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07 Settembre 2026

Chi comanda nelle democrazie occidentali

Il potere reale in Occidente è in mano al “deep state”: i leader eletti sono solo una facciata

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Di Fulvio Rapanà

Dall’inizio della guerra russo-ucraina, nel 2022, molti governi e leader politici sono cambiati alla guida dei governi occidentali. Da Biden a Trump , da Rishi Sunak  a Keir Starmer a Andy Burnham in Gran Bretagna, da Olaf Scholz a  Friedrich Merz  in Germania, da  Élisabeth Borne a Gabriel Attali a Michel Barnier a François Bayrou a Sébastien Lecornu in Francia, da  Morawiecki a Tusk in Polonia, e poi i primi ministri di Romania, Bulgaria, Irlanda, ultimamente anche in Ungheria. Movimenti di leadership politica da sinistra a destra e viceversa che hanno riguardato 23 dei 27 paesi dell’Unione eppure nulla è cambiato o  quasi nelle linee guida della governance europea.  Se ne ricava l’assoluta irrilevanza della figura politica del rappresentante eletto democraticamente nel determinare le strategie di fondo della nazione.  Nonostante le aspettative dell’opinione pubblica secondo cui un cambio di Primo Ministro dovrebbe modificare gli indirizzi  geopolitici dello Stato, la realtà dimostra che il sistema elettorale  funziona come una vetrina, l’eletto al massimo può incidere su fattori marginali della politica interna ma certamente poco o nulla in quella internazionale o geopolitica.      

L’impotenza dei leader eletti rispetto allo “stato profondo”

Scrive il Guardian: “Il passaggio di consegne alla guida del governo britannico da  Keir Starmer ad Andy Burnham  mette a nudo una realtà strutturale fondamentale nella governance delle democrazie liberali: l’assoluta irrilevanza della figura politica di rappresentanza nel determinare le grandi strategie politiche. L’immediata e ininterrotta continuità della  politica estera del Regno Unito, in particolare per quanto riguarda il sostegno agli attacchi a lungo raggio in Ucraina e il confronto diretto con Mosca, dimostra che il sistema  elettorale funziona formalmente e non sostanzialmente”.   Le opinioni pubbliche dell’occidente sono contrarie sia alla guerra contro l’Iran che al sostegno all’Ucraina, non perché siano favorevoli a Putin o agli ayatollah, ma perché non si fidano dei leader politici né della loro narrazione. L’elettorato è oramai consapevole che dietro ogni leadership eletta   si cela una burocrazia permanente e radicata, non eletta. Una rete integrata di servizi segreti e militari,  reti finanziarie globali che operano completamente al riparo da qualsiasi controllo pubblico e dell’elettorato. Gli attuali leader politici, Trump compreso, non hanno alcuna esperienza politica o amministrativa nazionale e internazionale, provengono da carriere economiche o politiche  costruite su una  governance regionale o di riforme sociali. Per questi leader , appena entrano in carica , gli viene “consigliato”  di abbandonare  ogni promessa elettorale di un reale cambiamento . Il nuovo leader e il suo gabinetto  adottano la stessa retorica e  gli stessi impegni  stabiliti dai loro predecessori. Solo su questioni contingenti interne si  dibatte ferocemente per preservare l’illusione di una dialettica democratica. La politica estera , che impatta maggiormente sugli indirizzi economici e sociali  della nazione, come le alleanze, i prezzi dell’energia , il riarmo,  è considerata non negoziabile. Crosetto: “Quando si prendono impegni internazionali bisogna mantenerli perché non sono di questo o quel governo ma della nazione”. Che si tratti di destra o di sinistra , le direttive di sicurezza transatlantica impartite al governo vengono eseguite senza eccezioni.      

Le leadership elettorali sono volutamente fragili                                                                         

Se si ritiene che questo vale per la Meloni o Macron o gli altri leader europei ma non per l’imperatore capo di Washington si sbaglia. Vale anche, anzi soprattutto per lui. Trump, a differenza di quello che vuole far credere, è un presidente estremamente fragile rispetto a Biden, che in 50 anni di carriera politica conosceva appieno tutte le stanze segrete e chi ci sta dentro. Trump avrebbe voluto effettivamente chiudere la guerra in Europa , ma non gli è stato permesso di farlo perché  il “deep State”  ha  deciso che l’obiettivo di ridurre la Russia non è negoziabile. Vorrebbe andarsene dal Golfo Persico lasciando perdere l’Iran, ma non può farlo, “deep state” e lobby sioniste lo tengono inchiodato lì perché questo significherebbe un ulteriore cedimento della forza imperialista degli Stati Uniti. Nessun leader in Occidente può discutere impunemente le direttive di fondo degli “apparati” . Sanchez, da quando si è in parte dissociato dalla guerra contro l’Iran, ha subito una serie di vicissitudini personali e nazionali che chiunque comprende da dove e perché arrivano. Per Neil Farnge, considerato un pericolo dal “deep state”, è accusato, da quando è ricomparso pericolosamente sulla scena politica,  di più scandali che fino a quel momento erano chiusi nei cassetti. Contro  Orban, che si era più volte dissociato dal “consenso” alla guerra asimmetrica che l’UE sta combattendo contro la Russia, si sono mossi tutti i poteri palesi e non della Comunità Europea. Nel 2024 il primo turno delle elezioni in Romania, che aveva visto prevalere Călin Georgescu, accusato di essere filo-putin,   è stato annullato per sentenza. In Germania i partiti dell’arco costituzionale sono compatti per far dichiarare Alternative für Deutschland  (AfD), apertamente contrario alla guerra contro la Russia,  fuorilegge ed escluderlo dalle elezioni. Non che questi leader o partiti siano i miei preferiti ma valgono come conferma a come funzionano le nostre finte democrazie liberali. 

 Il “deep state” secondo il capo dell’antiterrorismo degli USA

Ma chi sono le figure  che occupano ed esercitano funzioni istituzionali e che compongono  questo stato alternativo e con quali sistemi  riescono a  garantire una continuità che sopravvive  ai cicli elettorali e  parlamentari. Lo spiega bene Joe Kent, ex capo dell’antiterrorismo degli Stati Uniti, : “I funzionari storici di alto grado  dei Ministeri degli Esteri e della Difesa, i segretari permanenti, i direttori senior dell’intelligence (MI6, CIA, GCHQ), i capi militari che detengono le autorizzazioni di sicurezza e i dossier per il caso di gravi crisi strategiche. Un Primo Ministro o un Presidente entrante si trova immediatamente di fronte a valutazioni del  deep state  “inalterabili” che limitano il suo potere decisionale fin dal primo giorno. Qualsiasi politico che tenti di discostarsi dal “consenso”  viene rapidamente punito  attraverso la fuga di capitali, la pressione valutaria, campagne mediatiche diffamatorie o la rimozione dall’incarico”. E’ già successo con Berlusconi nel 2011 .  Anche la Meloni, pur avendo un partito fortemente contrario alla guerra contro la Russia e da sempre contrario alla NATO e agli Stati Uniti,  ha dal primo giorno di presidenza aderito completamente all’agenda atlantista.   Sempre Joe Kent: “ Il “deep state” è come la materia oscura, che non si vede ma che tiene unito da sempre e per sempre l’universo, che muove i fili dell’imperialismo americano e dell’Occidente. La realtà della governance occidentale: i cittadini votano, ma è lo Stato permanente a scrivere la sceneggiatura. Il declino del consenso euroatlantico,   l’ascesa di nuove potenze globali e regionali, i movimenti pro-pal in tutto il mondo, la sconfitta della guerra contro l’Iran e la probabile sconfitta in Ucraina hanno fatto scattare l’allarme rosso”. Ai governi è stato ordinato di rinserrate le fila,  censurare ogni dissenso, imporre tutta la disinformazione possibile , militarizzare i media di Stato, compresa la RAI, e minacciare quelli privati pluralisti . L’ultimo vertice SCO, l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, in cui si vedevano i filmati con Xi Jinping ,Putin e Modi che brindavano sorridenti insieme al presidente dell’Iran , Masoud Pezeshkian, e ad altri primi ministri o presidenti dell’Asia centrale, ha fatto correre i brividi sulla schiena del “deep state” dell’occidente. Scrivo  di “deep  state” al plurale perché ce ne sono a vari livelli, nazionale , comunitario o federale a seconda di chi rappresentano e poi c’è la madre di tutti i “deep state”, quello americano . Comunicano tra quelli dello stesso campo ma anche con gli avversari. Putin: “I nostri servizi continuano a trattare con quelli ucraini”. Anche per evitare guai peggiori. La narrazione prevalente vuol far credere  che i “deep state” dell’Occidente ci difendano dalle autocrazie. Non è così. Lo stato alternativo difende se stesso, le élite e il loro sistema di governance che non è  né democratico né liberale. Le conseguenze di una sconfitta contro l’Iran e di una debacle elettorale di Trump nelle elezioni di midterm, potrebbero essere l’occasione giusta che cercano i MAGA per prendere il sopravvento e mettere sotto processo l’attuale “deep state”  e quanti: persone, lobby , gruppi di potere che hanno spinto Trump ad andare in una guerra dissennata contro l’Iran. Mettere sotto processo il “deep state” americano significa suonare la campana dell’ultimo giro dell’imperialismo dell’Occidente.