15 Marzo 2026
Genova, il “delitto del trapano” torna davanti ai giudici
Dopo trent’anni di indagini e piste archiviate, la Procura individua un sospettato grazie al DNA. La vittima era Maria Luigia Borrelli, uccisa nel 1995 nel centro storico.

Di Pierdomenico Corte Ruggiero
Per oltre trent’anni è rimasto uno dei casi più inquietanti e irrisolti della cronaca ligure unitamente all’omicidio di Nada Cella. Oggi il cosiddetto “delitto del trapano” – l’omicidio brutale di Maria Luigia Borrelli, avvenuto nel settembre 1995 nel centro storico di Genova – torna al centro dell’attenzione giudiziaria. La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per Fortunato Verduci, carrozziere genovese di 66 anni, ritenuto il presunto autore del delitto sulla base di nuove analisi genetiche https://www.genovatoday.it/cronaca/delitto-trapano-verduci-processo.html.
Il procedimento potrebbe riaprire definitivamente uno dei cold case più discussi della città.
Il corpo della vittima fu scoperto nella mattina del 5 settembre 1995 nel suo piccolo appartamento al civico 64 rosso di vico degli Indoratori, nel cuore del centro storico.
Borrelli, 42 anni, lavorava come infermiera ma saltuariamente si prostituiva nei caruggi per far fronte a difficoltà economiche. La scena che si presentò agli investigatori fu immediatamente descritta come particolarmente violenta.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’assassino avrebbe prima aggredito la donna e poi l’avrebbe uccisa utilizzando un trapano elettrico, con il quale venne inflitto il colpo fatale al collo. Nell’appartamento erano presenti segni evidenti di colluttazione e diverse tracce di sangue.
Dalla stanza mancavano denaro e oggetti personali, elemento che fin dall’inizio orientò gli investigatori verso l’ipotesi di una rapina degenerata.
Nei mesi successivi al delitto furono ascoltati numerosi testimoni e clienti abituali della vittima. Le indagini si concentrarono su diverse figure legate al giro della prostituzione nei vicoli del centro storico.
Negli anni successivi emerse anche il nome di un medico primario, sospettato sulla base di alcune testimonianze e di presunti segni di graffi sul corpo. Tuttavia le verifiche scientifiche effettuate anni dopo lo hanno completamente scagionato.
Con il passare del tempo il caso entrò nella lista dei grandi misteri giudiziari genovesi. L’assenza di prove definitive e le limitazioni delle tecnologie forensi dell’epoca impedirono di individuare un responsabile.
La riapertura del fascicolo è avvenuta negli ultimi anni grazie al riesame delle prove biologiche conservate dal 1995. I consulenti incaricati dalla Procura hanno estratto nuovi profili genetici da tracce di sangue e da alcuni mozziconi di sigaretta rinvenuti nell’appartamento della vittima.
Il DNA è stato confrontato con il database nazionale e ha prodotto una compatibilità familiare che ha portato gli investigatori a identificare Fortunato Verduci.
Secondo l’accusa, il suo profilo genetico sarebbe stato rilevato su diversi reperti presenti nella stanza.
Per la Procura, questi elementi indicherebbero la presenza dell’uomo nell’appartamento al momento dell’omicidio.
Il quadro investigativo delineato dagli inquirenti ipotizza che Verduci fosse entrato nell’appartamento della donna come cliente. Durante l’incontro sarebbe scoppiata una lite, forse legata a una richiesta di denaro.
L’aggressione sarebbe quindi degenerata fino all’omicidio, consumato con estrema violenza. La Procura contesta all’indagato l’accusa di omicidio pluriaggravato, con le aggravanti della rapina e della crudeltà.
Secondo gli atti dell’indagine, l’uomo avrebbe avuto all’epoca problemi economici e debiti legati al gioco.
La richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla pm Patrizia Petruzziello apre ora la fase decisiva del procedimento. L’udienza preliminare dovrà stabilire se il caso approderà in Corte d’Assise.
Nel fascicolo dell’accusa figurano numerosi testimoni e numerose perizie tecniche raccolte nel corso degli anni.
Nonostante la gravità delle accuse, Verduci non è stato arrestato. I giudici hanno ritenuto che, a distanza di oltre trent’anni dai fatti, non sussistano esigenze cautelari immediate. L’indagato finora si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Il “delitto del trapano” è rimasto per decenni una ferita aperta nella memoria della città. Nei caruggi del centro storico, dove il silenzio e la diffidenza spesso accompagnano la vita notturna, l’omicidio di Maria Luigia Borrelli è diventato il simbolo di un caso rimasto sospeso troppo a lungo.
Il processo, se verrà celebrato, potrebbe finalmente offrire una risposta giudiziaria a una vicenda che per oltre trent’anni ha attraversato la cronaca nera genovese.
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