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04 Maggio 2026

Trump, quando l’interesse privato sostituisce quello pubblico

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Credit foto www.ilfattoquotidiano.it

Di Rosamaria Fumarola

Ci risiamo, un nuovo attentato a Donald Trump pone al mondo intero il dilemma (ormai consuetudinario!) sulla veridicità degli accadimenti di cui il presidente degli Stati Uniti è sempre protagonista. Per chi guarda i fatti da lontano farsi un’idea non è sempre agevole, posto che per un presidente degli Stati Uniti non deve essere poi così complicato organizzare una perfetta messa in scena e lasciar credere al mondo ciò che vuole. Peraltro è questo un tempo nel quale siamo chiamati spessissimo a distinguere il vero dal falso, sentendoci pubblico pagante di rappresentazioni sceneggiate male ed interpretate peggio di cui il maestro indiscusso è proprio Donald Trump, la cui riconoscibile cifra stilistica è ricoprire da bottegaio il ruolo di presidente degli Stati Uniti d’America. Nell’ ultima piece, quella del secondo attentato appunto, anche un occhio inesperto avrebbe individuato alcune battute ricorrenti nei copioni del tycoon a partire dall’ assalto a Capitol Hill, vera chiave di volta per comprendere la reale portata criminale di Trump ed il leitmotiv del suo secondo mandato. In quell’ occasione ad un certo punto infatti, il presidente fece la sua comparsa pronunciando parole pacificatrici dal significato quantomeno ambiguo, visto che tutto ciò che ha fatto poi non ne è stata che la sfacciata, impudica smentita. Stesso copione subito dopo il primo attentato e manco a dirlo dopo quest’ultimo: discorso pronunciato con la flemma di un sacerdote durante una celebrazione religiosa e coerente come una piantagione di banane sull’Himalaya. Ciò rivela l’esistenza di un programma preciso, discutibile ma preciso circa le azioni poste in essere dall’ amministrazione Trump, rispetto al quale la nostra sensazione di assistere ad una politica quantomeno schizofrenica, rivela ingenuità e miopia. Trump non è pazzo, anche se preferiremmo che lo fosse per non dover ammettere che ancora una volta il popolo sovrano non è stato all’ altezza delle proprie responsabilità e che la democrazia non è una cambiale firmata una volta per tutte. Eppure lo sfregio alle istituzioni americane era già tutto in quell’ assalto al palazzo del potere del 6 gennaio 2021, che colse di sorpresa il mondo intero ma soprattutto gli Stati Uniti, impreparati a rispondere ad un’offesa tanto grave quanto la minaccia di un colpo di stato. In fondo Trump resta un corpo estraneo nell’ architettura dell’ ordinamento americano ed è salito al potere non nell’ interesse del paese ma solo a garanzia del proprio. Godere di istituzioni democratiche nell’ America di Trump, come fu nell’ Atene del più rispettabile Pericle, non è garanzia sufficiente ad impedire il deterioramento dei valori che ne stanno alla base e che vivono come tutti nel tempo. Per Polibio lo scadimento di ogni forma di governo è inevitabile, qualunque essa sia. Converrà quindi ammettere che anche il sistema di pesi e contrappesi che tutela le istituzioni americane, può non funzionare più come un tempo e che un paese come gli Stati Uniti può essere governato da una banda di affaristi senza morale, disinteressati persino alla copertura formale delle proprie malefatte. Ma parlando di politici senza pudore la mente non può non andare a Benjamin Netanyahu, responsabile del genocidio del popolo palestinese ed ancora accolto nel consesso dei paesi cosiddetti civili senza subire le sanzioni e la condanna universale che le sue azioni meriterebbero. Trump e Netanyahu non risolveranno nell’ immediato i problemi creati in area mediorientale e questo non per incapacità o follia, ma perché la situazione di perenne instabilità depaupera, indebolisce i paesi e da sola garantisce il prevalere e lo sfruttamento dei più forti, secondo l’ etica colonialista ancora tanto cara all’ occidente.

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Giornalista pubblicista, scrittrice, critica jazz, autrice e conduttrice radiofonica, blogger, podcaster, giurisprudente (pentita), appassionata di storia, filosofia, letteratura e sociologia, in attesa di terminare gli studi in archeologia scrivo per diverse testate, malcelando sempre uno smodato amore per tutti i linguaggi ed i segni dell'essere umano