26 Ottobre 2026
La tregua di Aleshki – Le strade, i corpi e le prove che mancano
Dal 27 ottobre dovrebbero tacere le armi nella cittadina sulla riva sinistra del Dnepr, dopo la telefonata del Papa e la mediazione della Casa Bianca. In Italia è arrivato il racconto di un assedio russo; le prove disponibili dicono meno, e in qualche punto dicono altro. Lo stesso metodo, applicato allo scambio delle salme del 22 ottobre, mostra riconquiste che allo scambio non compaiono.

Dal 27 ottobre dovrebbero tacere le armi nella cittadina sulla riva sinistra del Dnepr, dopo la telefonata del Papa e la mediazione della Casa Bianca. In Italia è arrivato il racconto di un assedio russo; le prove disponibili dicono meno, e in qualche punto dicono altro. Lo stesso metodo, applicato allo scambio delle salme del 22 ottobre, mostra riconquiste che allo scambio non compaiono.
Aree di crisi nel mondo n. 307 del 25-10-2026
di Stefano Orsi
25 ottobre 2026
Alle 4 del mattino del 27 ottobre, ora di Mosca, ad Aleshki dovrebbero tacere le armi. Lo ha annunciato lo Stato maggiore russo per voce di Gerasimov, e da Kiev lo conferma il commissario per i diritti umani Dmitry Lubinets. La Casa Bianca, che attribuisce la mediazione a Melania Trump, indica invece il 29. Due giorni di scarto contano, se dentro quei due giorni devono muoversi colonne di civili.
Aleshki, Oleshky nelle cronache occidentali, contava 24.000 abitanti prima della guerra; oggi ne restano fra 1.700 e 2.000, in gran parte anziani. Il caso è arrivato in Italia per due strade. Il 16 ottobre Papa Leone XIV, convalescente dopo l’intervento al polmone, ha telefonato a Putin per chiedere una tregua che lasciasse entrare cibo e medicine, e Il Foglio ha titolato sul Papa «al nostro fianco». Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, ha condotto uno sciopero della fame dal 20 ottobre fino all’annuncio del cessate il fuoco.
In entrambi i casi il racconto è quello di una città affamata dall’assedio russo. Sulla fame non ho dubbi: buona parte dei 29 civili uccisi e dei 54 feriti nel 2026 fra Aleshki e Golaya Pristan ha il riscontro dell’ufficio ONU per i diritti umani. A non tornare è l’assedio.
Chi assedia chi
Aleshki sta sulla riva sinistra del Dnepr, in territorio russo dal febbraio 2022. Kherson, sulla riva destra tenuta dagli ucraini, dista meno di 4 km, come annota lo stesso Kyiv Independent. La linea del fronte corre fra la città e Kherson. Un assedio lo pone chi circonda; qui la città sta dentro le linee di chi viene accusato di assediarla.
L’isolamento è reale. Secondo la stessa testata, l’ultimo carico di viveri su gomma è entrato il 26 maggio; i tentativi del 2 giugno e del 1° settembre sono stati fermati dai droni, con due morti. Chi pilotasse quei droni è il punto conteso. Le autorità ucraine dichiarano che a dicembre 2025 i russi avrebbero minato le strade temendo un’avanzata ucraina, e attribuiscono ai loro droni i colpi sui veicoli. Il 21 settembre Peskov ha attribuito a bombardamenti e droni ucraini l’impossibilità di far arrivare cibo e medicine; il 10 ottobre Yana Lantratova, commissaria federale russa per i diritti umani, ha detto che quanto entra in città viene portato a mano o in bicicletta.
Riscontri indipendenti sulle due attribuzioni non ce ne sono. Resta la carta: una strada d’accesso a pochi chilometri da una riva tenuta dagli ucraini sta dentro la portata di qualsiasi drone FPV, e i russi non hanno alcun interesse a interdire la propria linea di rifornimento verso il presidio della città.
Il comma 22
Il 7 ottobre l’SBU, il servizio di sicurezza ucraino, ha annunciato che la Russia starebbe preparando interviste inscenate con residenti di Aleshki, per attribuire alle forze ucraine attacchi e blocco; la campagna è collocata fra ottobre e inizio novembre. Il 30 settembre il ministro degli Esteri Andrii Sybiha aveva parlato di decine di video in preparazione.
Ne esce un comma 22 nel senso di Joseph Heller. Ogni testimonianza che accusi Kiev è dichiarata falsa prima di essere resa, ogni testimonianza che accusi Mosca resta valida; nessun fatto, per costruzione, può smentire il criterio.
Le prove del campo ucraino reggono poco meglio. Oleksandr Prokudin, capo dell’amministrazione militare di Kherson, dichiara che dal marzo scorso i droni ucraini avrebbero lanciato sulla città viveri e medicine, 4 tonnellate nella sola operazione di fine settembre. Reuters, nel diffondere il video, parla di un luogo «indicato come» Oleshky, formula d’agenzia per un luogo non verificato, e geolocalizzazioni indipendenti non ne ho trovate. L’unica testimone diretta citata dal Kyiv Independent, una residente uscita ad aprile, ha visto cadere i pacchi ma non sa di chi fosse il drone. Gli stessi volontari che organizzavano le evacuazioni hanno espresso il timore, nei gruppi Telegram locali, che quei lanci portassero controlli russi sulla popolazione.
Il metro vale anche per l’altra riva. Sergey Georgiev, commissario regionale russo per i diritti umani, sostiene che gli operatori di droni ucraini di Kherson userebbero Aleshki come poligono, colpendo civili negli ingressi dei palazzi. Il 21 ottobre RT.Doc ha raccontato di una famiglia della commissione elettorale del distretto, con casa e auto distrutte da droni ucraini, evacuata dai paracadutisti russi. Sono dichiarazioni di parte senza riscontro, come i lanci di Prokudin. Un dato però si incrocia: l’inchiesta ucraina di Slidstvo.info colloca ad Aleshki il 217° reggimento paracadutisti della Guardia. Sulla presenza del presidio le due parti, per vie opposte, concordano.
Gli scudi
L’accusa più pesante viene da Oleksandr Tolokonnikov, vice di Prokudin: i russi avrebbero piazzato cannoni, mortai e mine nei quartieri residenziali e si servirebbero dei civili per non essere colpiti. Coprirsi negli edifici di una città di fronte è prassi di ogni esercito; lo scudo umano richiede altro, cioè la volontà di trattenere i civili per proteggersi.
Contro l’accusa pesano due elementi. Peskov ha dichiarato che potranno lasciare la città tutti i civili che lo vorranno, e chi si fa scudo della popolazione non la lascia uscire alla vigilia di una tregua. Nello stesso periodo, inoltre, Kiev rivendica colpi su posti di comando e su militari ad Aleshki, il che si concilia male con uno scudo che funzioni.
Poi c’è la riva opposta. Kherson e Aleshki si guardano da 4 km di fiume, con operatori di droni negli edifici e civili rimasti da entrambe le parti. Nel luglio 2022 Human Rights Watch, che dopo la chiusura del suo ufficio di Mosca poteva lavorare solo dal territorio controllato da Kiev, documentò basi in aree abitate in entrambi gli eserciti, senza che i residenti fossero spostati. Amnesty International arrivò il mese dopo a conclusioni più nette sulle forze ucraine, e una revisione esterna commissionata dalla stessa Amnesty ne contestò in parte le prove. Applicata con un criterio unico, l’accusa di scudi umani investe le due rive allo stesso modo.
Novaya Guta
Lo stesso metodo si applica a un dato della settimana rimasto senza copertina. Il 22 ottobre, al valico di Novaya Guta, la Russia ha restituito 252 salme all’Ucraina e ne ha ricevute 23, secondo il deputato della Duma Shamsail Saraliev, con il Coordinamento ucraino per i prigionieri che conferma la propria cifra. Il 14 agosto lo scambio era stato di 261 contro 24.
Fra i due scambi c’è l’estate dell’operazione Vivaldi, con le riconquiste dichiarate da Kiev a nord di Liman, oltre a quelle dichiarate a Zaporoje dalla primavera. Chi riprende terreno raccoglie i caduti dell’altro. Due scambi di dimensione quasi identica, uno prima e uno dopo, restituiscono alla Russia la stessa quota, una salma ogni dieci: le riconquiste annunciate allo scambio non compaiono.
I limiti vanno detti. Le quantità di ogni scambio si negoziano e l’identificazione richiede tempo; sotto i droni, poi, il recupero dei corpi è difficile per tutti. Il dato cumulato riflette chi ha tenuto i campi di battaglia nel corso della guerra più che le perdite di un mese: dall’inizio del 2025 l’Ucraina ha ricevuto oltre 21.000 corpi, la Russia oltre 700. Nessuno di questi limiti, però, spiega perché la quota russa resti ferma proprio dopo i mesi delle riconquiste. Io la leggo come il segno di posizioni lasciate più che conquistate.
La prova del 27
L’evacuazione sarà il primo dato materiale di tutta la vicenda. Lubinets dichiara che gli evacuati di Aleshki e di sei centri vicini saranno portati in territorio controllato da Kiev. Conterà quanti escono e dove sceglie di andare chi può scegliere; conterà ancora di più chi raccoglierà le loro parole. Se le testimonianze passeranno soltanto per i canali di una delle due parti, Aleshki resterà quello che è stata in queste settimane: una città che tutti raccontano e che nessuno ha potuto vedere.
Apertura
- Kyiv Independent, 23-24 ottobre: tregua dalle 4 del 27, annunciata da Gerasimov (ripresa da RBK).
- Kyiv Post, 24 ottobre: Lubinets conferma l’accordo e l’orario.
- NBC News, 24 ottobre: data del 29 indicata dalla Casa Bianca, mediazione di Melania Trump, popolazione fra 1.700 e 2.000, Peskov sull’uscita di tutti i civili.
- Ukrainska Pravda, 16 ottobre: telefonata del Papa a Putin.
- Il Foglio, 16 ottobre: il titolo sul Papa «al nostro fianco».
- Kyiv Independent, 24 ottobre: sciopero della fame di Picierno.
- Kyiv Post: 29 morti e 54 feriti nel 2026, verificati in parte dall’ufficio ONU per i diritti umani.
Chi assedia chi
- Kyiv Independent, 27 settembre: distanza da Kherson sotto i 4 km, ultimo convoglio del 26 maggio, tentativi del 2 giugno e del 1° settembre. È anche la fonte di Tolokonnikov, della residente uscita ad aprile e dei volontari.
- Voxeurop: versione ucraina delle strade minate a dicembre 2025.
- TASS, 16 ottobre: Peskov del 21 settembre e Georgiev.
- RAPSI, 10 ottobre: Lantratova.
Il comma 22
- Kyiv Independent, 7 ottobre: l’annuncio dell’SBU.
- Ministero degli Esteri ucraino, 30 settembre: Sybiha.
- Reuters via Internazionale, 4 ottobre: la formula del luogo «indicato come» Oleshky.
- Kyiv Independent, 24 ottobre: inchiesta Slidstvo.info sul 217° reggimento.
- RT.Doc sulla famiglia della commissione elettorale: è nel tuo script del 23, io non ho il link. Mi serve se vuoi agganciarlo.
Gli scudi
- HRW, 8 aprile 2022: chiusura dell’ufficio di Mosca.
- HRW, 21 luglio 2022: basi in aree abitate dei due eserciti.
- IMI, revisione esterna del rapporto Amnesty, insieme alla conferma di Amnesty, agosto 2022.
Novaya Guta
- Qatar Tribune: 252 contro 23, e i totali dal 2025 (oltre 21.000 contro oltre 700).
- TVB, 14 agosto: 261 contro 24, ripreso dall’agenzia bielorussa Belta.
La prova del 27
- Ukrainska Pravda, 19 ottobre: Lubinets sulla destinazione degli evacuati.

