Stati Uniti, il chavismo non è collassato. Il movimento rimane presente nelle istituzioni del paese e conserva una base sociale organizzata.
Si è aperto così non un vuoto politico immediato, ma uno scenario di disputa prolungata.
La pressione su Delcy Rodríguez
Negli ultimi giorni, alcune inchieste giornalistiche hanno indicato che autorità statunitensi starebbero preparando possibili accuse penali contro Delcy Rodríguez, mentre allo stesso tempo esercitano pressioni sul governo venezuelano affinché adotti misure contro figure legate al precedente governo.
Un simile livello di pressione difficilmente può essere interpretato come una relazione di alleanza.
Al contrario, dimostra che la disputa politica sul futuro del Venezuela rimane aperta.
Delcy Rodríguez governa oggi in uno dei punti più sensibili del nuovo scenario geopolitico globale.

