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12 Ottobre 2026

I tanti volti della morte di Stato

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Credit foto www.ilfattoquotidiano.it

Di Rosamaria Fumarola

“La pena di morte è l’assassinio più premeditato”. Con queste parole Albert Camus sintetizzava in un suo celebre saggio del 1957 la tesi fondamentale con cui motivava il suo essere contrario alla pena di morte.

Il 10 ottobre si celebra la giornata mondiale contro la pena capitale ed appena il giorno prima, il Segretario della Guerra americano Pete Hegseth ha annunciato che l’uccisione di Nidal Hasan, l’ex ufficiale statunitense autore della strage di Fort Hood, in cui nel 2009 morirono tredici soldati, potrà essere seguita in diretta streaming da chiunque lo desideri. Il prossimo 3 dicembre avrà luogo un’esecuzione pubblica, in cui l’aggettivo “pubblica” sta a significare che l’ assassinio del condannato dovrebbe amplificare la sua forza attraverso la sua esibizione. Il dibattito sulla morte di stato, intesa anche come morte per lo stato, a seguito della partecipazione all’ aumentato numero dei conflitti, ha ripreso vigore. Ha ripreso cioè vigore l’idea che la fine di un’ esistenza non sia più necessariamente una questione privata: esiste un’ ipoteca pubblica che grava sulle nostre teste e di cui per tanto tempo ci siamo dimenticati. Colpisce che esistano partiti politici di sinistra che non mettano in discussione la ratio di questo diritto. Prova ne sia l’ostracismo con cui poco tempo fa sono state accolte dalla dirigenza PD le dichiarazioni di adesione radicale alla causa pacifista della presidente dei Giovani Democratici Virginia Libero. Anche questo è sintomatico del ritorno ad un clima da ancien regime, contro il quale pochi hanno davvero voglia di combattere. Tornando alla pena di morte, che in molti stati viene ancora comminata, colpisce come la politica di questi paesi non recepisca i risultati delle numerose ricerche, che provano che la pena capitale non svolge affatto il ruolo di deterrenza che chi la preferisce vorrebbe svolgesse. Vi sono poi casi tragicamente paradossali come quello della cinquantenne americana Christa Pike,  la cui vita ben due iniezioni letali non sono riuscite a spegnere e che giace in una clinica dove viene curata affinché si riprenda e possa ancora una volta, la terza, ricevere l’infusione mortale. È proprio poi la dimensione psicologica che rappresenta la condanna vera per questi uomini e queste donne. Christa aveva appena compiuto diciotto anni quando, assieme ad un compagno, uccise una giovane loro amica. Aveva subito da sempre violenze di ogni tipo, ma nulla valse ad evitare che fosse condannata. Numerosi sono i filmati che la ritraggono mentre le viene letta la condanna: il pianto disperato di una ragazzina a cui si annuncia la pena di morte lascia un dolore muto in chiunque guardi. Quelle lacrime non le rigano infatti il volto perché non può uscire con la sua migliore amica e nemmeno perché il fidanzatino l’ha lasciata, ma perché le è stato detto che dovrà morire, ammesso che una ragazzina possa davvero farsi un’ idea di cosa questo significhi. Pike ha poi trascorso altri trent’ anni in prigione, che è anch’essa un’ ulteriore condanna, in attesa della morte. In molte delle nostre splendide città ci sono piazze che conservano memoria della morte imposta dal potere. Potrebbe sembrare un paradosso, ma i luoghi in cui la cultura e la civiltà si sono espresse al massimo grado non hanno lesinato di comminare la pena massima, soprattutto a coloro i quali avevano messo in discussione l’ autorità dei potenti. Il disincanto di Mario Monicelli nella Roma ottocentesca de “Il Marchese del Grillo” lascia al condannato Don Bastiano la pronuncia, prima di morire, di poche, indelebili parole rivolte al pubblico accorso: “E adesso pure io posso perdonare a chi mi ha fatto male. In primis, al Papa, che si crede il padrone del Cielo. In secundis, a Napuljone, che si crede il padrone della Terra. E per ultimo al boia, che si crede il padrone della Morte. Ma soprattutto, posso perdonare a voi, figli miei, che non siete padroni di un cazzo!”

Giornalista pubblicista, scrittrice, critica jazz, autrice e conduttrice radiofonica, blogger, podcaster, giurisprudente (pentita), appassionata di storia, filosofia, letteratura e sociologia, in attesa di terminare gli studi in archeologia scrivo per diverse testate, malcelando sempre uno smodato amore per tutti i linguaggi ed i segni dell'essere umano