20 Luglio 2026
MAURIZIO EVANGELISTA CI RACCONTA “MANUALE PER MANGIARE DA SOLI”
Maurizio Evangelista presenta “Manuale per mangiare da soli”: la poesia come cura e la forza del lutto

Di Maria del Rosso
Lo scrittore e poeta biscegliese Maurizio Evangelista, ci racconta il suo nuovo libro “Manuale per mangiare da soli” pubblicato da Arcipelago Itaca nella collana Mari interni.
È una delle penne più affermate del territorio pugliese che racconta con spontaneità il dramma della mamma, la perdita e l’ elaborazione del lutto con la consapevolezza che il rapporto genitore e figlio non finisce mai ma si trasforma, vive e si manifesta in altre forme. Maurizio Evangelista ha una carriera letteraria e poetica importante, frutto di un percorso intenso, di studio, di determinazione e di grande passione per la scrittura.
Con la silloge Mr. Me, pubblicata nel 2022 da Arcipelago itaca e vincitrice del Premio nazionale della casa editrice, Maurizio, avvia un percorso poetico che trova, nel 2024, un significativo riconoscimento con l’inclusione del ciclo di poesie Il tempo che resta nell’Ottavo repertorio di poesia italiana contem-poranea (Arcipelago itaca).
Attivo anche come lettore critico, collabora con il “Quotidiano di Bari” e con il blog “Pub-
blicazioni Letterariæ”. Dal 2010 è ideatore, organizzatore e direttore artistico della “Notte di
Poesia al Dolmen di Bisceglie”. Ha presentato la propria ricerca poetica in contesti internazionali, tra cui il Festival di poesia di Varsavia e il Trireme della Poesia Ionica a Saranda. Il suo lavoro ha ricevuto particolare attenzione in Serbia, dove una sua plaquette ha ottenuto il premio della critica nella città di Sremski Karlovci.
Maurizio, “Manuale per mangiare da soli” è il tuo nuovo libro. Cosa ti ha spinto a
scriverlo e a chi è ispirato?
“Manuale per mangiare da soli nasce da un’ esperienza di perdita, ma non volevo scrivere
un libro sul lutto nel senso tradizionale del termine. Mi interessava capire cosa succede
dopo, quando il dolore smette di essere un evento eccezionale e diventa una presenza
che modifica il modo in cui guardiamo il mondo, il linguaggio che usiamo, perfino i gesti più
banali, come preparare un pasto o apparecchiare una tavola. Ho cercato di trasformare
quella vicenda privata in uno spazio in cui anche altri potessero riconoscersi. Per questo
convivono riferimenti alla cultura pop, al cinema, alla televisione e agli oggetti quotidiani:
sono il paesaggio in cui molti di noi costruiscono la propria memoria affettiva. Mi
interessava raccontare come il dolore si depositi proprio lì, nelle cose apparentemente più
comuni, e come continui a riscrivere il nostro modo di stare al mondo.”
Nel libro affronti la tematica dell’elaborazione del dolore. Quanto la scrittura
sia stata terapeutica e catartica per affrontare la perdita di tua mamma e quale
consiglio vorresti donare ai tanti figli che vivono la malattia e la morte di un
proprio genitore e spesso non trovano serenità e luce sui propri passi?
“Non credo che la scrittura sia stata terapeutica nel senso più comune del termine. Non ha
cancellato il dolore né mi ha restituito una serenità improvvisa. Semmai mi ha dato uno
spazio in cui poter osservare quello che stava accadendo, senza la pretesa di risolverlo.
Scrivere questo libro è stato un modo per dare una forma a qualcosa che, altrimenti,
sarebbe rimasto indistinto. La poesia, per me, non guarisce: rende abitabile ciò che
sembra impossibile da attraversare. Quanto a chi sta vivendo la malattia o la perdita di un
genitore, faccio fatica a dare consigli, perché ogni esperienza è diversa e ogni lutto ha
tempi e forme che non possono essere prescritti. Quello che posso dire è di non sentirsi
obbligati a vivere il dolore in un certo modo o entro un certo tempo. Non esiste un modo
giusto di elaborare una perdita. Se c’ è una cosa che ho imparato è che il dolore cambia, si trasforma insieme a noi, e che chiedere aiuto, parlare con qualcuno o trovare un
linguaggio – che sia la scrittura, la musica, l’ arte o semplicemente una relazione – può
essere un modo per non attraversare tutto questo da soli. Non perché il dolore scompaia,
ma perché, condiviso, può diventare un pò meno isolante.”
Un ricordo di tua mamma che vorresti raccontarci e un momento con lei che ti
porti nel cuore.
“Più che un singolo ricordo mia madre mi ha insegnato soprattutto la gentilezza. Una
gentilezza che non era fatta di grandi gesti, ma di attenzioni quotidiane, di ascolto, di
rispetto per gli altri. È un insegnamento che continuo a portare con me e che, in qualche
modo, credo sia entrato anche nella mia scrittura: il tentativo di guardare le persone senza
giudicarle, con delicatezza.”
Dopo l’esperienza del dolore c’ è la rinascita. Oggi come ti senti ed è
cambiata la tua visione sulla vita?
“Oggi mi sento più consapevole della fragilità delle cose e, proprio per questo, anche più
attento alla loro bellezza. Se c’ è qualcosa che questa esperienza mi ha insegnato è ad
amare di più la vita. Può sembrare un paradosso, ma confrontarsi con la perdita ti
costringe a guardare con occhi diversi ciò che resta: gli affetti, il tempo condiviso, i gesti
quotidiani, le occasioni che spesso diamo per scontate. Cerco di vivere con una presenza
maggiore, senza rimandare troppo ciò che conta davvero.”
Se potessi dedicarle una canzone quale canzone sceglieresti per raccontarla?
“Sceglierei ‘The Trapeze Swinger’ di Iron &Wine. Mi piacerebbe dedicarle questa canzone
perché, più che parlare della fine, parla di ciò che resta: i legami, i ricordi e tutto quello che
una persona continua a lasciare dentro di noi. Credo che sia questo il modo più bello per
ricordare qualcuno.”
Un motivo per leggere “Manuale per mangiare da soli”.
“Un motivo per leggerlo è lasciarsi sorprendere da quello che la poesia può fare. Non offre
risposte, ma apre possibilità di sguardo. Ho cercato di scrivere un libro in cui il linguaggio
poetico dialogasse con il nostro immaginario contemporaneo, dimostrando che la poesia
può ancora parlare del presente e aiutarci a riconoscere, nelle cose più ordinarie,
qualcosa che ci riguarda profondamente.”
© Riproduzione riservata
Ph. Maurizio Evangelista
Maria del Rosso

