16 Marzo 2026
Elezioni provinciali a Frosinone, e le donne?
Elezioni a Frosinone: nessuna donna eletta, serve il voto diretto ?

Di Pierdomenico Corte Ruggiero
Distrattamente capita di leggere la notizia delle elezioni provinciali a Frosinone. Distrattamente perché dal 2014 noi cittadini non siamo più chiamati ad eleggere i nostri rappresentanti in provincia.
Ora sono i sindaci e consiglieri comunali ad avere elettorato attivo e passivo. A noi cittadini tocca essere spettatori passivi. Poi ci si lamenta dell’astensionismo…
Le lezioni provinciali sono diventate un gioco di equilibri interni tra partiti e coalizioni. Se la cantano e se la suonano.
Quindi sono elezioni un po’ in sordina, a parte alcune pompose analisi giornalistiche che descrivono una montagna pur avendo davanti, politicamente, un falsopiano.
Nel caso delle elezioni nella provincia di Frosinone, però, colpisce un dato. Non è stata eletta nessuna donna.
Premessa, non si sostiene l’obbligo di una rappresentanza femminile a prescindere dal merito.
Ciò detto è difficile, anzi impossibile, credere che nella provincia di Frosinone non ci siano donne, consiglieri o sindaci, meritevoli di sedere nel consiglio provinciale. Ovviamene si potrebbe dire che i candidati maschi sono stati più bravi nel creare consenso ed alleanze.
Però in una realtà politica declinata al maschile da decenni e con esponenti politici che ininterrottamente da decenni dettano l’agenda politica, come poteva andare diversamente?
Non resta, quindi, che una elementare considerazione: i candidati vengono scelti nelle stanze dei partiti dove evidentemente le donne non “pesano” abbastanza.
Per carità la presenza femminile in politica è sempre più diffusa. Dal vertice del governo agli enti territoriali.
Donne capaci che guidano comuni, province e regioni. Partiti.
Tutto molto bellissimo, ci sia consentita un fantozziano strappo alla grammatica, quindi? No, per niente.
Per una donna eletta sindaco o con deleghe “pesanti”, molte altre donne hanno posizioni marginali nelle giunte e nei consigli regionali/comunali.
Nelle realtà periferiche e di “provincia”, spesso ma per fortuna non sempre, è anche peggio.
In alcuni, specie piccoli, comuni della provincia di Frosinone, ma vale per tante realtà italiane, parlare di un sindaco donna è fantascienza. Sicuramente, però, grazie a donne coraggiose anche la “fantascienza” diventerà realtà.
Per le donne che fanno opposizione è ancora più dura. La cronaca, dalle varie parti d’Italia, racconta di offese, anche sessiste. Una donna che “osa” opporsi e criticare spesso viene tratta con sufficienza. Con fastidio.
Recentemente Laura Mattarella, ha giustamente ed amaramente dichiarato che la strada per la completa parità è lunga.
Troppo spesso le donne devono ancora scegliere tra famiglia e lavoro/impegno sociale/politica.
Per non rinunciare a nulla devono fare enormi sacrifici.
Fare politica significa cercare soluzioni ai problemi della comunità. Offrire risposte alle istanze della comunità.
In questo il ruolo femminile non può non essere allo stesso piano di quello maschile. Anche numericamente.
Quali soluzioni sono possibili? Iniziando dalle elezioni provinciali dove sarebbe tempo di tornare a far votare i cittadini. Con l’obbligo nel caso di due preferenze di indicare una candidata e un candidato.
La politica cerca di fuggire dalle preferenze. Soprattutto a livello nazionale. Teoricamente dicono sia necessario per evitare voti di scambio e l’infiltrazione malavitosa.
Strano però. Nelle elezioni regionali le preferenze ci sono e le regioni maneggiano decine di miliardi con annessi scandali.
I cittadini e le cittadine devono poter sempre scegliere il proprio rappresentante. La propria rappresentate.
Le candidature devono nascere dal lavoro quotidiano sul territorio non in qualche ristorante o sede di partito.
Una donna, ovviamente vale anche per gli uomini, ha il diritto di essere politicamente giudicata per il consenso e apprezzamento che riesce a costruire.
Apprezzamento che si misura in preferenze, che sono atto di fiducia.
Le donne hanno votato in Italia la prima volta nel 1946. In quel voto di donne a lungo private di ogni diritto c’erano sogni e progetti.
Una magnifica ed impegnativa eredità.
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