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27 Settembre 2026

DI VOCE IN VOCE 2026, LA MUSICA CHE ATTRAVERSA CONFINI, CULTURE E MEMORIE

Festival Di Voce in Voce 2026: musica, radici e dialoghi a Bari

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Di Pietro Fabris

C’è un filo, sottile, invisibile, autentica linfa vitale, che unisce luoghi lontani, storie personali, tradizioni popolari e nuove forme di espressione che è servizio alla comunità; è la voce, intesa e semplice, che non è soltanto strumento musicale, ma soprattutto memoria, esperienza, testimonianza, identità che sa trovare note e parole, il soffio per narrare ed essere possibilità di incontro: risposta a una necessità comunicativa.  È questa la cifra di DI VOCE IN VOCE – Festival edizione 2026, una manifestazione che continua a seminare, elevare, costruire, attraverso la musica e le parole, un prezioso spazio di dialogo tra culture, generazioni e linguaggi. Un viaggio sonoro capace di muoversi tra la tradizione e la contemporaneità, tra le radici del Mediterraneo e le geografie musicali del mondo, senza mai perdere di vista la forza della canzone d’autore e della musica popolare. Un festival, crogiolo di contenuti e calore umano.  Tra gli appuntamenti più significativi dell’edizione 2026 vi è stata la serata del 26 settembre al Teatro Abeliano di Bari che ha rappresentato perfettamente lo spirito del festival, una manifestazione unica nel suo genere: due concerti diversi per linguaggi e percorsi artistici, ma complementari, accomunati dalla capacità di trasformare la musica in racconto intenso. Ha aperto la serata, SARITA, cantautrice e attrice italo-argentina, con la prima nazionale di “Mendoza” un progetto che nasce dall’incontro tra musica e parola e che si intreccia con le radici italiane, con il tango e le tradizioni musicali del Sud America. Un repertorio di frontiera, nel quale le composizioni originali dialogano con le opere di grandi protagonisti della musica latino/americana e del tango, da Astor Piazzolla a Juan Maglio, da Rodolfo D’Arienzo a Bola de Nieve e Chavela Vargas. Una trama musicale fatta di migrazioni, memoria e appartenenze, capace di raccontare come le identità non siano confini immobili, ma territori in continuo amovimento: possibilità di allargare gli orizzonti: una fonte ricca e arricchente. Con Sarita saliranno sul palco Giuseppe De Trizio, Adolfo La Volpe, Francesco De Palma e Claudio Carboni, musicisti che hanno contribuito a dare forma a un concerto nel quale il patrimonio popolare e la ricerca contemporanea si sono incontrati. A seguire, il palco del Teatro Abeliano ha accolto una delle voci più riconoscibili e personali della musica italiana: Ginevra Di Marco protagonista di Canti, Richiami d’Amore” accompagnata da Francesco Magnelli e Andrea Salvadori. Un concerto intimo e al tempo stesso intenso, nel quale il canto popolare incontra la canzone d’autore e una lunga storia artistica. Un percorso che attraversa repertori della tradizione e pagine legate alla straordinaria esperienza musicale dei CSI, recuperando brani come Del Mondo e Amandoti e restituendoli al pubblico attraverso una straordinaria sensibilità capace di rileggerli nel presente. La presenza di Ginevra Di Marco ha aggiunto alla serata un ulteriore elemento di particolare rilievo: l’artista ha ricevuto la Targa Tenco 2025 ottenuta per l’album Kaleidoscope, ulteriore testimonianza di un percorso artistico fondato sullo studio, indagine attenta, sull’interpretazione e sulla capacità di mettere in relazione tradizione e contemporaneità. DI VOCE IN VOCE è un festival che parla al presente.  È proprio nelle sue corde la capacità di creare connessioni, di lasciare tratti distintivi in chi partecipa, anzi dialoga, si sintonizza, perché la manifestazione non propone una successione di concerti, ma costruisce un percorso nel quale ogni voce porta con sé una storia, una cultura, una memoria. Il Sud del mondo incontra il Mediterraneo, la musica popolare dialoga con la canzone d’autore, le tradizioni vengono reinterpretate senza perdere la propria identità. La musica diventa così uno strumento per attraversare confini geografici e culturali e, allo stesso tempo, per tornare alle proprie radici con uno sguardo nuovo. In un panorama musicale sempre più veloce e frammentato, DI VOCE IN VOCE rivendica il valore dell’ascolto, della ricerca e dell’incontro dal vivo. È un festival nel quale la voce torna ad avere un peso specifico: racconta, conserva, interroga e soprattutto mette in relazione. È la forza magica dell’incontro. L’edizione 2026 conferma dunque una vocazione precisa: dare spazio ad artisti e progetti capaci di attraversare linguaggi differenti senza rinunciare alla profondità della propria ricerca.

 Da una parte le radici, dall’altra la necessità di reinventarle. Da una parte la memoria, dall’altra il desiderio di trasformarla in qualcosa di nuovo. È in questo equilibrio che DI VOCE IN VOCE 2026 trova la propria identità. Un festival che crea connessioni e invita ad ascoltare le differenze non come distanze, ma come possibilità di incontro. Perché ogni voce porta con sé un mondo. E quando queste voci si incontrano, nasce una storia nuova. DI VOCE IN VOCE 2026: musica, memoria e culture in dialogo. Un festival da ascoltare, attraversare e vivere.