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07 Settembre 2026

Omicidio Vassallo, Le Iene condannate per diffamazione: 100 mila euro al colonnello Fabio Cagnazzo

Il Tribunale condanna “Le Iene” per diffamazione a favore del colonnello Fabio Cagnazzo

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Di Pierdomenico Corte Ruggiero

“Pur non trattandosi di affermazioni esplicitamente accusatorie, il risultato del servizio giornalistico nel suo complesso, avuto riguardo non solo al contenuto letterale delle espressioni utilizzate, ma alla sequenza narrativa, agli accostamenti tra immagini, dichiarazioni e commenti fuori campo, nonché al contesto complessivo della comunicazione, è quello di una costante associazione tra l’attore e i fatti oggetto dell’indagine, tale da determinare nello spettatore medio una crescente percezione di coinvolgimento dell’attore nella vicenda oggetto di indagine”.

“Il giudice ritiene equo ricondurre la fattispecie in esame allo scaglione delle diffamazioni di eccezionale gravità e liquidare, in favore dell’attore Fabio Cagnazzo, la somma di 100.000 euro, tenuto conto della posizione e della notorietà del diffamato, il quale all’epoca dei fatti rivestiva l’incarico di Comandante provinciale ed era noto per il proprio impegno istituzionale al contrasto della criminalità organizzata”.

Sono alcuni dei passaggi chiave della sentenza con cui il Tribunale Civile di Frosinone condanna Giulio Golia, inviato delle “Iene”, Reti Televisive Italiane e i fratelli Dario e Massimo Vassallo al risarcimento del danno a favore di Fabio Cagnazzo.

La trasmissione “Le Iene” dedica nel 2019 cinque servizi all’omicidio di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica ucciso nel settembre 2010.

Cinque servizi in poco tempo: 10, 17 e 27 ottobre, 5 e 19 novembre 2019.

Servizi che si concentrano su Fabio Cagnazzo, che già in precedenza era stato indagato, ma la sua posizione era stata sempre archiviata per l’assoluta mancanza di riscontro.

Dopo i servizi delle “Iene”, Fabio Cagnazzo viene nuovamente indagato.

Arrestato nel 2024.

Nel 2025 per due volte la Cassazione ritiene deficitario l’impianto accusatorio.

Nel 2026 il Gup di Salerno proscioglie Fabio Cagnazzo dalle accuse.

Siamo in attesa, a novembre, della decisione della Corte d’appello dopo l’impugnazione da parte della Procura di Salerno.

Certo, è facile osservare che la sentenza del Tribunale di Frosinone è di primo grado e che ci sarà ricorso.

Vero. Attenzione però: è un principio che deve valere sempre. Per tutti.

Ad oggi nessuna condanna è stata emessa nei confronti del colonnello Fabio Cagnazzo. Nessuna.

Eppure ogni atto della magistratura (iscrizione nel registro degli indagati, custodia cautelare, richiesta di rinvio a giudizio) è stato letto come riscontro della colpevolezza di Cagnazzo.

Non è così. Non sarà così nemmeno se la Corte d’appello a novembre dovesse decidere per il rinvio a giudizio.

La cronaca giudiziaria deve rigorosamente distinguere la fase preliminare fondata su indizi e la fase dibattimentale che deve valutare la presenza di prove.

Se all’orizzonte vedo nuvole scure posso dire che forse potrà piovere, ma non posso scrivere che ha piovuto.

Ricordiamo anche che Fabio Cagnazzo non “deve dimostrare in tribunale la propria innocenza” . In Italia vige il “Onus probandi incumbit ei qui dicit, non ei qui negat”. Evitiamo di profanare la nostra millenaria civiltà giuridica.

Sui servizi delle “Iene” su cui si è espresso il Tribunale di Frosinone vogliamo chiudere con delle domande.

Perché addirittura cinque servizi in un mese? E soprattutto: perché Fabio Cagnazzo, che aveva coordinato dal 2017 le indagini di polizia giudiziaria (concentrando le indagini a Frosinone con una squadra investigativa appositamente formata e applicando un rigoroso filtro alle notizie da condividere con la stampa come stabilito dal Codice di Procedura Penale) sull’omicidio di Serena Mollicone, non viene intervistato dalle “Iene” (molto attive sul caso Mollicone) sul recente successo investigativo?

Successo, perché nel luglio 2019 la Procura di Cassino chiede il rinvio a giudizio per gli indagati. Inoltre, proprio a novembre 2019 si doveva svolgere la prima udienza davanti al Gup di Cassino.

Inoltre nel 2019 non ci sono elementi nuovi che giustificano ben cinque servizi in un mese. Basta leggere questo per capire che erano fatti e circostanze già valutati dalla magistratura https://www.iene.mediaset.it/2019/news/omicidio-vassallo-sindaco-eroe-morte-senza-risposta_533742.shtml. Solo DOPO i servizi delle “Iene” arriva la “famosa” lettera anonima https://www.iene.mediaset.it/2019/news/omicidio-vassallo-lettera-anonima_599917.shtml e dopo anni arriverà il pentito ritenuto dalla Cassazione poco attendibile https://www.quotidianodelsud.it/laltravoce-dellitalia/cronache/giudiziaria/2025/05/10/vassallo-unindagine-flop-tra-buchi-e-contraddizioni .

Resta anche una domanda fastidiosa come le zanzare in queste infernali nottate estive: a Fabio Cagnazzo ha portato “sfortuna” prendere il comando provinciale di Frosinone in quel preciso momento storico? A questa domanda noi possiamo rispondere con il titolo di un film capolavoro di Damiano Damiani: Quién Sabe?

Ciò che la cronologia dei fatti ci dice è che Cagnazzo firma uno dei più importanti successi investigativi degli ultimi decenni e ipso facto si trova nuovamente al centro dei sospetti per l’omicidio del sindaco Vassallo. Coincidenze, solo coincidenze; la storia italiana è piena di queste coincidenze.

La morale della vicenda del colonnello Fabio Cagnazzo, come di tante vicende simili, è che bisogna attendere le sentenze definitive.

Rispettando la dignità e l’onore di chi è innocente. Perché ricordiamolo solo con una condanna definitiva si è colpevoli.