07 Settembre 2026
Ma prima o poi faranno anche cose buone?

Di Rosamaria Fumarola
Giorgia Meloni ci teneva moltissimo ad essere a Bari per festeggiare la longevità del suo governo. Aveva presentato l’evento come un incontro corale, ai cui festeggiamenti avrebbero partecipato tutti, indipendentemente dalla fede politica ed invece è stato altro. Qualcuno l’ha definito una festa di partito, ma ciò che di fatto è rimasto è la sensazione di una incursione, a tratti verbalmente violenta, su un territorio governato dalla sinistra, che tramite un comunicato del sindaco Leccese aveva tuttavia dato il benvenuto alla premier. Bari ha assistito ad un comizio dai toni accesi, quasi intimidatori, un resoconto di questi anni di governo, con i risultati elencati ad una velocità tale da impedire a chi ascoltava di comprendere i punti in elenco. E bene ha fatto la presidente del Consiglio a fare in modo che l’elenco dei risultati di governo fosse pronunciato alla velocità della luce, perché qualsiasi analisi che andasse oltre la superficialità di una lista avrebbe fatto tornare alla mente l’inconsistenza dei presunti traguardi e la conseguente inutilità del comizio barese. Insomma la Meloni ha inteso scendere a Bari per sottolineare la grandezza della propria proposta politica e di quanto ottenuto in quattro anni di governo, affinché suonasse come un monito per gli amministratori pugliesi. Ma ciò che le è parsa cosa necessaria, a tanti baresi è sembrata invece una sottolineatura gratuita e non richiesta. Di questa celebrazione poi si era tanto parlato come di un evento organizzato da tempo e curato in ogni dettaglio, ma in realtà ciò che di fatto è stato parla la lingua della sciatteria, che diventa misura di tante cose e cartina tornasole di altre. Provando infatti ad andare oltre il lungo intervento di Giorgia Meloni, gli alleati di governo come Lupi, hanno speso parole non convinte e pertanto non convincenti sulla solidità della compagine, peraltro in un italiano discutibile, infarcito di un latino che non ha mai conosciuto le declinazioni. E che dire di Salvini, che ha sciorinato un lungo elenco dei successi italiani da quando è a capo del dicastero delle infrastrutture e dei trasporti? Il fatto poi che più della metà del suo intervento non sia stata disponibile a causa della rete internet ballerina, che ha interrotto le sue parole, lasciandolo fermo in espressioni che Blob non mancherà di riproporre, ha rafforzato l’idea di un evento curato a macchia di leopardo. Quanto ai giovani disposti ad urlare ad ogni piè sospinto il nome di Giorgia, senza mai nemmeno una variazione sul tema, rafforzavano l’idea che la convinzione politica fosse più nella mente dei comizianti che del pubblico presente. E poi tante cose belle raccontate, peccato che nessuno mai le abbia viste realizzate. Dev’essere per questo che la premier, per assicurare una qualche vis al suo discorso è ricorsa alle scenette in cui è senz’ altro abile, come quella della figlia che le telefona durante il discorso e che le è valsa l’ applauso delle donne presenti, perché si sa, la mamma è sempre la mamma. Magistrale poi l’apologia dei risultati raggiunti con la telemedicina allo scopo di offrire sostegno agli anziani. Alla premier sfugge il fatto che un anziano ammalato non ha accesso da solo a nulla, figuriamoci alle complesse richieste burocratiche per usufruire della telemedicina al proprio domicilio. Resta da chiedersi perché dedicarsi alla politica quando sfuggono i concetti fondamentali dell’ agire democratico. Per una rincorsa al potere, per ciò che garantisce e cioè la supremazia esercitata su altri, non per condividere, ma per appropriarsi di risorse, senza un uso ragionevole delle stesse ed attingendo ad una idea tribale della cosa pubblica intesa esclusivamente come spartizione oligarchica. Da Bari Meloni & Co sono andati via con la stessa velocità con cui erano arrivati, lasciando nei baresi una domanda: ma questi prima o poi faranno anche cose buone?


