16 Marzo 2026
La censura in occidente segna la sconfitta dell’Alleanza Epstein

Di Fulvio Rapanà
Media , giornali e canali ufficiali d’informazione sono censurati o si stanno auto-censurando, su consiglio delle lobby americane e sioniste scatenate nel contrasto alla circolazione di fatti, foto, video, dal fornire all’opinione pubblica informazioni, notizie e aggiornamenti in tempo reale relativi alla situazione sul campo della guerra scatenata da Israele e Stati Uniti contro l’Iran. “La democrazia va’ difesa anche con le minacce e le intimidazioni” . Ottima piega sta prendendo l’occidente. E’ vero che circola molta roba falsa ma proprio per questo sarebbe utile la presenza e l’attività sul campo di una informazione indipendente che più di tutti Israele non vuole. Fino a cinque anni di galera per chi posta video reali sulle piattaforme. Soldati che rimuovono tutte le telecamere private dalle case e dai palazzi delle città israeliane. La situazione sul campo di guerra
Intanto aggiorniamo gli avvenimenti, uno: l’Iran ha attaccato tutte le basi e le postazioni, circa 29, che gli Stati Uniti utilizzavano in Medio Oriente. da Incirlik in Turchia, al Al Asad Iraq, la sede del comando della 5a Flotta a Juffair in Bahrain, e poi in Al-Udeid sede del comando generale USA in Qatar, la base aerea Al Salem in Kuwait, il porto di Jabel Ami negli Emirati Arabi Uniti il più importante per il rifornimento della flotta. Gli iraniani si sono concentrati particolarmente sui sistemi radar posizionati intorno all’Iran che anticipavano l’arrivo e la direzione degli ordigni lanciati di circa 15 min invece che gli attuali 1 o 2 minuti. Una parte rilevante dell’infrastruttura elettronica e di comando degli Stati Uniti, per un costo di circa 30 mld., è andata distrutta ma soprattutto è emersa la carenza delle capacità di difesa antimissile sia da parte degli americani che israeliani. Due: Lo stretto di Hormuz da cui transita il 20% del petrolio mondiale non sarà chiuso a doppia mandata ma certamente non è transitabile soprattutto perché le assicurazioni non coprono il rischio. Terzo: Il Qatar, il più grande produttore di gas mondiale ha chiuso e sigillato i pozzi come misura precauzionale, al primo drone di avvertimento che gli è piovuto addosso, e chiuso l’impianto di Ras Laffan per la produzione di GNL. Per riaprirli ci vorranno 6 mesi. Quattro: per evitare guai peggiori l’Arabia Saudita dopo il primo drone ha comunicato che Ras Tanura la più grande raffineria dell’Aramco ha sospeso qualsiasi attività sia di raffinazione che di produzione di GNL. Cinque: in termini militari due evidenze emergono : i sistemi antimissile sia Iron Dome che Patriot non funzionano contro gli attuali ordigni balistici che viaggiano a 6,7, 10 match e che arrivano millimetricamente sul bersaglio dopo che i droni hanno saturato le difese. Gli iraniani sono molto precisi nella loro missilistica e diversamente da giugno 2025 stanno utilizzando strategie e armi di offesa all’avanguardia che né gli USA né gli israeliani sospettavano.
Gli esperti americani avevano avvertito del pericolo
E’ ancora presto per avere un situazione completa e approfondita dei risvolti economici e geopolitici che questa guerra sta avendo in una area decisiva per l’economia mondiale ma possiamo verificare quelli militari. Intanto gli Stati Uniti ad oggi non hanno più una base sicura utilizzabile in tutto il medioriente. Per rifornire di carburante e armi la 5à Flotta sono costretti a tornare in India e comunque a lanciare gli attacchi da molto più lontano con costi logistici e pericoli operativi enormi. Due giorni fa un aereo cisterna americano per il rifornimento in volo è precipitato. Nei mesi scorsi in modo come sempre puntuale l’Eisenhower Media Network ( EMN) ha avvertito l’Amministrazione che i bombardamenti effettuati dagli Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Israele non sono riuscite a fermare gli Houti dal minacciare la navigazione da e per il Mar Rosso crollata del 68%. A causa delle risposte missilistiche di questi i comandanti militari americani in medioriente hanno preso atto che i missili balistici “tascabili” degli Houti montati su camion non sono eliminabili solo con l’aviazione senza inviare truppe. Trump capì l’antifona e dichiarò “unilateralmente” che era “tutto finito”. Come precisato da Bill Astore dell’ EMN prima della guerra: “attenti perché gli Houti sono un gruppo proxi sciita appoggiato dall’Iran, ma non è l’Iran!!”. Israele ha lavorato benissimo e in parallelo con le lobby americane è riuscito a convincere Trump che l’azione sarebbe durata al massimo una settimana, con la resa dello Stato Islamico gli USA avrebbero potuto mettere le mani sul petrolio iraniano, di primissima qualità, e una influenza decisiva sull’Iran che ha un ruolo cruciale per il controllo del petrolio mondiale. Sapevano che non era vero ma sono riusciti, anche con un assegnino da 250 mln. di $ della Anderson, a convincere Trump e quasi tutta l’amministrazione. Ora Netanyahu si ritrova con i missili iraniani che tutte le notti bucano il sistema antimissile e colpiscono Tel Aviv, Haifa e Gerusalemme, le basi militari e i centri di comando. Che la situazione non stia andando come previsto lo si deduce dalle minacce di Netanyahu di alzare molto il livello dello scontro.
Strategicamente l’alleanza Epstein per molti esperti, che sono o ex militari o ex dell’intelligence di alto profilo , sono concordi nell’affermare che il primo errore è stato quello di eliminare Ali Kameney che si è fatto trovare a casa per morire come martire riunendo nel lutto sciita la nazione. Avrei potuto essere stato d’accordo o meno con Papa Francesco ma se una potenza mussulmana o ebrea l’ammazza avrei chiesto vendetta. Larry Wilkinson colonnello in pensione: “ la preparazione militare è stata per uno scontro di breve durata, gli obiettivi non sono né reali né raggiungibili perché pensare di cambiare il sistema teocratico per un altro non meglio specificato e comunque subordinato a noi non è ridicolo ma tragico. Il regime si è preparando da 50 anni a questo scontro e ha accumulato una quantità enorme di armi anche tecnologicamente avanzate.”. Nonostante la censura, l’evidenza piombata in occidente riguarda il fiasco dei sistemi antimissile che avrebbero dovuto proteggere Israele, la flotta , le basi, le postazioni radar e gli interessi economici e strategici degli alleati del Golfo tutti stati spazzati via in pochi giorni con una velocità sorprendente. Anche su questo è necessario farsi aiutare da chi è dentro alla questione. Il Prof. Ted Postol del MIT e consulente del Pentagono su questioni missilistiche e nucleari: “sono molto preoccupato della piega che la guerra sta prendendo per Israele. Per gli Stati Uniti no perché qui il cambio di regime è già in corso!!. I motivi per i quali i sistemi antimissile tipo Patriot o Iron Dome non sono in grado di intercettare i missili balistici iraniani è duplice: primo: viaggiano ad una velocità fino a 15 match (quindicimila chilometri all’ora); secondo, quando picchiano sull’obiettivo espellono “esche” elettroniche esplosive che distraggono il missile intercettore e lo fanno deviare o esplodere” . La situazione sul campo è che gli alleati possono fare a pezzettini tutta l’Iran ma non sono in grado di difendersi dalle armi iraniane che probabilmente sono indirizzate al centimetro dai satelliti cinesi e russi.
Ipotesi di uscita: zero
Esclusa una invasione di terra. Israele ha un esercito professionale di 15/20.000 uomini totalmente inadatto ad una operazione di questo tipo. Trump per inviare truppe di terra, quantificabili in 100/140.000 uomini, dovrebbe chiedere l’autorizzazione al congresso che con larga maggioranza, compresi molti repubblicani, è totalmente contraria anzi lo aspetta al varco post Iran. Il territorio da occupare è in gran parte montuoso come l’Afganistan e poco si adatta, rispetto all’Iraq, ad una guerra convenzionale. Gli iraniani stanno prendendo di mira i leader politici, militari e di intelligence israeliani. Netanyahu, che non è Kameney, pare che sia quasi sempre al sicuro in volo, il fratello sarebbe morto, Ben-Gvir è grave ma a causa di un “incidente stradale”, nelle ultime ore in Israele si è diffusa la notizia che il capo del Mossad, David Barnea, è stato ucciso in un attacco missilistico che avrebbe centrato il comando centrale del Mossad. La nipote di una mia amica che vive a 30 km da Haifa ha detto che sono stabilmente da sei giorni nei bunker e che le sirene non suonano nemmeno più. Il fatto stesso che circolino informazioni vere o false danno il segno del nervosismo che ogni giorno di più coinvolge la leadership israeliana. Ritter: “La soluzione, inutile, che sta balenando nel cervello criminale di Netanyahu è quello di sganciare uno o più bombe nucleari tattiche con conseguenze realmente imprevedibili e il possibile coinvolgimento di Russia e Cina”. Su questa ipotesi si è espresso il Prof. Ted Postol: “ L’Iran non è uno stato nucleare ma è tecnicamente uno pro-nucleare nel senso che è ampiamento nelle condizioni di costruire anche in un tunnel una decina di armi nucleari tattiche in tempi brevissimi, 10/15 giorni, potrebbero averlo già fatto. Se hanno a disposizione 10 detonatori moderni abbastanza facili da acquistare sul mercato, non hanno necessità di testarle”. Non vedo freni ad una escalation della guerra. Nessuno dei due contendenti può permetterselo senza rimetterci la faccia e anche il potere. Chi rischia di più è Netanyahu che non può presentarsi alle elezioni con una soluzione interlocutoria dopo avere scatenato una guerra per abbattere il regime e disgregare etnicamente l’Iran come hanno fatto in Iraq. Non vogliono gli iraniani che stanno cogliendo l’opportunità di ridimensionare Israele e eliminare dal medioriente l’influenza e la presenza degli Stati Uniti. Come osserva Nicola Kristof sul NYT “l’unica novità che emerge da questa guerra è quella di un’ Iran come potenza regionale assoluta di sicura solidità e credibilità. I petrostati, Arabia Saudita in primis, farebbero bene a prenderne atto e realizzare una “protection change” passando dalla protezione americana/israeliana a quella dell’Iran”. Per trumpone “mala tempora currunt sed peiora parantur”.

