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28 Settembre 2026

“Assalti agli ATM in Puglia: il prezzo non lo devono pagare i più fragili”

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Credit foto www.ilfattoquotidiano.it

Di Rosamaria Fumarola

In Puglia, nei primi sei mesi del 2026 si sono contati 62 episodi di assalti a sportelli
bancomat e postamat. Il metodo usato è quasi sempre quello della “marmotta”: si introduce
l’esplosivo nello sportello ATM, si fa esplodere e si fugge portando via il bottino. Dopo gli
ultimi episodi si è proceduto alla chiusura degli ATM negli orari notturni e fuori da quelli di
apertura delle filiali, in attesa che si possa giungere ad una soluzione migliore nel più breve
tempo possibile. Sono dunque lontani i tempi in cui a qualunque ora era possibile prelevare
liberamente del contante per le proprie spese. A ciò si aggiunga che anche prima dei fatti
descritti, in alcuni quartieri “difficili” la prassi era appunto la chiusura degli ATM fuori dagli
orari di apertura delle sedi e che durante i primi giorni del mese, in cui venivano erogate le
pensioni, nemmeno questo era possibile e gli sportelli risultavano fuori servizio. Si rendeva
dunque necessario migrare, se ciò era possibile, in altri quartieri sperando che almeno un
ATM fosse aperto. Sempre nelle aree problematiche molte sedi di Poste Italiane sono state
peraltro chiuse. Il combinato disposto della necessità di porre un freno al numero crescente
delle rapine agli ATM di tutta la Puglia e la strana misura di autotutela che da qualche anno
rende impossibile il prelievo delle pensioni durante i primi giorni del mese, ha reso
difficoltoso l’accesso a danari che proprio nelle aree in cui i benestanti non abitano sono
necessari per la sopravvivenza delle famiglie. Il risultato è che il prelievo è oggi consentito in
un numero limitatissimo di filiali. Se è comprensibile difendersi dagli assalti di criminali senza
scrupoli, resta tuttavia difficile convincersi che le limitazioni che da anni impediscono
l’accesso agli ATM nei primi giorni del mese non siano motivate dall’ intenzione di rallentare
gli accessi, resi legittimamente numerosi dal bisogno di prelevare somme indispensabili per
sopravvivere. È di tutta evidenza che se una famiglia vive in un quartiere povero, magari
attingendo alla pensione di un parente anziano, non può aspettare, perché quasi sempre i
soldi del mese precedente sono terminati e mettere da parte qualcosa è praticamente
impossibile. Nei quartieri cosiddetti a rischio di città come Bari nessuno protesta per queste
limitazioni, che si subiscono come le attese senza fine ai pronto soccorso o le visite mediche
urgenti prenotate anche un anno prima nelle strutture sanitarie pubbliche. Nessuno ha
protestato nemmeno per l’abolizione del reddito di cittadinanza, come se la povertà fosse
anche una colpa ed a quei soldi non si avesse diritto. È un fenomeno ben strano che in
quest’epoca dominata dalla tecnologia più sofisticata a cui in tanti accedono, non esista un
mezzo per emanciparsi dalla miseria, che viene oggi più che mai vissuta come insuperabile.
I poveri peraltro non credono che valga la pena protestare. Su questo bisognerebbe
interrogarsi. Ad ogni modo costringere pensionati che combattono quotidianamente con gli
acciacchi dell’ età e con la difficoltà di farsi bastare le poche risorse che hanno, a muoversi
alla ricerca di un ATM, spesso da soli, spessissimo senza riuscirci, è indegno di una
comunità cittadina che dichiara di essere al servizio dei più deboli. Non è infatti possibile non
pensare che aver costretto una persona anziana ad una peregrinazione da cui tornerà a
mani vuote significa una sola cosa: che non avrà nulla da portare a tavola fino a che non
riuscirà a ritirare la sua pensione. È anche a questo a cui bisognerebbe pensare quando si
rendono quasi tutti gli ATM indisponibili al prelievo di denaro. Se una soluzione agli assalti ai
bancomat e postamat deve cercarsi, questa deve tenere conto delle esigenze di tutti, senza
rischiare di lasciare privi di servizi indispensabili gli invisibili e le loro esistenze silenziose.

Giornalista pubblicista, scrittrice, critica jazz, autrice e conduttrice radiofonica, blogger, podcaster, giurisprudente (pentita), appassionata di storia, filosofia, letteratura e sociologia, in attesa di terminare gli studi in archeologia scrivo per diverse testate, malcelando sempre uno smodato amore per tutti i linguaggi ed i segni dell'essere umano