26 Ottobre 2026
Israele e USA al voto nella trappola tesa da Sinwar
Israele e USA al voto: la crisi globale scatenata dal 7 ottobre

Di Fulvio Rapanà
Tra il 27 ottobre e il 3 novembre 2026 si voterà in due delle democrazie più importanti dell’Occidente: Israele e gli Stati Uniti. In entrambi gli stati non sono in gioco solo i futuri politici di Netanyahu e Trump, ma anche le democrazie americana e israeliana che questi due leader minacciano di distruggere per il proprio interesse personale. Non è un caso che avvengano prima quelle in Israele perché mai come in questi anni di presidenze Biden-Trump, è emersa forte l’evidenza di quanto le lobby che rappresentano il sionismo riescano ad influenzare la Presidenza , il Congresso, la politica, l’economia e le guerre degli Stati Uniti. Ma è altrettanto evidente che mai come in questi ultimi anni l’appoggio incondizionato dell’opinione pubblica americana e mondiale verso Israele sia crollato ad una velocità inquietante.
Un atto che ha innescato una reazione a catena
La sequenza dei fatti si racconta da sola. Il 7 ottobre 2023 Hamas coglie di “sorpresa” le forze di difesa israeliane, assassina 1200 civili e ne rapisce 250 imprigionati nei tunnel di Gaza. Come era facilmente prevedibile, poche ore dopo l’ira di Israele si è scatenata in una feroce rappresaglia. Secondo il Ministero della Salute di Gaza, nel primo anno di bombardamenti Israele ha ucciso almeno 70.000 persone, la maggior parte delle quali civili, tra cui migliaia di bambini , e ne ha ferite almeno 170.000. Ha distrutto o demolito l’87% delle abitazioni , assassinato circa 270 giornalisti e 1.280 operatori sanitari. Nonostante la censura imposta da Israele su Gaza e l’autocensura della stampa occidentale, apertamente schierata a “difesa” di Israele, filtravano notizie e filmati che hanno turbato profondamente le coscienze in tutto il mondo. Alle accuse fatte a Israele da parte di media indipendenti, di aver sistematicamente distrutto, con armi americane ed europee, tutte le strutture sanitarie ed assistenziali, scuole, università , e deliberatamente assassinato medici, infermieri, professori e persone di cultura, le autorità israeliane rispondevano: “azioni difensive contro Hamas che si serve dei palestinesi come scudi umani”. Anche in presenza di prove schiaccianti della brutalità delle azioni dell’IDF, i governi occidentali e l’amministrazione Biden, con Sullivan e Blinken in prima linea , si sono impegnati a rintuzzare qualsiasi contestazione e a reprimere manifestazioni di dissenso, anche rispetto all’utilizzo di bombe da 2000 libbre in spazi densamente popolati. Ma nelle opinioni pubbliche, nelle università e nei circoli liberali, più si inaspriva la repressione , maggiormente aumentava il dissenso per Israele, il governo e i suoi cittadini che sostenevano al 65% lo sterminio dei palestinesi.
A metà del 2024, il punto di svolta è stato quando il Tribunale Penale Internazionale ha incriminato e chiesto l’arresto, fra gli altri, di Netanyahu per crimini di guerra e crimini contro l’umanità; a seguire, la Corte Internazionale di Giustizia ha incriminato Israele per “genocidio”. A quel punto la residua solidarietà e il sostegno a Israele sono definitivamente scomparsi con manifestazioni apertamente pro-Pal che si sono svolte in tutte le città e nelle università europee e americane. A nulla è servita la repressione dei governi tutti apertamente a favore di Israele se non ad aumentare la contestazione per la doppia morale utilizzata contro la Russia, a cui mensilmente vengono applicate sanzioni economiche, siamo a 24 contro zero ad Israele, che, oltre a non avere effetto sull’economia russa, ha ricadute sempre più nefaste per quelle europee. A novembre 2024 Trump ha vinto le presidenziali dove le previsioni davano un minimo vantaggio alla Democratica Harris, ma il partito Democratico non aveva messo in conto che l’ala sinistra , a causa dell’appoggio militare e diplomatico ad Israele, non è andata a votare, facendo perdere alla Harris 11 milioni di voti e determinando l’elezione di Trump. Da quel momento dentro il Partito Democratico americano si aprirà un processo di rinnovamento con nuovi candidati, sindaci e amministratori apertamente di sinistra, che portano avanti politiche economiche e sociali di ispirazione socialista, e l’abbandono del sostegno incondizionato a Israele. Se nel 2023 l’elettorato democratico approvava la politica del partito verso Israele al 65%, a gennaio 2025 il consenso era sceso al 41%; attualmente è al 22%. Anche in Israele, l’appoggio granitico a Netanyahu è svanito quando si è capito che il governo puntava più sulla distruzione di Gaza, e del popolo palestinese, che sulla liberazione degli ostaggi. L’attuale oppositore politico di Netanyahu alle elezioni del 28 ottobre, l’ex capo delle forze armate, Gadi Eisenkot, afferma apertamente di essersi dimesso dal “consiglio di guerra ristretto” , in disaccordo su come Netanyahu gestiva la crisi degli ostaggi: “troppe tregue rinviate che avrebbero potuto riportarli a casa prima”. Per questo motivo tutti i giorni migliaia di persone hanno protestato contro la linea politica e militare, tenuta dal governo di Netanyahu, e ora si sono coagulate intorno all’opposizione.
Trump ha aumentato l’appoggio militare, politico e diplomatico a Israele, ma era evidente che sia negli Stati Uniti che in Europa, il dissenso delle opinioni pubbliche non potesse essere represso all’infinito, rischiando che la contestazione passasse dall’antisionismo all’antisemitismo. Alti ufficiali dell’IDF segnalarono a Netanyahu che l’esercito era stanco e che la presa di Gaza City sarebbe costata una quantità enorme di vittime fra i soldati e che comunque Hamas non sarebbe mai stato eliminato definitivamente con le armi. Gli è venuto incontro Trump che ha negoziato un finto cessate il fuoco per permettere ai residui ostaggi, vivi e morti, di ritornare a casa e all’IDF di continuare impunemente ad assassinare migliaia di palestinesi ammassati come bestie in campi profughi martellati dai droni e dalle bombe. Ma più Israele assassina palestinesi, più si diffonde nelle opinioni pubbliche mondiali un sostegno ai movimenti pro-Pal e il contrasto verso le politiche colonialiste e di pulizia etnica perpetrate da Israele, i suoi cittadini e il sionismo. Ma Netanyahu, sostenuto da messianici e suprematisti , ha approfittato del totale e incondizionato appoggio di Trump per portare a compimento un progetto più ampio ed ambizioso con la “conquista” di terre considerate bibliche, occupando il Libano del Sud , un pezzo del territorio siriano, ma soprattutto con un’annessione strisciante della Cisgiordania, anche lasciando mano libera alle bande criminali di coloni. L’ex capo del Mossad, Tamir Pardo*, ha definito le azioni dei coloni “peggiori del Ku Klux Klan”. Ma la supponenza di Netanyahu, di Trump e delle lobby sioniste americane è andata dritta nel sacco di Sinwar quando il 28 febbraio 2026 Israele ha attaccato l’Iran, trascinando dentro, più o meno consapevolmente, gli Stati Uniti, assolutamente impreparati, nella certezza data da Netanyahu, dal Mossad e dalla lobby sionista, che occupa la Casa Bianca , che sarebbe bastato l’assassinio di Khamenei, e del gruppo dirigente iraniano, per far insorgere quella parte della società iraniana contraria al regime. È successo il contrario: l’Iran bombardato si è ricompattato intorno al regime, mentre negli USA l’opinione pubblica all’82% si dichiarava contraria alla guerra. Israele ha rifilato a Trump e agli Stati Uniti un “pacco” con una montagna di bugie e false informazioni, che hanno portato gli Stati Uniti ad una sconfitta messa nero su bianco nel Memorandum di Intesa firmato a giugno che praticamente sanciva la resa degli USA e l’abbandono dopo 70 anni di tutto il Medio Oriente. In quel documento si certifica la sovranità dell’Iran sullo Stretto di Hormuz, da dove passa il 20% del petrolio mondiale. Come effetto immediato e diretto dell’attacco all’Iran, e del blocco da parte di questi dello Stretto di Hormuz, si è verificata un’impennata dei prezzi dell’energia. A quel punto gli “effetti collaterali” sono passati dalla pelle dei palestinesi all’intera economia mondiale, con l’aumento dei prezzi dell’energia che ha trascinato, negli Stati Uniti e nel resto dell’Occidente, ad un aumento dell’inflazione, del costo della vita e, di conseguenza, del costo del denaro. L’ulteriore “effetto collaterale” dell’ elevato costo del denaro sta portando tutto il mercato obbligazionario mondiale, titoli di Stato e privati, ad un aumento significativo, per cui i cittadini americani , e questo ci interessa poco, ma anche italiani, tedeschi e francesi e dell’intero Occidente pagano di più, oltre che i carburanti, cibo e bollette anche il costo del debito pubblico nazionale ad un livello insostenibile che potrebbe sfociare nel default dei debiti statali, in primis quello degli Stati Uniti.
La strategia di Sinwar ha funzionato , Thomas L. Friedman, ebreo, su NYT ** “Il leader di Hamas, Yahya Sinwar, ha definito le perdite di vite umane palestinesi come “sacrifici necessari” per promuovere la causa palestinese a livello globale. E ha funzionato. Il sacrificio umano di civili palestinesi ha delegittimato Israele in tutto il mondo a un livello mai visto prima e innescato una catena di eventi globali dagli esiti potenzialmente catastrofici. Il movimento del popolo ebraico per l’autodeterminazione nella sua patria biblica, chiamato sionismo, è diventato un tabù nei campus universitari e nei partiti politici liberali, nelle opinioni pubbliche mondiali, e sempre più anche in ambiti conservatori. Artisti, accademici e semplici cittadini israeliani non sono più benvenuti in molte parti del mondo. Siamo a un passo dall’accusa che tutto quello che di negativo sta succedendo nel mondo è colpa degli ebrei”.
Come conseguenze comunque riferibili a quel 7 ottobre, Trump e Netanyahu sono in bilico; le democrazie degli Stati Uniti e di Israele e la stessa esistenza di queste due nazioni, così come le abbiamo conosciute fino ad ora, sono minacciate. Nel caso di sconfitta sia alla Camera che al Senato, Trump potrebbe dichiarare lo stato d’assedio e abrogare i diritti costituzionali. In Europa gli effetti dell’elevato costo dell’energia hanno già portato, con la crisi economica, a far emergere tutta una serie di rivendicazioni sociali con conseguenti manifestazioni anche violente in Spagna, Francia, Germania , Gran Bretagna e Italia. Un malessere sociale che potrebbe essere il preludio a una presa di potere da parte di forze politiche di estrema destra, potenzialmente illiberali. L’aumento degli squilibri sociali ha fatto emergere un malcontento verso le vecchie classi dirigenti e ciò che politicamente rappresentano, innescando proteste che dagli studenti si sono trasmesse a classi sociali e gruppi economici sempre più diffusi. Dopo il 7 ottobre 2023 il mondo non sarà più lo stesso con ricadute gravi e inquietanti per l’intero sistema politico, economico e sociale dell’Occidente.
*https://www.ynet.co.il/news/article/bjsviy211fe
**https://www.nytimes.com/2026/06/09/opinion/middle-east-war-accountability-iran-us-trump.html?searchResultPosition=9


