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02 Novembre 2026

Bocchino e la folle richiesta a Siher

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Credit foto www.ilfattoquotidiano.it

Rosamaria Fumarola

In molti avranno in questi giorni visionato sui social un post di Italo Bocchino in cui si rivolge
a Siher, il giovane italiano di seconda generazione incarcerato (e poi scarcerato) con
l’accusa di essere l’organizzatore dei recenti scontri nelle città italiane. Il giornalista nel video
lo apostrofa per non aver apprezzato tutto ciò che l’Italia ha saputo offrirgli. Nel rimbrotto
Bocchino stila poi un elenco dei “doni” di cui il giovane non è a suo dire grato a sufficienza.
Tra questi l’essere nato in uno dei nostri confortevoli ospedali, l’aver studiato fino al
conseguimento della laurea ed al dottorato, l’essere cittadino italiano e non un clandestino
grazie alle leggi del nostro ordinamento, il tutto declamato in un sapiente crescendo, al
termine del quale un ascoltatore distratto avrebbe giudicato Siher responsabile di tutti i mali
del mondo e gli avrebbe augurato di perdere ogni cosa, anche la libertà. Lasciarsi trascinare
dalla retorica di chi deve far leva sull’ orgoglio italiano per stigmatizzare presunte colpe e
tenere a bada l’insoddisfazione di un numero crescente di persone, può essere facile.
Tuttavia dopo la distrazione, una riflessione si rende necessaria, anche a prescindere dalla
propria collocazione politica. Il governo attuale ad ogni piè sospinto descrive un’Italia
straordinaria e senza problemi, un paese mitologico scollato dalla realtà e dal tempo, frutto
quasi di un’ideazione schizofrenica. È d’obbligo scendere però in una dimensione più
concreta, per riuscire ad essere quanto più possibile chiari. Io ad esempio sono una cittadina
italiana, figlia di italiani. La vita dei miei genitori non ha mai conosciuto la lingua dell’
opulenza e la sola strada per garantire ai figli l’emancipazione è stata la scuola. Lì mi è stato
insegnato che la democrazia ed i suoi diritti sono stati l’approdo di una storia travagliata, che
ha visto scorrere il sangue dei troppi che ci hanno preceduto. È sempre lì che ho imparato di
avere il diritto di vivere tutto ciò che la democrazia mi garantisce, grata per quanto esseri
umani migliori di me hanno saputo creare e per il contributo di onestà e lavoro che i miei si
sono impegnati a dare al paese. Sono nata in un ospedale e non per strada grazie alle
tasse, al pagamento delle quali i miei non si sono mai sottratti. Grazie all’ impegno negli
studi ho talvolta raggiunto i miei obiettivi. Nulla è stato facile: una lode su un libretto
universitario è stata il frutto di lunghe ore trascorse a studiare. Quando non sono riuscita a
pagare le tasse che l’università esigeva ho interrotto gli studi e li ho ripresi solo quando ho
potuto, impartendo lezioni private ad altri giovani. Lotto affinché i miei familiari ed io
possiamo ancora essere curati dalla sanità pubblica, benché politiche scellerate nel tempo
ne abbiano snaturato le prerogative. La storia di un paese la scrivono tutti e, piaccia o meno,
senza che qualcuno debba ringraziare qualcun altro. Un mondo in cui si scambia un diritto
per una concessione non è quello per cui hanno lottato i padri costituenti. I genitori di Siher e
Siher sono parte di una società che ha delle leggi, leggi che essi hanno rispettato. Non può
essere chiesto loro un rispetto maggiore o un pubblico ringraziamento per quanto hanno,
perché ciò che hanno è ciò che hanno ottenuto partecipando ad un “gioco” le cui regole
hanno rispettato. Eppure qualcuno auspica che le libertà che la Costituzione garantisce a
Siher siano diverse dalle mie. Che non possa ad esempio dichiararsi pro pal senza che
qualcuno lo accusi di organizzare una rivolta. Tra gli scritti per i quali è stato incarcerato tanti
erano identici a quelli che i liceali degli anni 80 custodivano nei diari e di certo non perché
aderivano alla follia omicida delle BR. Eppure tutti i segni dell’ eversione sono rinvenibili
piuttosto tra le file dei sodali di Bocchino. Come definire se non eversiva la scomposta
reazione di Giorgia Meloni al provvedimento con cui si ordinava la scarcerazione di Siher?

Giornalista pubblicista, scrittrice, critica jazz, autrice e conduttrice radiofonica, blogger, podcaster, giurisprudente (pentita), appassionata di storia, filosofia, letteratura e sociologia, in attesa di terminare gli studi in archeologia scrivo per diverse testate, malcelando sempre uno smodato amore per tutti i linguaggi ed i segni dell'essere umano