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30 Marzo 2025

Brasile fa la storia: un ex presidente e militari alla sbarra per golpe contro la democrazia.

Che il Brasile non subisca mai più golpe. 
Che nessun generale, politico o potente osi sovvertire la volontà del popolo. 

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Di Marlene Madalena Pozzan Foschiera

Il 26 marzo 2025 è entrato nella storia — non solo del Brasile, ma del mondo. Per la prima volta dall’invasione portoghese del 1500, e nonostante il regime militare instaurato dal golpe del 1964, un ex presidente della Repubblica, Jair Bolsonaro, e alti ufficiali delle Forze Armate sono stati formalmente incriminati dalla Corte Suprema, accusati di aver orchestrato un colpo di Stato per impedire il ritorno alla presidenza di Luiz Inácio Lula da Silva. 

Bolsonaro, rifiutando l’esito delle elezioni e appoggiato da una frangia militare di estrema destra, ha tentato di sovvertire l’ordine costituzionale per rimanere al potere. Ma la Costituzione ha vinto — e con essa, la democrazia brasiliana. 

 
Un esempio per il mondo: la Costituzione come unica arma  

In un’epoca in cui molte democrazie sono sotto attacco, il Brasile dimostra al mondo che è possibile difendere le istituzioni con coraggio, rispettando lo Stato di diritto. Non sono serviti carri armati per le strade. È bastato il potere giudiziario fare il suo dovere: applicare la legge. 

Come ha affermato il ministro Alexandre de Moraes, relatore del processo: 
>“La Costituzione non può piegarsi di fronte a generali golpisti né a ex presidenti che non accettano la sconfitta. La democrazia ha vinto.” 



È un primo passo — ma enorme — per consolidare la nostra democrazia ancora giovane, segnata da colpi di Stato e regressioni. Stiamo riscrivendo la storia. E speriamo che i responsabili di questa cospirazione ricevano pene esemplari. 

 
Il complotto golpista e i suoi architetti 

Le indagini hanno rivelato che l’assalto alle sedi dei Tre Poteri, l’8 gennaio 2023, non fu un atto spontaneo di manifestanti radicali, ma un piano orchestrato nei retroscena del potere da chi occupava le più alte cariche dello Stato.

Moltissimi esecutori sono già stati condannati, con pene fino a 17 anni di carcere. Ora tocca ai mandanti: Jair Bolsonaro, i suoi collaboratori diretti e membri dell’alto comando militare. Per la prima volta nella storia, un ex presidente, un ammiraglio e tre colonnelli dell’Esercito sono imputati per cospirazione contro la democrazia

L’accusa della Procura Generale li incolpa di: 
Tentativo di abolizione violenta dello Stato democratico
– Golpe di Stato 
– Associazione a delinquere 
– Uso delle Forze Armate contro i Poteri Costituzionali
 

Come ha dichiarato Moraes durante il processo: 
“Non fu solo un tentativo, ma un’organizzazione criminale strutturata per sovvertire l’ordine democratico.”  

 
Una democrazia segnata da colpi di Stato ricorrenti 

Il Brasile ha vissuto una serie di rotture nella sua storia: 
1889: Un golpe militare proclama la Repubblica, senza partecipazione popolare. 
1937: Getúlio Vargas instaura la dittatura dell’Estado Novo. 
1964: I militari rovesciano un governo eletto, imponendo 21 anni di dittatura. 
2016: Un “golpe parlamentare-mediatico” rimuove la presidente Dilma Rousseff senza crimini accertati. 
2018: Lula, in testa nei sondaggi, viene arrestato (lawfare) e impedito di candidarsi. Assolto anni dopo, vince le elezioni nel 2022. 
2023: Nuovo tentativo di golpe per bloccare il suo insediamento. 

Uno schema ricorrente: Tutti questi golpe hanno avuto l’appoggio dell’élite economica e di una popolazione manipolata da media faziosi. Oggi, i social network senza regole moltiplicano la disinformazione, alimentando odio e minando la democrazia. 

 
Un giorno storico per il Brasile e per il mondo 

Come ha scritto il professor João César de Castro Rocha, critico letterario: 
“Il giorno in cui un ex presidente e i generali che lo hanno sostenuto vengono processati è un trionfo della democrazia costituzionale sulla barbarie autoritaria.”  

Questo processo non è solo un atto giuridico, ma un simbolo: dimostra che nessuno è al di sopra della legge, nemmeno chi ha governato il Paese o indossato la divisa dello Stato per minacciare la sovranità popolare. 

Una condanna esemplare: perché non accada mai più

Che la giustizia sia fatta. Che i colpevoli scontino pene proporzionali al crimine di aver tentato di distruggere la democrazia. Ma più della punizione, questo processo deve lasciarci un’eredità di memoria e resistenza. 

Che il Brasile non subisca mai più golpe. 
Che nessun generale, politico o potente osi sovvertire la volontà del popolo.
 

Stiamo scrivendo una nuova pagina. E il mondo sta guardando — questa volta, con rispetto per la Costituzione brasiliana.