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05 Ottobre 2026

L’imperialismo americano è all’ultimo atto?                                                                                            

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Cos’è uno stato senza giustizia se non gruppi di bande armate?” Sant’Agostino

Di Fulvio Rapanà

Più le elezioni di medio termine negli Stati Uniti si avvicinano e maggiori sono i timori che possano rappresentare il  capolinea  del dominio unipolare americano.

Un imperialismo durato solo 25 anni.  Alcuni politologi fanno risalire il momento formativo del momento unipolare al ’45, altri al 1989, con il crollo del Muro di Berlino , altri al 1° luglio  1991 con lo scioglimento  del Patto di Varsavia o il 31 dicembre  1991 , giorno in cui l’Unione Sovietica cessò di esistere per dividersi in 15 stati. I più propendono  per  il 24 marzo 1999, quando gli Stati Uniti, insieme ad altri paesi aderenti alla NATO , avviarono una campagna di bombardamenti aerei, senza l’avallo giuridico dell’ONU, contro la Repubblica Federale di Jugoslavia per fermare la repressione in Kosovo. Un’azione militare definita dal diritto internazionale “ illegale” , o in termini diplomatici, “una guerra legittima” in quanto si è basata su  uno dei principi  primari che regolano le nostre democrazie: la difesa dei diritti umani .  La NATO, Stati Uniti in testa, senza avere un mandato dell’ONU, bombardò la Serbia , passando,  come ammise   Kissinger,   da organizzazione militare difensiva a offensiva,  accusata della repressione  in Kosovo, che al tempo era una provincia dello Stato serbo.

I politologi definiscono questo come il momento fondante dell’imperialismo americano perché per la prima volta non vi era altra  e diversa   potenza a contrastare l’azione militare né alleati che influenzavano gli obiettivi della superpotenza. Decidevano tutto gli americani.  

 L’occasione per rispolverare la questione, e rinfocolare il dibattito fra gli studiosi,  è arrivata dalle Camere Specializzate per il Kosovo (KSC), una sezione che ora fa capo alla Corte Penale Internazionale (CPI), che il 16 settembre 2026 ha condannato in primo grado l’ex presidente della Repubblica del Kosovo, Hashim Thaçi, a 25 anni di carcere. I giudici lo hanno ritenuto colpevole di quattro capi d’accusa per crimini di guerra commessi tra il 1998 e il 2000, tra cui omicidio, tortura, trattamenti crudeli e detenzione arbitraria. Thaçi e l’UÇK erano  sostenuti dall’Occidente,  che sapeva perfettamente cosa stessero facendo, ma chiuse gli occhi perché serviva ad accelerare la dissoluzione della Jugoslavia .  La sentenza, senza volerlo , ha riaperto il confronto, sempre più concitato,  su quali siano stati gli errori di fondo che hanno portato, in soli venticinque  anni, l’imperialismo americano e dell’Occidente così rapidamente al declino.

I progressisti più di altri hanno contribuito all’imperialismo dell’Occidente

Dopo la dissoluzione dell’URSS , a Washington e fra gli alleati ci si chiedeva cosa fare della NATO  senza   il pericolo del Patto di Varsavia . L’occasione , o come si dice in questi casi l’“incidente” , che fece decidere i vertici militari e politici , a modificare gli obiettivi della NATO e dell’Alleanza Atlantica fu proprio la questione kosovara.  L’allora ministro degli Esteri tedesco Joschka Fischer , rappresentante della sinistra socialista, pacifista!!, affermò: “Mai più Auschwitz, mai più un’altra guerra. Ma ora in Serbia dobbiamo decidere quale salvare tra questi due principi e abbiamo scelto di impedire un nuovo genocidio in Kosovo.  Nella mia storia politica ho sempre fatto prevalere un atteggiamento militante dell’umanitarismo”.  Rincarò la dose con un altro noto pacifista laburista , Tony Blair: “L’imperialismo liberale di oggi dovrebbe basarsi sul modello dell’impero britannico nel XIX secolo. Le regole che valgono per noi civilizzati non valgono quando abbiamo  a che fare con entità che sono fuori dalla civiltà, e soprattutto fuori dal nostro campo. Per noi vale il principio della legalità, nei rapporti con gli altri è utilizzabile anche quello della legittimità”. La guerra scatenata dalla NATO, voluta soprattutto da Clinton, contro la Serbia definiva  un nuovo ordine internazionale,  valido fino ai giorni nostri , basato su due principi giuridici: uno sulla legalità e un altro  sulla legittimità. Chi sta nel nostro campo ha la possibilità , per affermare  i propri interessi,  di difendere l’autodeterminazione dei popoli oppure l’integrità territoriale. Tanto per fare un esempio tragicamente attuale, per la Crimea prevale  la legalità e quindi la difesa dell’integrità territoriale dell’Ucraina; in Kosovo prevalse la legittimità di un intervento in difesa dei diritti umani dei  kosovari. Dal  2014  l’Occidente difende la sovranità e l’integrità del Kosovo  ma  nega l’autodeterminazione dei russi del Donbass.

Imperialismo postmoderno progressista ma non di sinistra

Uno degli strateghi più  influenti nella Commissione europea,  Robert Cooper, quando collaborava con Blair, scrisse nel 2000 un saggio di geopolitica estremamente attuale  sul nuovo “ordine mondiale postmoderno”, teorizzando per quella guerra il concetto di “imperialismo postmoderno” , che doveva affermarsi, in un Occidente successivo alla Guerra Fredda, contrapposto al “mondo caotico degli Stati premoderni” della Guerra Fredda. Cooper scrisse che, nelle relazioni internazionali, è necessario adottare il doppio standard: “ci sono le regole per noi e le regole per tutti gli altri”. Alla realizzazione di questo nuovo ordine mondiale hanno contribuito molti leader progressisti: Clinton, Blair, Fischer , Dalema, Obama, Annalena Baerbock,  il PD in Italia, i socialdemocratici tedeschi,   tutti leader e partiti della così detta “!nuova sinistra”, post-comunista e post-guerra fredda, che, infiltrati dal “deep state” euroatlantico, si sono sempre schierati totalmente a favore delle guerre, in ragione della difesa dei diritti. Ecco perché Noam Chomsky rifiuta la definizione politica di “governo di sinistra”, e adotta quella di “area progressista e riformatrice dell’imperialismo americano”. Per riportarci al titolo , gli Stati Uniti utilizzarono quella guerra  per affermare, agli alleati,  anche la preminenza delle loro decisioni. Gli USA non avevano nessun interesse a mischiare le proprie ragioni, i propri interessi, le proprie mire imperiali  con quelle degli alleati del blocco occidentale. Quello che tessevano di giorno gli europei, soprattutto i britannici, veniva disfatto di notte dagli americani. L’accordo di Rambouillet fallì sotto la pressione degli americani che promisero ai kosovari di sostenere anche militarmente l’indipendenza .  L’accordo  fra bosniaci e serbo-montenegrini per una nuova federazione con presidenza in alternanza, firmato da tutte le parti sotto l’egida dell’ONU, fu la mattina dopo annullato dal presidente bosniaco Alija Izetbegović, su pressioni degli americani che gli promisero di riconoscere l’indipendenza della Bosnia dalla  Jugoslavia.  Sempre in quel  contesto, ancora tragicamente attuale , la doppia morale dell’imperialismo non permise alle province  abitate dai serbi di uscire dalla Bosnia per  riunirsi alla Serbia, così come in Kosovo non è mai stato permesso ai serbi, che abitano nelle zone  a maggioranza serba  , di separarsi dal Kosovo. Sono gli stessi  diversi metri di misura che valgono per  Israele ma non per il popolo palestinese  . Il Gen. Wesley Clark , ex capo di stato maggiore  dell’esercito USA, circa la legittimità della guerra  contro l’Iran ha detto: “L’Arabia Saudita è un regime molto peggiore di quello iraniano, ma mentre quello ci appoggia, l’Iran ci contrasta,  di conseguenza il nostro appoggio all’attacco di Israele  è legittimo senza essere legale”.  Non esiste una morale per tutti. Dall’appartenenza ad un blocco rispetto ad un altro ne discende la diversa  morale da utilizzare.

È un sistema imperialistico vecchio rispetto all’evolversi del mondo

L’Occidente che fa dei principi di democrazia liberale il proprio cartello politico, ma adotta la  “legittima illegalità delle due morali” come prassi in politica internazionale, non fa altro che accentuare il proprio discredito . E con il discredito il declino. Chi nel mondo crede di più a Trump, agli Stati Uniti o all’Europa?.  Quando distruggi l’ordine mondiale  violando il sistema di regole che tu stesso hai imposto; quando offendi e denigri leader o nazioni o organizzazioni da decenni alleati con gli Stati Uniti;  quando apertamente e senza vergogna dichiari, come ha fatto l’ambasciatrice americana in Grecia Kimberly Guilfoyle, “Possiamo farlo in qualsiasi Paese vogliamo”, di cambiare i governi o i leader che non sono totalmente subalterni agli Stati Uniti; ma soprattutto, quando non hai più i soldi né un esercito per continuare ad affermare con la forza questa “legittima illegalità”, non stai facendo altro che scavarti la fossa in cui finirai, non per mano dell’Iran o della Cina, ma delle elezioni di medio termine, che, dall’interno,  potrebbero essere la miccia che farà saltare in aria l’intera struttura imperiale.